L’onda nauseabonda degli Epstein files comincia a seminare il panico in Europa, mentre negli Stati Uniti l’intero establishment – quello pro e quello contro Trump – prova ancora a resistere cercando di scaricare sul competitor il maggior peso dello scandalo.
In Gran Bretagna, però, questa pur evanescente possibilità non esiste più, visto che sia i laburisti – si fa per dire... – che i conservatori sono al minimo dei consensi storici, mentre avanza una destra neonazista (quella accolta con tutti gli onori da Salvini al suo ministero) e, sul fronte opposto, il buon Jeremy Corbin si riaffaccia sulla scena dopo aver subito di tutto da Keir Starmer e la sua pattugli di bastardi senza onore.
Proprio l’inner circle di Starmer è stato toccato direttamente dalla pubblicazione di una parte dei documenti del finanziere pedofilo, nonché terminale del Mossad israeliano.
Il primo ministro Starmer ha dovuto acconsentire a rivelare il processo di verifica utilizzato dal Partito Laburista, al governo, per approvare la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti nel dicembre 2024, quando i suoi rapporti “strettissimi” con Epstein erano già noti.
La pubblicazione di fotografie dello stesso Mandelson in per nulla diplomatiche mutande a fianco di una giovanissima ragazza in accappatoio, scattata nell’ormai famosa megavilla nei Caraibi ha concretizzato “le voci” e reso necessarie le sue dimissioni.
A quel punto, però, la domanda politica è diventata: “chi e perché lo aveva messo lì?”. Mandelson era sicuramente uno esperto, visto che aveva già ricoperto il ruolo di ministro degli esteri, ma era anche l’ultimo che si potesse scegliere per gestire quotidianamente i rapporti tra Londra e l’amministrazione Trump (a sua volta iperfotografato con ragazzine nella stessa villa). Praticamente il cuore della politica occidentale...
Oltretutto, l’ultima diffusione di file ha dimostrato che Mandelson aveva mantenuto quei rapporti anche dopo che Epstein aveva scontato una prima condanna, nel 2008, per “favoreggiamento della prostituzione minorile”.
Ma la cosa più “scandalosa”, da punto di vista della credibilità come funzionario dello Stato, è che Mandelson – quando, nel 2009, era ministro del Commercio – nell’evoluzione della crisi finanziaria del 2008 aveva anticipato al finanziere le mosse che sarebbero state fatte nella gestione del debito pubblico e dei salvataggi bancari, così da permettere a Epstein guadagni facili e giganteschi (in cambio, ovviamente, di una parte di quegli extraprofitti straordinari).
Il 9 maggio 2010, Mandelson aveva scritto a Epstein: “Fonti mi dicono bailout da 500 miliardi di euro, quasi completo [sic]”. La mattina dopo, i governi europei approvarono un salvataggio da 500 miliardi di euro per le banche dopo la crisi finanziaria globale. Chi ne era stato informato prima aveva potuto comprare azioni di quelle banche a prezzo stracciati e poi rivenderle – molto rivalutate – dopo il “salvataggio”.
Giovedì, Starmer si è scusato con le vittime di Epstein per aver nominato Mandelson ambasciatore negli USA nonostante conoscesse i suoi legami con il finanziario screditato. “Era noto da tempo pubblicamente che Mandelson conoscesse Epstein, ma nessuno di noi conosceva la profondità e l’oscurità di quella relazione”, ha provato a cincischiare.
Mandelson, 72 anni, era un veterano politico laburista presente nei gabinetti di Tony Blair e Gordon Brown dal 1997 al 2010. Le sue dimissioni anche dal partito, comunque, non hanno interrotto la frana. Anzi.
Dovendo spiegare come si era arrivati alla sua nomina come ambasciatore negli Usa, pur sapendo benissimo che era un “uomo di Epstein”, Starmer ha dovuto scaricare il suo capo di gabinetto (un equivalente del nostrano “sottosegretario alla presidenza del Consiglio”), ovvero l’uomo che cura i dossier più importanti su cui poi il primo ministro decide.
Il Times, sabato, ha riportato che Starmer aveva ricevuto soltanto una nota di due pagine dal team “per la correttezza e l’etica” dell’Ufficio di Gabinetto. Morgan McSweeney, ancora molto giovane ma un serpente velenoso come pochi, ha dovuto così rassegnare le dimissioni da Capo di Gabinetto, lasciando Starmer privo di altri “scudi” altrettanto credibili.
Molti parlamentari laburisti lo stanno ora accusando di essersi mosso tardi e di aver gestito male la questione, oltre a quelle più generali sull’azione di governo. Benché in forma anonima, diversi giurano di non essere più disposti a sostenerlo. La fine del governo sembra quindi prossima.
McSweeney non era solo un “fedele esecutore”, però. Tutti gli avevano riconosciuto il dubbio “merito” di essere l’ispiratore del “ritorno al centro” del partito, dopo aver orchestrato e condotto una campagna di diffamazione pubblica contro il segretario precedente, quel Jeremy Corbin filo-palestinese e pro politiche di welfare che gli affaristi della City, e soprattutto gli Stati Uniti – quando ancora c’era Joe Biden, sottolineiamo – proprio non potevano sopportare come possibile primo ministro dopo la catastrofica caduta dei conservatori (che avevano cambiato in pochi anni più premier che vestiti).
Naturalmente l’accusa decisiva verso Corbyn era stata “l’antisemitismo”, col supporto entusiasta di tutte le componenti del sionismo anglosassone. Un’accusa falsa ma fortemente sponsorizzata. Che oggi appare ridicola di fronte a quelle verissime che escono dai file di Epstein, non per caso sionista e razzista.
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