Il rapporto su “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia – Anni 2005-2024”, elaborato congiuntamente da Istat e Banca d’Italia, ci dice che il portafoglio degli italiani gode di ottima salute... se consideriamo solo i valori nominali e l’ultimo anno. Al contrario, sul lungo periodo e sul potere d’acquisto fotografa il fallimento di centrodestra e centrosinistra.
La ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto, nel 2024, la cifra di 11.732 miliardi di euro. Rispetto al 2023 ha segnato un aumento del 2,8%, che però è ben lontano dal promettere il recupero dell’inflazione degli anni precedenti. La ricchezza a prezzi costanti risulta ancora inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli del 2021.
Nello studio si legge che “in rapporto al reddito lordo disponibile, la ricchezza netta è rimasta stabile rispetto al 2023 (8,2), tra i valori più bassi del periodo 2005-2024”. Il messaggio è che, in sostanza, il colpo inferto dalla fiammata inflattiva del 2022 non è stato riassorbito, e i segnali attuali non sembrano incoraggianti in questo senso, soprattutto se vediamo come la dinamica dei prezzi sta colpendo soprattutto le fasce meno abbienti.
La crescita del 2024, inoltre, è stata sostenuta da due motori principali. Il primo è la crescita del valore delle abitazioni: un dato che può trarre in inganno, perché parliamo di una ricchezza di cui non si può disporre immediatamente. La casa, chi vive del proprio lavoro, la abita, non la “smercia” sui mercati. La crescita dei valori immobiliari (che ha a malapena recuperato il livello raggiunto prima della crisi del debito sovrano) aiuta sostanzialmente chi ci vuole speculare sopra.
Il secondo motore sono state le attività finanziarie, balzate in avanti del 3,6%, trainate dal vento favorevole “dell’andamento positivo dei prezzi delle quote di fondi comuni, dei titoli e delle riserve assicurative”, si legge nella sintesi sul sito dell’Istat. Ciò è dovuto ad anni di alti tassi d'interesse, ma rappresenta anche un’ulteriore finanziarizzazione che potrebbe giungere al limite di una bolla pronta ad esplodere. Non si tratta dunque di ricchezza reale, ma di codici sui server che potrebbero svanire da un momento all’altro.
Senza voler generare allarmismo, bisogna sottolineare come rispetto all’aumento del rischio, le famiglie italiane possano ancora contare su una larga ricchezza proveniente dalla casa di proprietà (il valore delle abitazioni sul totale della ricchezza netta è vicino al 50%). Un bene rifugio che permette ancora di rimanere a galla, ma che non può risolvere il problema della spesa giornaliera.
Ci sono poi problemi legati a un patrimonio che, comunque è distribuito in maniera fortemente diseguale, e anche il fatto che le famiglie più giovani sono quelle che fanno più fatica ad accumulare risparmio, non potendo magari contare su redditi da lavoro adeguati. Insomma, il passato del paese lo fa ancora respirare, ma il futuro sembra dovrà essere vissuto in apnea da intere generazioni.
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