Il caso Epstein continua a produrre una doppia vertigine. Da un lato, l’elenco delle relazioni, che attraversa politica, finanza, diplomazia, accademia, monarchie. Dall’altro, la persistenza dell’impunità, che appare non solo come lentezza giudiziaria, ma che ci pone davanti alle strutture perverse del potere, a un problema di genere e di sfruttamento.
Qui voglio concentrarmi sulla parte più squisitamente politica. La contesa sull’accesso ai file integrali e la discussione sui criteri di oscuramento delle carte rese pubbliche. Questo movimento ha rimesso al centro un’ipotesi già circolante da anni che entra nei rapporti tra Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell e ambienti di intelligence, con un riferimento ricorrente ai servizi israeliani.
Il punto di origine. L’anomalia giudiziaria della Florida
Il primo nucleo giudiziario del caso esplode tra il 2005 e il 2006 a Palm Beach, in Florida. La polizia locale avvia un’indagine dopo la denuncia dei genitori di una quattordicenne. L’inchiesta porta alla raccolta di decine di testimonianze di ragazze minorenni. I verbali descrivono uno schema stereotipato fisso: reclutamento tramite coetanee, promesse di denaro, massaggi trasformati in atti sessuali e pagamenti in contanti.
Secondo i documenti investigativi citati dalla stampa statunitense degli anni successivi, la polizia di Palm Beach aveva identificato oltre trenta minori coinvolte. Il dossier venne trasmesso all’ufficio del procuratore federale con l’ipotesi di capi d’accusa per traffico sessuale di minori, reati che avrebbero comportato pene detentive molto lunghe e severe.
Nel 2008, però, la procedura si conclude con un accordo extragiudiziale. Epstein si dichiara colpevole davanti alla corte statale della Florida per reati minori legati alla prostituzione e al favoreggiamento. L’accordo esclude le accuse federali più gravi e concede immunità a potenziali co‑cospiratori.
La pena concordata consiste in diciotto mesi di detenzione in una struttura della contea, con regime di lavoro esterno per gran parte della giornata. Durante la detenzione, Epstein continua a frequentare il proprio ufficio e a ricevere visite. Questa soluzione giudiziaria, già allora, appare sproporzionata rispetto al numero delle vittime e alla natura dei reati descritti negli atti di polizia. Non esistono casi di patteggiamenti così favorevoli per quel genere di reati.
Tra le sopravvissute più note compare Virginia Giuffre, che negli anni successivi accuserà Epstein e altri uomini potenti di abusi e traffico sessuale. La sua testimonianza diventerà centrale in procedimenti civili negli Stati Uniti e nel Regno Unito, compresa la causa contro il principe Andrea. Nel luglio 2019, a New York, Epstein viene arrestato con accuse federali di traffico sessuale di minori e cospirazione. L’atto di accusa descrive un sistema organizzato tra Manhattan e la Florida, con ragazze minorenni reclutate e trasportate per incontri sessuali a pagamento.
Il 10 agosto 2019 Epstein viene trovato morto nella cella del Metropolitan Correctional Center di New York, in circostanze classificate come suicidio (qui ovviamente le ipotesi sono infinite e i dubbi anche) dalle autorità. La morte interrompe il processo penale, lasciando aperte numerose azioni civili.
Nel 2021, a New York, Ghislaine Maxwell viene condannata da una corte federale per traffico sessuale di minori e cospirazione. La giuria la riconosce colpevole per il ruolo di reclutamento e gestione delle vittime negli anni Novanta e nei primi Duemila. Nel 2022 riceve una condanna a vent’anni di carcere federale.
Nei materiali citati dalla stampa italiana compare anche un episodio spesso richiamato nella pubblicistica anglosassone. L’ex procuratore Alex Acosta avrebbe riferito di aver ricevuto indicazioni informali legate a circuiti di intelligence. Nei documenti discussi nel febbraio 2026, questa linea si intreccia con un rapporto dell’FBI del 2020 che riferirebbe la convinzione di una fonte confidenziale circa legami tra Epstein e l’intelligence israeliana.
Il padre di Ghislaine
Robert Maxwell, nato Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch nel 1923, incarna la figura del demiurgo capace di integrare l’accumulazione di capitali con il servizio verso lo Stato di Israele. La sua biografia testimonia una transizione dal valore d’uso al valore di scambio delle informazioni strategiche.
Maxwell fuggì dall’occupazione nazista nella nativa Cecoslovacchia. Egli ottenne la Military Cross per prestazione d’opera bellica presso l’esercito britannico. Raggiunse il grado di capitano.
