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25/03/2026

Smottamenti nel governo Meloni. Saltano le prime teste ma manca il bersaglio grosso

Prima il sottosegretario Andrea Del Mastro, poi la capo di gabinetto del ministero di Giustizia Giusi Bartolozzi. Infine c’è il “benservito” per la ministra Santanchè.

Il day after del referendum sulla controriforma costituzionale vede saltare le prime teste nel governo ma non ancora quella del ministro Nordio, che pure è stato il protagonista dello scontro referendario e del suo esito negativo per la maggioranza. Mentre un velo di pudore e inibizione politica circonda ancora la richiesta di dimissioni della stessa Meloni.

La fretta con cui sono arrivate le dimissioni di Del Mastro e della Bartolozzi, si spiega però con il fatto che queste arrivano alla vigilia del question time di Nordio previsto per oggi alla Camera, dove deve rispondere proprio sulla vicenda del sottosegretario e della capo di gabinetto. A pesare sul caso ci sarebbe anche l’eventualità di nuove rivelazioni audio e intercettazioni sulla vicenda che potrebbero essere portate in commissione Antimafia.

Insomma per Nordio, con Del Mastro e Bartolozzi ancora al loro posto, oggi in Parlamento sarebbe stato un bagno di sangue che la Meloni sta cercando di evitare togliendo di mezzo due personaggi imbarazzanti per il suo governo.

Possiamo tranquillamente affermare che Del Mastro ha fatto decisamente di tutto per complicare la vita politica e la credibilità del governo Meloni, ma anche che è un pessimo personaggio di cui nessuno sentirà la mancanza.

La notorietà se l’è costruita facendo professione di sadismo sui detenuti (“Sui nostri mezzi non li facciamo respirare”), come anche col passaggio sottobanco di documenti “riservati” al suo collega nonché coinquilino Donzelli per fargli fare una provocatoria interrogazione parlamentare sui presunti rapporti tra deputati PD e l’anarchico Cospito al 41bis.

Del resto questa maggioranza aveva messo come sottosegretario alla Giustizia un tipetto vendicativo che andava in estasi di fronte alle sofferenze dei detenuti o degli arrestati. La fantasia corre veloce nell’immaginare la sua esistenza qualora dovesse finire a sua volta in galera.

A complicare le cose per la Meloni è arrivata poi la sua richiesta di farsi da parte per un altro personaggio imbarazzante e ingombrante per l’esecutivo, ossia la ministra Santanchè con i suoi guai giudiziari.

La premier ha chiesto alla ministra di mostrare “sensibilità istituzionale” (un modo felpato per dirle che se ne deve andare) ma la Santanchè – coerente con il suo stile – sta tirando i calci, con il rischio di innescare una crisi istituzionale dentro il governo simile a quella che nel 1995 fece traballare il governo Dini nello scontro con il suo ministro (della Giustizia anche in quel caso, ndr) Mancuso. Dini gli chiese di dimettersi e il ministro si rifiutò avviando un braccio di ferro devastante risoltosi con una mozione di sfiducia parlamentare.

Quest’ultimo scenario, se la Santanchè non si dimettesse di propria volontà, sarebbe decisamente pesante per il governo Meloni.

Era inevitabile che dopo il risultato del referendum ci sarebbero state un po’ di rese dei conti all’interno della maggioranza. Al momento stanno volando stracci di medio livello, ma si sono avviati degli smottamenti nell’area di governo dagli esiti imprevedibili.

Per la Meloni sembra essere finita la festa. Si era abituata troppo bene a vincere facile con una opposizione parlamentare pasticciona e inadeguata alla posta in gioco (lo scenario vede infatti guerre, recessione economica, involuzioni autoritarie, insomma mica robetta da poco), e adesso il rischio di bollire in pentola per l’anno che manca alla elezioni di fine mandato, potrebbe non essere una prospettiva allettante.

Anche perché ha verificato che “la squadra” di cui dispone o dimostra manifesta incompetenza o ha troppi scheletri nell’armadio in una fase storica estremamente critica. E il paese se ne è accorto, soprattutto i più giovani. Per questo c’è urgenza nel pensare e dispiegare una alternativa politica e sociale “di sostanza”.

Ultim’ora. La ministra Daniela Santanchè si è dimessa. Dopo il braccio di ferro con la premier la titolare del Turismo ha ceduto alle pressioni e ha lasciato l’incarico. Non ne sentiremo la mancanza.

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