Il divieto imposto al cardinale Pizzaballa e al “custode del Sacro Sepolcro” di accedere alla chiesa per celebrare la “domenica delle palme”, a una settimana dalla Pasqua, non è affatto un incidente dovuto ad “incomprensioni”, né a superiori ragioni di “sicurezza”.
I due prelati, ovviamente ben noti e introdotti nella vita diplomatica locale, erano soli. In due. La “sicurezza” di chi è stata “protetta” bloccandoli all’esterno? Non la loro, evidentemente, che son dovuti tornare indietro rimanendo comunque esposti ad eventuali attacchi missilistici o alle violenze dei “coloni”. Non certo quella dello “stato ebraico” – che non vediamo differente da uno “stato islamico” o “cristiano” – che da 80 anni “tollera” la presenza vaticana.
Tutte le celebrazioni musulmane, compresa la fine del Ramadan, era già state impedite nei giorni scorsi. Nella città delle “tre religioni monoteiste” una sola ha oggi diritto di cittadinanza. Ed è una religione di Stato. Con buona pace della laicità e della “democrazia liberale”.
Come ripetiamo spesso, siamo atei e dunque laici. Non ci interessano le religioni se non come storia e diversità culturale, che vanno tutte rispettate pur senza condividerle.
Ma è solare che il suprematismo etno-religioso di Israele ha superato ogni remora e pretende ora di imporsi al mondo come superiorità non criticabile, potere supremo che guarda il resto dell’umanità – con le sue infinite tradizioni culturali ed anche religiose – dall’alto in basso. Di “popoli eletti” da un dio, nella Storia, ce ne sono stati diversi. Nessuno ha fatto una bella fine né ha lasciato un buon ricordo di sé.
La sortita di Gerusalemme – anche ammettendo l’ipotesi incredibile di una pattuglia di polizia che avesse preso autonomamente una simile decisione – mette sul piatto e davanti al naso di tutto l’Occidente il frutto maleodorante di 80 anni di sostegno al sionismo militarizzato. Neanche i complici occidentali, in senso lato “cristiani” delle diverse chiese, hanno più spazio o tolleranza.
Non c’è più limite. Netanyahu, Smotrich, BenGvir, la cosiddetta “opposizione”, non presentano differenza sostanziali su questo punto. Si sentono investiti da un’autorità divina e protetti dal sostegno totale degli Stati Uniti (e chissà qual è il “dio” che veniva invocato in una allucinante riunione alla Casa Bianca). E si comportano da padroni razzisti ovunque, anche quando girano da semplici turisti, come abbiamo più volte sperimentato anche in Italia.
Significativa, in proposito, la reazione irritata dell’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peld, ultrà sionista: “Noi avremmo preferito una risposta differente però ritengo che tutti comprendiamo le sensibilità del mondo cattolico-cristiano e la situazione politica in Medio Oriente e in Italia”. Della serie “come osate criticarci?”
Il problema dunque è ora tutto a carico dei sedicenti “dio, patria e famiglia”, incapaci di fare alcunché per frenare il suprematismo razzista di uno Stato-terrorista ormai specializzato negli “omicidi politici” di chiunque consideri “un pericolo”, oltre che nel genocidio di interi popoli.
Non crediamo ad una sola parola della vostra cosiddetta indignazione per un atto che definite “inaccettabile” senza però fare assolutamente nulla.
Cosa farete? Taglierete la consegna di altre armi e munizioni ad Israele? Interromperete le relazioni diplomatiche, culturali, universitarie, militari, economiche? Boicotterete i loro prodotti impedendone l’importazione?
Se non farete nulla di tutto ciò vuol dire che siete consapevoli di essere dei servitori di interessi altrui. Non della religione che dite di professare, non di questo Paese e neanche “dell’Europa”. Tanto meno dell’umanità.
P.s. Non osiamo neanche immaginare cosa sarebbe accaduto se la polizia italiana avesse impedito al rabbino capo di Roma di accedere alla sinagoga...
I due prelati, ovviamente ben noti e introdotti nella vita diplomatica locale, erano soli. In due. La “sicurezza” di chi è stata “protetta” bloccandoli all’esterno? Non la loro, evidentemente, che son dovuti tornare indietro rimanendo comunque esposti ad eventuali attacchi missilistici o alle violenze dei “coloni”. Non certo quella dello “stato ebraico” – che non vediamo differente da uno “stato islamico” o “cristiano” – che da 80 anni “tollera” la presenza vaticana.
Tutte le celebrazioni musulmane, compresa la fine del Ramadan, era già state impedite nei giorni scorsi. Nella città delle “tre religioni monoteiste” una sola ha oggi diritto di cittadinanza. Ed è una religione di Stato. Con buona pace della laicità e della “democrazia liberale”.
Come ripetiamo spesso, siamo atei e dunque laici. Non ci interessano le religioni se non come storia e diversità culturale, che vanno tutte rispettate pur senza condividerle.
