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28/02/2026

Figuraccia della Francia su Francesca Albanese. Denunciato Trump per le sanzioni

Una figura di merde per Parigi e una sconfitta per Israele. La Francia alla fine ha dovuto ritirare la richiesta di dimissioni di Francesca Albanese.

Contrariamente agli annunci fatti nelle scorse settimane in parlamento dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, la Francia ha rinunciato a chiedere le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi nel corso del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu che si è tenuto nei giorni scorsi a Ginevra. Parigi, ha optato alla fine per un semplice richiamo.

Il governo francese, dopo aver montato un caso inesistente e utilizzato un video manipolato da una associazione israeliana sulle parole di Francesca Albanese ad un forum su Al Jazeera, deve essersi reso conto che chiedendo formalmente all’Onu la rimozione di Francesca Albanese rischiava di cadere nel ridicolo e di aprire una battaglia da cui sarebbe uscita con le ossa rotte. Sull’incarico della Relatrice speciale dell’Onu si sarebbe creato di fatto un confronto/scontro tra Paesi europei – e neppure tutti, perché la Spagna avrebbe probabilmente votato contro – e i paesi del Sud globale, da cui numeri alla mano sarebbero usciti vincitori questi ultimi che sostengono invece la Relatrice speciale dell’ONU. La richiesta di rimozione di Francesca Albanese della Francia aveva trovato il sostegno dei governi di Italia, Estonia, Lettonia, Paesi Bassi, Ungheria ma era evidente che non sarebbe passata. In Europa c’è servilismo verso Israele, nel resto del mondo molto meno. 

Il Comitato ONU del resto aveva già respinto la richiesta di dimissioni di Francesca Albanese parlando di “attacchi politicamente motivati, basati sulla disinformazione, contro chi documenta crimini e violazioni”.

“Invece di chiedere le dimissioni della signora Albanese per aver svolto il suo mandato in circostanze molto difficili, inclusi intimidazioni persistenti, attacchi personali coordinati e sanzioni unilaterali illegali, questi rappresentanti del Governo dovrebbero unire le forze per ritenere responsabili, compreso davanti alla Corte Penale Internazionale, leader e funzionari accusati di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza, invece di incoraggiare o difendere le azioni illegali del governo di Israele”, avevano scritto gli esperti dell’Onu.

Ma la famiglia di Francesca Albanese, giustamente, è passata anche all’offensiva facendo causa a Trump e a diversi alti funzionari dell’amministrazione Usa per le sanzioni emesse contro la Relatrice speciale dell’Onu.

Dopo un anno di sanzioni, conti bloccati, killeraggio economico feroce e inumano l’impossibilità persino di offrirle un caffè, il marito di Francesca Albanese Massimiliano Cali e il figlio della relatrice per i territori palestinesi occupati hanno deciso di portare in tribunale l’uomo più potente del mondo per avere giustizia e tornare ad avere una vita normale.

La famiglia allora si è presentata al Tribunale distrettuale di Columbia e ha messo nero su bianco le violazioni dei diritti garantiti dal primo, quarto e quinto emendamento.

Lo hanno accusato di aver sequestrato i suoi beni senza alcun processo né possibilità di difesa.

In una parola: la famiglia Albanese ha dichiarato quelle sanzioni “incostituzionali”. 

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