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01/02/2026

Panama - La Corte Suprema annulla le concessioni dei porti alla CK Hutchinson di Hong Kong

La Corte Suprema di Panama ha stabilito che la concessione dei porti di Balboa (lato Pacifico) e Cristobal (lato Atlantico) alla compagnia CK Hutchinson è incostituzionale. La decisione, arrivata nella tarda serata di giovedì, segna un passaggio centrale nel braccio di ferro sul Canale che si è aperto più o meno un anno fa tra Washington e Pechino.

Al centro della disputa c’era un contratto della Panama Ports Company (PPC), sussidiaria del gruppo di Hong Kong. La PPC, negli anni Novanta, aveva stipulato un contratto per la gestione dei terminal in questione, che si è rinnovato automaticamente nel 2021. Secondo la Corte panamense, gli atti alla base della concessione violano la Costituzione del paese.

Tra i motivi addotti dai giudici ci sono anche irregolarità fiscali. Infatti, l’equivalente della Corte dei Conti di Panama afferma che la società cinese non avrebbe versato le tasse dovute, con errori contabili che avrebbero causato al paese centro-americano una perdita di circa 300 milioni di dollari dal rinnovo del 2021 e di ben 1,2 miliardi di dollari durante i primi 25 anni del contratto.

Il Presidente di Panama, José Raúl Mulino, ha sostenuto apertamente che tali contratti fossero contrari agli interessi del paese. La sentenza non è però semplicemente un pronunciamento giudiziario, ma è il risultato di uno scontro politico in cui gli Stati Uniti hanno fatto pesanti pressioni su Panama, fino a ottenere di farci tornare in pompa magna persino i propri militari.

Appena arrivato alla Casa Bianca, Trump aveva sollevato il nodo del Canale, a suo avviso controllato dal Partito Comunista Cinese (in questo caso, da una società di Hong Kong, che non è esattamente la stessa come dovrebbe sapere bene The Donald) che lo usava come arma contro gli interessi stelle-e-strisce.

Le sollecitazioni avevano portato infine la CK Hutchinson a vendere la gestione di vari porti a una cordata guidata da Blackrock e MSC, ma Pechino aveva fermato la transazione attraverso un provvedimento dell’Antitrust. Lo stallo è stato superato per iniziativa panamense, ma è chiaro che questa è stata dettata dalle minacce della nuova dottrina Monroe di Washington, il cui risultato si è già visto col rapimento del presidente del Venezuela Nicolas Maduro.

Con questa nuova evoluzione, la CK Hutchinson perde un suo asset fondamentale. Dalla società hanno immediatamente dichiarato che la sentenza è “priva di fondamento giuridico e mette a repentaglio non solo la PPC e il suo contratto, ma anche il benessere e la stabilità di migliaia di famiglie panamensi che dipendono direttamente e indirettamente dall’attività portuale”.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha affermato che il governo “adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare con risolutezza i diritti e gli interessi legittimi delle aziende cinesi”. Ma è innegabile che, per ora, l’amministrazione Trump sembra essere riuscita a strattonare il Dragone e a ottenere quel che voleva.

Difatti, con la sentenza il piccolo paese americano è ora costretto a ristrutturare una parte importante delle sue operazioni portuali legate al Canale, dove passa un terzo delle merci globali, di cui un quinto è Made in China. Dovrebbero essere indette nuove gare d’appalto, aprendo la strada a operatori che potrebbero essere più graditi a Washington. Il governo panamense, inoltre, ha già bandito un’asta per la costruzione di altri due porti e di un nuovo gasdotto strategico.

Tutti settori in cui le compagnie stelle e strisce potrebbero farla da padrone, segnando una nuova ondata neocoloniale in linea con il dominio sull’emisfero occidentale che Trump ha dichiarato essere al centro della propria politica estera.

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