Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

17/03/2026

Per liberare il lavoro, serve pure l’IA

Credo che una delle poche persone, su queste pagine, che si sia posta la questione della riduzione dell’orario di lavoro, del “lavoro liberato”, dell'“illusione keynesiana”, della fine dello Stato Sociale sia stato Leo Essen.

Lo ha fatto molto crudamente, secondo il suo stile, ma ha posto questioni che erano marxiane, tratte dalla lettura di Giovanni Mazzetti.

Qui si pone davanti a noi, nell’epoca dell’IA, del controllo, di una repressione sempre più sottile, di idee censurate, o nascoste, dell’appropriazione dei mezzi di produzione... la questione, stringente, dell’autogestione simil-jugoslava, che non a caso misero fuori.

Qui si pone, nelle epoche di guerre imperialiste, segno di scarsa profittabilità capitalistica, della composizione organica del capitale che toglie il lavoro salariato, e che per questo, causa una caduta del saggio di profitto, senza avere controtendenze ad esse – in termini posti a suo tempo da Grossmann – il tema del proletariato e delle cure.

Troppa geopolitica fa male, troppo moralismo fa male... ci fa perdere l’Orizzonte di una transizione verso il socialismo, che con l’IA sarebbe sempre più a portata di mano. E per farlo ci vuole “formazione”, “studio”, “mobilitazione”, inchiesta operaia, come faceva Raniero Panzieri e i Quaderni Rossi, in vista di una lotta sindacale, politica, di massa, nel segno del “lavoro liberato” di un “Prometeo Liberato”.

Insomma, non dobbiamo provare sconforto, ma esser coscienti, avere coscienza di classe, avere quella parola scandalosa che si chiama ideologia socialista.

In fondo, tutto ciò che ha fatto la cosiddetta Seconda Repubblica, aggrappata agli Usa (non importa quale fronte) e all’Ue (che ha origine nel “Piano Werner” del 1967 e, prima ancora, nel “Piano Funk” nazista del 1941), è stato quello di “rallentare”, “impedire” che il lavoro liberato – la riduzione dell’orario di lavoro, giornaliero, mensile, annuale, di vita (vi ricordo la Riforma Fornero), il pluslavoro assoluto, non degno del XXI secolo – si affacciasse nelle menti del proletariato italiano, disperso, frantumato, alienato, individualizzato, che si scanna ancora oggi l’uno contro l’altro, per non pensare a chi sta in “alto” (e non parlo di “politici”, quelli non contano niente, ma di capitale finanziario).

In fondo la Cina ha dato l’IA a tutta la popolazione... insomma, ha dato le armi, e in risposta all’automazione della produzione sempre più spinta, crea “altri settori lavorativi”, guarda caso di cura, di sanità, di educazione, e altro.

Non credo che i cinesi pensino al “lavoro liberato”, ma tentano vie diverse dalle nostre, fatte di miseria, di disoccupazione, di lavori servili e altro.

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