Il patriarca Maxwell stabilì il precedente per l’assetto operativo della rete epsteiniana. Maxwell operò quale mediatore cruciale durante la guerra arabo-israeliana del 1948. Egli coordinò i contatti con i vertici comunisti cecoslovacchi. Tale intervento facilitò il trasferimento di componenti aeronautiche e armamenti alle forze israeliane.
L’assistenza militare cecoslovacca risultò determinante. Essa garantì il conseguimento della supremazia aerea. Tale atto costituì il fondamento del suo credito politico presso l’establishment di Tel Aviv.
Maxwell estese le proprie prerogative operative al dominio della sorveglianza digitale primitiva. Egli facilitò la diffusione del software PROMIS. Lo strumento conteneva una porta d’accesso occulta destinata all’intelligence israeliana. Maxwell cedette la versione alterata a istituzioni quali i Sandia National Laboratories negli Stati Uniti. Tale operazione permise a una potenza straniera di monitorare dati sensibili relativi alla sicurezza nazionale.
Egli impiegò figure quali il senatore John Tower per agevolare tali transazioni commerciali. La missione di Maxwell definì l’uso di veicoli commerciali come piattaforme per la raccolta di informazioni strategiche.
La morte di Maxwell assunse i connotati di un evento di Stato. Essa avvenne nel 1991 nelle acque delle Canarie, in circostanze che alimentarono esegesi speculative. La cerimonia funebre sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme vide la partecipazione dei vertici politici israeliani. Parteciparono sei ufficiali dei servizi segreti. Yitzhak Shamir dichiarò: “Ha fatto per Israele più di quanto si possa dire oggi”. (Shamir, Elogio funebre, 1991).
Ghislaine Maxwell ereditò questo capitale sociale immenso. Ella giunse a New York quale depositaria di un’eredità di intelligence collegata al Deep State.
L’organizzazione di Epstein e i Maxwell
L’ingresso di Jeffrey Epstein nell’orbita dei Maxwell segnò la sintesi tra i metodi clandestini e la finanza globale. Leslie Wexner fornì il motore economico primario. Egli concesse a Epstein la procura generale sui propri beni.
Epstein divenne figura centrale nel Mega Group. Tale collettivo di miliardari si dedicava alla difesa degli interessi strategici israeliani negli Stati Uniti. Il gruppo operava quale veicolo per operazioni di influenza. Esso mirava ad allineare la politica estera di Washington alle necessità di Tel Aviv.
L’operazione Epstein-Maxwell mirava alla raccolta metodica di materiale compromettente. La documentazione delle trasgressioni creava un debito di segretezza. Tale leva condizionava le decisioni politiche. L’accordo di non perseguibilità del 2008 costituisce l’esemplificazione del privilegio.
Come abbiamo visto, Alex Acosta riferì di aver ricevuto istruzioni di desistere. Egli affermò che Epstein apparteneva all’intelligence. La protezione garantita suggerisce un’immunità tipica degli asset la cui esposizione minaccerebbe la stabilità di interessi statali superiori.
L’asse Ehud Barak, tra cybersecurity e diplomazia ombra
Ehud Barak rappresenta la massima espressione dell’apparato militare e politico israeliano inserita nel network epsteiniano. Egli conseguì i gradi apicali dell’esercito. Ricoprì la carica di Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane. Barak ascese alla guida del governo quale Primo Ministro tra il 1999 e il 2001. Successivamente esercitò le funzioni di Ministro della Difesa fino al 2013.
La relazione tra Barak e Jeffrey Epstein superò il limite della frequentazione sociale. Epstein fungeva da consulente finanziario di fiducia. Egli operava quale intermediario per l’accesso a network finanziari esclusivi.
La corrispondenza rivela brani di diplomazia sotterranea. Epstein coordinava incontri con leader mondiali. Egli agiva come un sounding board per le ambizioni economiche di Barak dopo il termine del mandato politico. Barak sollecitava il parere di Epstein per transazioni relative alla società Apollo Global Management. Egli riceveva sostegno per l’istituzione di attività di consulenza globali.
Il nesso operativo tra i due si consolidò nel dominio della cybersecurity. Essi collaborarono nella startup Reporty Homeland Security, ora denominata Carbyne. Tale impresa sviluppa tecnologie avanzate per la gestione delle chiamate di emergenza e l’identificazione dei soggetti. Epstein finanziò gran parte dell’investimento milionario formalmente intestato a Barak. Tale assetto ha garantito a Israele il controllo su infrastrutture civili estere.
La collaborazione suggerisce una convergenza tra l’intelligence di Stato e l’impresa privata nel controllo dei flussi informativi. Un documento investigativo dell’FBI del 2020 introduce elementi di estrema gravità. Una fonte umana riservata espresse la convinzione che Epstein fosse un agente cooptato dall’intelligence israeliana.
