Un gravissimo incidente diplomatico ha scosso nelle ultime ore i rapporti, già tesi, tra Cina e Giappone. Nella mattinata di martedì 24 marzo, un uomo che si dichiara membro in servizio delle Forze di autodifesa giapponesi ha fatto irruzione nel complesso dell’ambasciata cinese a Tokyo, scatenando l’immediata e durissima reazione di Pechino.
Secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante la consueta conferenza stampa pomeridiana, l’uomo avrebbe scavalcato il muro di cinta dell’edificio diplomatico, entrando con la forza nel perimetro dell’ambasciata. Una volta fermato, l’individuo si sarebbe identificato come un ufficiale delle forze armate nipponiche, ammettendo apertamente la natura illegale del proprio gesto.
La reazione del governo cinese non si è fatta attendere. Lin Jian ha descritto l’evento come una grave violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, sottolineando come l’intrusione abbia messo in serio pericolo la sicurezza del personale e delle strutture. Pechino ha già presentato una dura protesta formale alle autorità di Tokyo, accusando il governo giapponese di non aver adempiuto ai propri obblighi internazionali di protezione delle sedi diplomatiche straniere.
Oltre alla violazione materiale, su China Global Television Network, una delle tre filiali del gruppo statale China Media Group, l’incidente viene presentato come il sintomo della diffusione in Giappone di correnti e forze di estrema destra, e riflette le politiche bellicose di Tokyo, che coinvolgono anche la questione Taiwan e strizzano l’occhio alla nostalgia imperialista e colonialista di fasce del paese.
Durante la recente visita di Sanae Takaichi a Washington, i media si sono soffermati sul momento di imbarazzo creato da Trump, che ha ricordato Pearl Harbor. In pochi hanno sottolineato che Takaichi ha reso omaggio ai morti nel cimitero nazionale di Arlington, dove si trova anche uno dei militari statunitensi che ha sganciato l’atomica su Nagasaki.
Tokyo, dunque, si destreggia tra servilismo verso la Casa Bianca e promozione di una retorica guerrafondaia verso Pechino, che però non è disposto ad accettarla. Dopo i fatti dell’ambasciata, la critica cinese punta il dito contro la gestione interna delle Forze di autodifesa, lamentando una mancanza di controllo sul personale militare che avrebbe permesso il verificarsi di un simile atto.
Il ministero degli Esteri cinese ha formulato richieste esplicite al Giappone, ovvero un’indagine immediata e approfondita sulla dinamica dei fatti, e garanzie che si pongano in essere tutte le misure per evitare che tali episodi si ripetano in futuro. Al momento, il governo giapponese non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali dettagliate in merito alle motivazioni del militare o alle misure che intende intraprendere.
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