Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

21/02/2026

L’estasi dell’ignoranza

Per quanto si tenda a distinguere tra chi è propenso alla conoscenza e chi sembra invece far di tutto per evitarla, in realtà, sostiene Mark Lilla in L’estasi dell’ignoranza (Luiss University Press, 2026), l’essere umano si trova frequentemente in balia di uno scontro di volontà, tra sete di conoscenza e desiderio di ignorare. Al tipo di essere umano (homo viator) propenso a pensare alla propria vita come a un viaggio alla scoperta di qualcosa, aspettandosi di trovare piacere e felicità in questa ricerca, si contrappone chi (homo fugiens) preferisce evitare tale sforzo considerandolo non solo inutile, ma persino dannoso. Della volontà di ignoranza si sono occupati i miti antichi, le religioni e, più in generale, le opere di immaginazione, ma ben più raramente la propensione al non voler sapere è stata affrontata in ambiti “non poetici”. Il saggio di Lilla, docente alla Columbia University e collaboratore di riviste come «New York Review of Books» e «The New Republic», intende contribuire a colmare questa lacuna.

Nella tradizione occidentale, sin dai tempi antichi, è presente una pulsione, raramente confessata, che spinge l’essere umano a non voler sapere; che si tratti di evitare notizie scomode, di difende un tabù nonostante se ne intuisca l’origine, di rifiutare una diagnosi o una responsabilità morale, non è affatto raro che l’individuo si rifugi volontariamente nell’ignoranza.

Esiste una lunga tradizione di pensiero che guarda con sospetto all’umana passione per la conoscenza e che cerca sollievo nell’evitare ogni sforzo per comprendere il mondo, ma occorre ammettere che anche chi, sul versante opposto, cerca soddisfazione nella conoscenza, di tanto in tanto, non disdegna di sgravarsi da tale imperativo accontentandosi di non sapere. «Più la verità è dura, maggiore è la tentazione di sfuggirle» (p. 144). La consapevolezza della convivenza in ogni essere umano di volontà di sapere e di non sapere, sostiene l’autore, dovrebbe frenare chi si sente appartenere alla categoria dell’homo viator dal dare giudizi sbrigativi e autocompiaciuti sull’homo fugiens come se questo rappresentasse davvero una totale alterità.

Passando in rassegna i miti antichi, come quello di Edipo, passando per Sant’Agostino, Nietzsche e Freud, Lilla ripercorre una lunga serie di fughe dalla verità esplorando le tensioni tra il desiderio e il rifiuto di conoscere e comprendere il mondo che gravano su ogni essere umano. L’autore guarda dunque alla «tendenza umana a trasformare quelle tensioni interiore in miti religiosi, contrapponendo divinità, con i loro tabù che impongono limiti alla curiosità, a esseri umani che eroicamente, seppure inutilmente, si ribellano» (p. 14).

Una parte della trattazione è dedicata alle fantasie. «Oltre al suo potere di ispirare la resistenza e prendere coscienza della realtà, la volontà di ignoranza alimenta anche l’immaginazione e fa balenare di fronte a noi illusorie realtà alternative»: dall’esistenza di una modalità segreta ed esoterica di vivere il mondo che consenta di accedere a verità nascoste extra-razionali, alla vana speranza di poter preservare una sorta di “innocenza originaria”, o di ottenerne una nuova, «libera dalla tragica conoscenza dei limiti umani, della mortalità, del male», oppure, ancora, di poter fuggire il presente tornando a un passato immaginario «libero dal peso della consapevolezza dell’irreversibilità del tempo o di compiere un balzo in un glorioso futuro in cui le virtù dei tempi passati saranno ripristinate» (p. 14).

Il volume di Lilla è stato scritto, come ricorda lo stesso autore, in un momento in cui diverse manifestazioni di resistenza al sapere si sono combinate tra loro. «Oggi non occorre cercare lontano per imbattersi in misologi che respingono il ragionamento come un gioco da sciocchi, un velo che copre le macchinazioni del potere. O in tromboni che credono di essere stati benedetti con un accesso privilegiato alla verità e scelti per far sì che viviamo alla sua luce. O in movimenti di massa fatti di santi sciocchi e bambini eterni, il cui disgusto per il presente li spinge a correre invano, a restaurare un passato immaginario. Né è difficile trovare i profeti odierni dell’ignoranza, i dotti disprezzatori del sapere che, per convinzione o per ambizione, idealizzano chi resiste al dubbio ed erige bastioni attorno alle proprie credenze. Di fronte a tutto ciò, i devoti del ragionamento e dell’indagine aperta possono cominciare a sentirsi dei profughi» (pp. 144-145).

Oltre che rivelarsi utile a comprendere meglio le radici profonde del cospirazionismo, del pensiero magico e delle semplificazioni ideologiche che attraversano la contemporaneità, L’estasi dell’ignoranza ha il merito di evidenziare tanto gli aspetti seduttivi della fuga dalla verità, quanto il prezzo che si finisce per pagare nello scegliere, consapevolmente, di non sapere.

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