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01/02/2026

Gaza - Uccisi 32 palestinesi in un solo giorno di bombardamenti israeliani. La tregua è un inganno

Continuare a parlare di cessate il fuoco e “piano per Gaza” è una menzogna sanguinosa. Il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato che 29 palestinesi (saliti a 32 nelle ultime ore) inclusi bambini, sono stati uccisi e decine sono stati feriti in continui bombardamenti israeliani dall’alba di sabato, sabato 31 gennaio, in varie aree della Striscia.

Dall’inizio della tregua a ottobre 2025 sono ormai quasi 500 i palestinesi uccisi dai militari di Israele, mentre l’offensiva israeliana a Gaza dal 7 ottobre 2023 ha ucciso più di 71mila palestinesi, con un bilancio destinato a salire, e le stesse autorità israeliane hanno ammesso solo ora – dopo averle negate per oltre due anni – che questa stima è giusta.

L’esercito israeliano ha preso di mira una stazione generale della polizia nel quartiere Sheikh Radwan, provocando 13 morti e case distrutte nel quartiere di Al-Nasr, i bombardamenti israeliani hanno incluso anche campi di sfollati a Mawasi Khan Yunis, nel sud.

Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas, secondo quanto riferisce Al Jazeera, ha affermato in una dichiarazione che le accuse israeliane sulla violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del movimento sono false, “e costituiscono una giustificazione per i massacri contro il nostro popolo”

Hamas ha aggiunto che il continuo bombardamento delle forze armate israeliane sulla Striscia di Gaza e il nuovo massacro sono un crimine brutale e una flagrante violazione dell’accordo di cessate il fuoco.

L’esercito di occupazione israeliano ha dichiarato di aver attaccato 4 leader e militanti di Hamas e della Jihad Islamica in tutta la Striscia di Gaza in risposta a quella che ha definito una violazione dell’accordo di cessate il fuoco, e ha sottolineato che l’ondata di attacchi aerei su Gaza continuerà ed è in risposta a eventi pericolosi avvenuti negli ultimi due giorni.

Il Times of Israel riferisce che, secondo la versione dell’esercito, i bombardamenti sono stati lanciati dopo che venerdì otto uomini armati sono emersi da un tunnel a Rafah, nel sud di Gaza. L’IDF ha dichiarato che tre di essi sono stati uccisi e un quarto, descritto come un comandante di Hamas, è stato catturato.

I bombardamenti hanno colpito aree popolate, centri civili e presumibilmente rifugi sicuri per gli sfollati. Secondo i dati forniti dai media locali, gli obiettivi sono concentrati all’interno della cosiddetta “linea gialla”, cioè aree fuori dal controllo dell’esercito israeliano, che ora include la popolazione più numerosa della Striscia di Gaza, dopo ripetuti esodi forzati.

Il genocidio della popolazione palestinese a Gaza – ma anche in Cisgiordania – non è affatto terminato ma viene solo ignorato dai mass media e dalla politica che alla prima occasione – l’inganno della tregua e del Piano Trump – hanno semplicemente spento i riflettori, tolto la Palestina dall’agenda politica e riavviato il meccanismo che consente l’impunità a Israele. È una operazione che va contrastata con forza.

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Palestina, Francesca Albanese, ha affermato che ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza non può essere descritto come una tregua umanitaria, sottolineando che “non c’è mai stata una tregua”, alla luce delle continue uccisioni e bombardamenti da parte di Israele, e dell’assenza delle necessità più fondamentali per la vita.

Albanese ha aggiunto che la crisi a Gaza è diventata piuttosto chiara, ma il più grande ostacolo alla sua fine è, secondo lei, il sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati a Israele, considerando che Tel Aviv è parte integrante della politica americana in Medio Oriente e che ciò che sta accadendo contro i palestinesi riflette direttamente questo ruolo.

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