Il rapporto menziona un addestramento specifico ricevuto da Epstein sotto la supervisione diretta di Ehud Barak. I file del 2026 attestano oltre sessanta incontri tra il 2010 e il 2019. Barak visitava la residenza di Manhattan con il volto parzialmente occultato. Benjamin Netanyahu ha cavalcato tali evidenze per colpire il prestigio dell’avversario. Egli ha affermato che la relazione prova il coinvolgimento di Barak in narrazioni mediatiche false per indebolire il governo.
Ghislaine, l’erede della missione clandestina
Ghislaine Maxwell, la figlia minore di Robert, assunse il ruolo di depositaria del capitale sociale e spionistico del padre. Ella crebbe in un ambiente di privilegio presso la magione di Headington Hill Hall a Oxford. Giunse a New York nel 1991 per curare gli interessi paterni nel settore dei media. La sua presenza negli Stati Uniti coincise con il collasso dell’impero Maxwell e la morte del patriarca.
L’incontro con Jeffrey Epstein avvenne nel 1991 su Madison Avenue. Maxwell non agì quale semplice compagna. Ella operò quale facilitatrice strategica, infatti possedeva le chiavi d’accesso dell’alta società europea e britannica. Epstein necessitava di tale legittimazione per accreditarsi presso le oligarchie globali.
Maxwell coltivò i traffici del finanziere con lucida intelligenza. Dagli atti processuali emerge che Ghislaine manipolava la psiche delle vittime offrendo il conforto di una figura materna. Le carte dell’inchiesta rivelano che Maxwell si metteva a nudo con le ragazze per abbassarne le difese. Potremmo dire una metodologia da “spia”, da manuale dei servizi.
L’ipotesi di un coinvolgimento strutturale con il Mossad trova fondamento in molteplici evidenze testimoniali. Ari Ben-Menashe, già ufficiale dell’intelligence israeliana, ha dichiarato che Maxwell ed Epstein operavano per i servizi di Tel Aviv sin dagli anni Ottanta. Maxwell avrebbe agito quale “operative” dedicata alla raccolta di informazioni tramite il ricatto sessuale. Tale metodica ricalca le operazioni di influenza paterne basate sulla vulnerabilità dei decisori politici.
L’assetto familiare dei Maxwell rafforza tale prospettiva. Le sorelle di Ghislaine, Christine e Isabel, prestano servizio in organizzazioni legate o finanziate dallo Stato israeliano. Jeffrey Epstein riferì a collaboratori che Robert Maxwell era stato eliminato dai servizi segreti israeliani per aver tentato un ricatto ai danni dell’agenzia.
In tale contesto, Ghislaine Maxwell appare come un asset cooptato. Ella garantiva la persistenza della rete di influenza israeliana nel cuore del potere statunitense.
Epstein e Israele: evidenze ed esegesi dell’influenza
Il nesso con lo Stato di Israele si manifesta attraverso un aggregato di dati eterogenei. Alcune evidenze assumono la consistenza del fatto pubblico, suffragate da fonti costanti e da prove evidenti. Altre risultanze indicano una prossimità tra attori e contesti. Un ambito ulteriore pertiene alla congettura, alimentata dalla protezione garantita al finanziere. Per farne una disamina rigorosa, ma, ci tengo a specificarlo, ancora molto provvisoria, occorre, a mio avviso, distingue alcuni livelli per analizzarne le interconnessioni.
Il primo livello di indagine riguarda la genealogia dei Maxwell. Robert Maxwell ricevette in Israele esequie equiparate a un saluto di Stato. Il Washington Post descrisse nel 1991 una celebrazione riservata agli eroi nazionali. All’evento presenziarono le massime autorità del Paese. La stampa israeliana ha ricordato l’elogio funebre di Yitzhak Shamir. Lo statista affermò che Maxwell aveva agito per Israele “oltre quanto fosse possibile rivelare”. Tale onorificenza segnala un credito politico effettivo. Essa attesta un’intimità rivendicata dall’opinione pubblica del tempo.
Il profilo del patriarca condiziona l’esegesi della figura di Ghislaine Maxwell. La biografia di Robert Maxwell è stata associata a sospetti di collaborazione con molteplici agenzie di sicurezza. La cronaca riferì domande circa il coinvolgimento del Mossad nella sua scomparsa. Tale materiale definisce il contesto storico del soggetto. Ghislaine Maxwell crebbe in un ambiente dove il potere e la protezione costituivano categorie dell’esistenza quotidiana.
