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23/03/2026

Il prossimo passo nella guerra in Iran potrebbe essere il blocco del Mar Rosso. Houthi in campo

Il gruppo yemenita Ansar Allah (più noto al pubblico come gli Houthi, ndr) ha annunciato che non resterà “a guardare” di fronte all’escalation in corso nella regione, avvertendo che qualsiasi tentativo di ampliare il cerchio del conflitto avrà ripercussioni dirette sulle catene di approvvigionamento globali, sui prezzi dell’energia e sull’economia internazionale.

In questi due anni, i miliziani di Ansar Allah, con la loro azione hanno complicato parecchio la navigazione attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb, che insieme a Hormuz rappresenta un’altra strozzatura strategica per il traffico navale, in particolare verso lo Stretto di Suez e il Mediterraneo.

Gli Houthi di Ansar Allah hanno colpito in questi anni le navi dirette al porto di Eilat in Israele in solidarietà con i palestinesi di Gaza sottoposti al genocidio israeliano, riducendone le attività portuali quasi a zero. Contro gli Houthi sia gli USA che Israele hanno effettuato nei mesi scorsi dei bombardamenti sul territorio e le infrastrutture yemenite, mentre l’Unione Europea ha inviato una flotta militare a ridosso del Mar Rosso (la Missione Aspides) che in alcune occasioni ha intercettato missili e droni yemeniti diretti contro le navi. Israele ha cercato di consolidare la sua presenza nel Mar Rosso attraverso il riconoscimento del governo secessionista del Somaliland.

L’entrata sul campo di battaglia degli Houthi segnerebbe un ulteriore salto di qualità nell’escalation della guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran e rapidamente trasformartisi in un conflitto regionale. Se alla strozzatura di Hormuz si aggiungesse anche quella sul Mar Rosso, per i rifornimenti e le forniture dei paesi occidentali, in particolare europei, la situazione si farebbe decisamente pesante.

In una dichiarazione rilasciata dal ministero degli esteri del governo degli Houthi yemeniti e ripresa da Al Jazeera, si afferma che gli Stati Uniti si sono messi in un “grave stallo strategico” a causa della loro aggressione contro l’Iran, sottolineando come Washington stia cercando di trascinare altre parti in questo “pantano”.

La dichiarazione sottolinea che qualsiasi tentativo di convocare potenze straniere nella regione le renderebbe “i primi perdenti in questa battaglia”. 

Il gruppo ha invitato Ahrar al-Umma (l’insieme della comunità musulmana, ndr) a unirsi e coordinare gli sforzi, sottolineando che le forze libere nella regione non permetteranno interferenze esterne e che stanno seguendo da vicino gli sviluppi per adottare misure appropriate.

Gli Houthi dunque serrano i ranghi e alzano il livello dello scontro. Sono pronti a intervenire, anzi sono “desiderosi” di farlo, rivendicando un ruolo diretto nella crisi regionale che, a loro avviso, coinvolge l’intero “Asse della Resistenza” che sta dimostrando capacità di iniziativa militare nonostante i colpi subiti da parte di Israele lo scorso anno.

“La nostra posizione è chiara: fondamentalmente ciò che sta accadendo è un’aggressione americano-sionista contro la nostra intera Nazione (islamica, ndr.), volta a imporre il cosiddetto progetto del ‘Grande Israele’. Si tratta di un progetto talmudico falso e oppressivo, concepito per controllare l’intera regione, saccheggiarne le risorse e ridurne in schiavitù la popolazione. L’aggressione contro la Repubblica Islamica dell’Iran fa parte di questo progetto. Pertanto, l’Iran si sta difendendo in una battaglia che è la battaglia di tutti i Paesi e popoli della nostra regione, così come Hezbollah, Hamas e tutti i popoli liberi della nostra nazione”, afferma all’Adnkronos Nasr al-Din Amer, vice capo dell’Autorità yemenita per i media di Ansar Allah.

“Non siamo neutrali in questa battaglia. Al contrario, siamo pienamente al fianco della Repubblica Islamica dell’Iran, di Hezbollah, della resistenza irachena e di tutti i popoli liberi della nazione. Questa è la nostra battaglia come nazione araba e islamica”.

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