A Islamabad sono arrivati i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Arabia Saudita per due giorni di colloqui con il Pakistan sulle misure per allentare le tensioni in Medio Oriente. Il vertice tra questi quattro importanti paesi islamici avviene mentre gli USA paventano una invasione di terra dell’Iran.
Prima di questo vertice c’è stata un’ora di colloqui telefonici tra l’alleato “fraterno” iraniano, nella figura del Presidente Masoud Pezeshkian, e il premier pakistano Shehbaz Sharif.
Il vertice dei quattro paesi a Islamabad va valutato bene nella sua rilevanza. Si tratta di due paesi arabi e due paesi non arabi. Due di essi – Turchia ed Egitto – dispongono di forze armate assai consistenti; uno ha tantissimi soldi e risorse energetiche– l’Arabia Saudita – l’altro – il Pakistan – dispone di decine di armi nucleari. Secondo alcuni osservatori anche il Qatar potrebbe presto unirsi a questo gruppo.
La Turchia, come noto, insieme al Qatar è il principale sostenitore dei Fratelli Musulmani al quale aderisce anche Hamas. A Tel Aviv la Turchia viene già considerata il nuovo Iran ossia una potenza regionale minacciosa per Israele. Secondo gli analisti israeliani, Ankara ha intensificato la propria influenza in Siria, Libia, Sudan e Somalia, mostrando ambizioni espansionistiche simili a quelle iraniane.
Contemporaneamente, l’Arabia Saudita non vuole una normalizzazione dei rapporti con Israele, a causa dell’opposizione israeliana alla “soluzione dei due Stati” per i palestinesi e al no di Israele ad un programma nucleare civile saudita. Anche per questo i sauditi hanno stretto un’alleanza “a scopo difensivo” con il Pakistan, che è dotato di armi nucleari che, a suo tempo, vennero finanziate proprio dall’Arabia Saudita.
L’irritazione degli Stati Uniti per questa ipotesi di “blocco sunnita” in opposizione a Israele (ma anche alla vecchia egemonia USA sul Medio Oriente) è emerso piuttosto chiaramente dalle ruvide e piuttosto grevi battute contro il principe saudita Mohammed bin Salman.
Non si capisce bene quale sia il motivo dell’irritazione di Trump verso i sauditi. Vuole forse la partecipazione ufficiale dell’Arabia Saudita alla guerra contro l’Iran? Vuole più soldi dai sauditi come ai “bei tempi”? Vuole forse che l’Arabia Saudita annunci la normalizzazione dei rapporti con Israele senza alcuna concessione? Trump intervenendo in un evento a Miami, riferendosi a Bin Salman ha affermato: “Pensava che fossi un normale presidente americano e che non avrebbe dovuto leccarmi il culo e adularmi, e ora invece deve essere gentile con me. Meglio che lo sia”.
Una maggiore integrazione militare di questi quattro paesi islamici – Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Egitto – rappresenterebbe dunque un serio problema per Israele, la quale ambisce ad essere l’unica potenza egemone dell’area e a sottomettere tutti i paesi del Medio Oriente.
Il vertice di Islamabad rappresenta infatti la risposta del cosiddetto “asse sunnita” – quindi diverso dall’asse sciita rappresentato dall’Iran e dai suoi alleati – sia al progetto israeliano di una alleanza regionale anti-islamica sia al rafforzamento dell’Iran come paese di riferimento del mondo islamico. Se Teheran uscirà in piedi dall’aggressione israelo-statunitense, un aumento esponenziale della sua autorevolezza e influenza appare infatti inevitabile.
Netanyahu ha annunciato recentemente l’intenzione di Israele di creare una nuova alleanza di Paesi per contrastare i due principali fronti dell’islam politico: quello sciita e quello sunnita radicale. Obiettivo dell’alleanza: collaborare con Stati che abbiano la stessa visione delle «minacce» nel Medio Oriente.
Questo nuovo asse anti-islamico dovrebbe essere basato su cinque Paesi principali: oltre a Israele, ci sarebbero India, Grecia, Cipro, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti, quest’ultimo sarebbe l'unico paese arabo-islamico dell’eventuale alleanza, ma è anche l’unico paese del Golfo ad aver finora firmato gli accordi di Abramo con Israele e da anni gioca sporco nel destabilizzare gli altri paesi della regione attraverso l’Isis o altri gruppi jihadisti.
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