Ma è solare che il suprematismo etno-religioso di Israele ha superato ogni remora e pretende ora di imporsi al mondo come superiorità non criticabile, potere supremo che guarda il resto dell’umanità – con le sue infinite tradizioni culturali ed anche religiose – dall’alto in basso. Di “popoli eletti” da un dio, nella Storia, ce ne sono stati diversi. Nessuno ha fatto una bella fine né ha lasciato un buon ricordo di sé.
La sortita di Gerusalemme – anche ammettendo l’ipotesi incredibile di una pattuglia di polizia che avesse preso autonomamente una simile decisione – mette sul piatto e davanti al naso di tutto l’Occidente il frutto maleodorante di 80 anni di sostegno al sionismo militarizzato. Neanche i complici occidentali, in senso lato “cristiani” delle diverse chiese, hanno più spazio o tolleranza.
Non c’è più limite. Netanyahu, Smotrich, BenGvir, la cosiddetta “opposizione”, non presentano differenza sostanziali su questo punto. Si sentono investiti da un’autorità divina e protetti dal sostegno totale degli Stati Uniti (e chissà qual è il “dio” che veniva invocato in una allucinante riunione alla Casa Bianca). E si comportano da padroni razzisti ovunque, anche quando girano da semplici turisti, come abbiamo più volte sperimentato anche in Italia.
Significativa, in proposito, la reazione irritata dell’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peld, ultrà sionista: “Noi avremmo preferito una risposta differente però ritengo che tutti comprendiamo le sensibilità del mondo cattolico-cristiano e la situazione politica in Medio Oriente e in Italia”. Della serie “come osate criticarci?”
Il problema dunque è ora tutto a carico dei sedicenti “dio, patria e famiglia”, incapaci di fare alcunché per frenare il suprematismo razzista di uno Stato-terrorista ormai specializzato negli “omicidi politici” di chiunque consideri “un pericolo”, oltre che nel genocidio di interi popoli.
Non crediamo ad una sola parola della vostra cosiddetta indignazione per un atto che definite “inaccettabile” senza però fare assolutamente nulla.
Cosa farete? Taglierete la consegna di altre armi e munizioni ad Israele? Interromperete le relazioni diplomatiche, culturali, universitarie, militari, economiche? Boicotterete i loro prodotti impedendone l’importazione?
Se non farete nulla di tutto ciò vuol dire che siete consapevoli di essere dei servitori di interessi altrui. Non della religione che dite di professare, non di questo Paese e neanche “dell’Europa”. Tanto meno dell’umanità.
P.s. Non osiamo neanche immaginare cosa sarebbe accaduto se la polizia italiana avesse impedito al rabbino capo di Roma di accedere alla sinagoga...
*****
Il comunicato di solidarietà delle Comunità islamiche in Italia
L’UCOII esprime profonda solidarietà al Patriarca Pizzaballa, impedire la preghiera è una ferita per tutta l’umanità
L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) esprime profonda indignazione e piena solidarietà al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e al Custode dei Luoghi Sacri in Terra Santa, padre Francesco Ielpo, ai quali la polizia israeliana ha impedito stamattina di raggiungere la Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la Messa della Domenica delle Palme.
È la prima volta da secoli che ai massimi rappresentanti della Chiesa Cattolica in Terra Santa viene negato l’accesso al più sacro dei luoghi di culto cristiani. Un atto grave e senza precedenti, che il Patriarcato Latino ha giustamente definito “una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata” e “un’estrema violazione dei principi fondamentali di libertà di culto e rispetto dello Status Quo”.
«Siamo profondamente vicini ai nostri fratelli e sorelle del mondo cristiano in questo momento di dolore», dichiara il Presidente UCOII Yassine Baradai. «Quanto accaduto oggi al Santo Sepolcro ci ferisce come ferisce ogni credente, di qualunque fede. Gerusalemme è la città dove le nostre tradizioni spirituali si incontrano, e quando si impedisce a un uomo di fede di pregare in un luogo sacro, è la dignità di tutta l’umanità ad essere calpestata. Noi musulmani viviamo questa stessa sofferenza alla Moschea di Al-Aqsa, dove da anni i fedeli subiscono restrizioni e violazioni del diritto al culto. È un dolore che ci unisce, e per il quale facciamo appello comune alla comunità internazionale: la difesa della libertà religiosa a Gerusalemme è una causa che ci vede insieme».
L’UCOII si unisce alla voce di Papa Leone XIV, che proprio oggi nell’omelia della Domenica delle Palme ha dichiarato: “Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”.
L’UCOII chiede alla comunità internazionale di:
- Condannare fermamente ogni restrizione alla libertà di culto a Gerusalemme, che colpisca cristiani, musulmani o fedeli di qualunque confessione;
- Esigere il ripristino immediato del libero accesso ai Luoghi Santi per tutti i fedeli e i loro rappresentanti religiosi;
- Agire concretamente per la protezione dello Status Quo dei Luoghi Santi, patrimonio dell’intera umanità.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento