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13/02/2026

La Francia si allinea al progetto genocidiario israeliano

La relatrice Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese è nuovamente sottoposta ad attacchi vergognosi, questa volta orchestrati dal governo francese, e prontamente cavalcati indegnamente da tutta la destra italiana, tutti uniti nel chiederne la “testa” e le dimissioni dall’Onu.

Ad essere prese a pretesto questa volta sono le parole definite “gravissime”, “vergognose”, addirittura “antisemite” (un accusa trita e ritrita usata a mo’ di anatema) che Francesca Albanese avrebbe pronunciato nel suo ultimo discorso di sabato scorso al forum organizzato da Al-Jazeera.

Se solo avessero avuto l’onestà di ascoltare il discorso integrale, avrebbero potuto rilevare che Francesca Albanese non ha detto nulla che non sia assolutamente condivisibile.

Ha ribadito che il genocidio a Gaza non è ancora finito, anzi, ora è ancora più pesante.

Ha smascherato le finte tregue e la pace inesistente del cosiddetto Piano Trump per Gaza.

Ha elencato le molteplici violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.

Ma ha soprattutto denunciato il silenzio e la complicità di quasi tutti i governi occidentali, e qui ha evidentemente pestato la coda del serpente facendo scattare la reazione del governo francese.

Di tutto il suo intervento, inattaccabile in tutti i passaggi, hanno estrapolato solo quattro parole, cioè quando ha parlato di “Nemico comune dell’Umanità” ma senza citare Israele e indicando come questo sia piuttosto l’inerzia e il silenzio verso il genocidio.

Francesca Albanese ha detto testualmente:
“Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia dato scusanti politiche, copertura politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, è anche un’opportunità.
Se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo – noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi. Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune, e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, sono l’ultima strada pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riguadagnare la nostra libertà”.
Quello di Francesca Albanese è stato dunque un discorso difficilmente equivocabile.

Il “nemico comune” di cui parla nel suo intervento non viene indicato in Israele in quanto tale, ma negli stessi che oggi la accusano, in totale malafede, di antisemitismo perchè Francesca Albanese sono mesi che gli mette davanti agli occhi le loro responsabilità.

Esprimiamo dunque la nostra totale solidarietà a Francesca Albanese, per quello che ha detto e per quello che ha fatto negli ultimi tre anni.

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