Il secondo piano concerne le relazioni documentate tra Epstein e vertici politici israeliani. Risulta centrale la figura di Ehud Barak. Numerose testate hanno attestato rapporti personali e d’affari proseguiti oltre la condanna del 2008. Times of Israel riportò che Epstein operò come partner di Barak fino al 2015. Un’inchiesta di Forbes del 2026 ha analizzato il ruolo di Barak nell’operazione che permise a Epstein di investire in Reporty, società ridenominata Carbyne.
Un ex capo di governo facilita l’ingresso di un pregiudicato in un’impresa strategica per la sicurezza pubblica. Questa evidenza delimita un riferimento strategico oggettivo.
La pertinenza dell’atto risiede nelle possibilità che esso genera. Un investimento simile apre canali di relazione con i funzionari. Esso offre l’accesso a reti economiche. Tale manovra produce un capitale reputazionale utile a ridurre la tossicità sociale di Epstein. La politica esercita una funzione di riabilitazione anche in assenza di una regia occulta.
Il terzo ambito riguarda i legami finanziari tracciati nei documenti pubblici. Epstein finanziò organizzazioni collegate alle forze armate israeliane. Le testate citano i trasferimenti verso Friends of Israel Defense Forces e Jewish National Fund. Questo dato indica un interesse verso i circuiti di sostegno che collegano la filantropia allo status politico negli Stati Uniti. L’evidenza definisce un campo di relazioni tramite cui il soggetto acquisisce legittimazione.
Il quarto piano analizza la riattivazione dell’ipotesi Mossad. La stampa internazionale adotta formule caute. Al Jazeera descrive elementi che hanno alimentato l’idea di un legame strutturale con i servizi segreti. Il Times cita un confidente dell’FBI convinto di una cooptazione avvenuta nel 2020. Altre fonti presentano Epstein come un soggetto utile.
L’Associated Press ha sintetizzato nel 2026 le conclusioni investigative dell’FBI. Esistono evidenze sulla sussistenza degli abusi e sulla cooperazione con Maxwell. Risultano invece deboli i riscontri per una rete di traffico destinata a figure apicali. Questa assenza di prove spendibili in sede penale convive con una vasta prossimità sociale. Tale coesistenza alimenta le congetture di intelligence. La vicenda appare segnata da indulgenze procedurali e cadute di attenzione e ricordiamo anche che 3 milioni di mail sono ancora secretate.
Il quinto livello pertiene ai documenti civili. Le deposizioni nel contenzioso Giuffre contro Maxwell descrivono una rete di reclutamento. Reuters ha evidenziato la potenza di tale massa documentale. Gli scambi interni restituiscono la costanza del controllo sulle vittime. Essi confermano il ruolo di Maxwell come organizzatrice.
Un’email attribuita a Maxwell appare confermare l’autenticità della fotografia con il principe Andrea. Il Guardian ha riportato il contenuto della bozza di dichiarazione. Questo dato incide sulla credibilità delle sopravvissute. La propaganda contraria lavora sullo screditamento della persona offesa. Essa mira a saturare lo spazio pubblico di dubbi. Tale processo trasforma la prova in oggetto di dileggio.
Il nodo Israele acquista una fisionomia definita. Esistono relazioni documentate con Ehud Barak. Si registrano investimenti in tecnologia e onori concessi a Robert Maxwell. Le testimonianze rilanciate dai media puntano verso il Mossad. Naftali Bennett ha respinto con fermezza l’ipotesi di legami con l’intelligence israeliana.
Epstein appare come un intermediario che accumula valore tramite la compromissione. Tale figura risulta utile a molteplici poteri. La storia della sua protezione suggerisce l’apertura di numerose porte. Le relazioni con Israele sono dimostrabili nella portata politica ed economica. Un mandato operativo richiederebbe documenti quali ordini o pagamenti tracciati. Risulterebbe necessaria la presenza di rapporti interni.
La tesi della regia unica costituisce una semplificazione e scarica la responsabilità su una singola entità. Il caso Epstein richiede l’analisi delle forme concrete del potere. È necessaria l’attenzione ai flussi di denaro e alle reti di relazione. Risultano determinanti le protezioni giudiziarie e i vantaggi ottenuti dai predatori quando la società premia lo status e il segreto.
La foto di apertura ritrae Ghislaine Maxwel, tenutaria del “Bordello Epstein” – dove pedofilia, stupri di minorenni, omicidi e cannibalismo erano la regola – che parla in una assemblea dell’Onu addirittura di “diritti umani”. Se si vuol capire la portata e la potenza di fuoco del “sistema Mossad” questa foto è un punto di partenza.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
14/02/2026
Il caso Epstein e il coinvolgimento di Israele. Ipotesi iniziali
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