L’aggressione all’Iran condotta da Stati Uniti e Israele, anche se vede una partecipazione sottotraccia dell’Italia (ad esempio mettendo a disposizione la base di Sigonella per i droni statunitensi) impatterà sull’economia nazionale in maniera pesantissima. Stando alle analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, se i consumi del 2026 dovessero mantenersi in linea con quelli dell’anno precedente, il paese dovrà affrontare rincari sulle bollette per 15,2 miliardi di euro.
Una stangata tragica per famiglie e sistema industriale, già in crisi e con prospettive di crescita da zero-virgola. Gli importi sarebbero suddivisi in 10,2 miliardi per l’energia elettrica e 5 miliardi per il gas. Il prezzo di quest’ultimo è schizzato verso l’alto di 26 euro per MWh (+81%), mentre l’elettricità ha fatto segnare un aumento di 41 euro per MWh (+38%).
Inoltre, a fare le spese di questi rincari sarà soprattutto il mondo delle imprese, che il governo dice sempre di voler difendere. Per le famiglie ci sarà un aggravio di 5,4 miliardi di euro, mentre il sistema produttivo dovrà pagare 9,8 miliardi aggiuntivi. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna saranno le regioni più colpite, seguendo la geografia industriale del paese e la densità abitativa.
Ad essere esposte sono, ovviamente, soprattutto le piccole imprese, che non possono contare su fatturati capaci di attutire la caduta e far passare il momento di crisi. Secondo la CNA, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, ci sono a rischio 300 mila piccole imprese, sulle quali il costo dell’energia impatta tra il 12% e il 40% delle spese.
Sono aziende che impiegano 1 milione e mezzo di dipendenti. I risvolti sul lato della disoccupazione potrebbero portare a una spirale di crisi critica, a cui si devono aggiungere già i rincari che, ad ogni modo, le famiglie stanno per sperimentare. Sebbene si sia ancora lontani dai picchi del 2022, le quotazioni attuali di gas ed energia elettrica – rispettivamente 58 e 148 euro per MWh – andranno a erodere il potere d’acquisto.
Secondo Davide Tabarelli di Nomisma Energia, la “famiglia tipo” potrebbe trovarsi a pagare circa 600 euro in più all’anno. Solo per il gas, l’adeguamento delle tariffe riflette già un rialzo del 19%, traducendosi in una spesa extra di 285 euro su base annua per chi consuma mediamente 1.400 metri cubi.
Infine, è interessante sottolineare che la CGIA chiede la sospensione temporanea delle regole fiscali del Patto di Stabilità, oltre che il definitivo disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità. L’architettura UE, ancora una volta, si presenta come un limite allo sviluppo di politiche che vadano incontro alle esigenze delle classi popolari, mentre sono state facilmente piegate quando si è trattato di finanziare il riarmo europeo.
Questa è una consapevolezza che deve apparire ormai chiara ai cittadini: la tendenza alla guerra dell’imperialismo e l’arroccarsi della UE nel proprio avvitamento guerrafondaio sta rendendo la vita impossibile alla maggioranza della popolazione, oltre a spingerci pericolosamente sul baratro della terza guerra mondiale.
Il fronte interno del governo Meloni si trova dunque ancor più sotto pressione: i soldi del “decreto bollette” potrebbero rivelarsi ancor più chiaramente come un’operazione scenografica e nulla più. C’è, inoltre, un ulteriore allarme, lanciato dalla presidente della BCE Christine Lagarde in un’intervista al The Economist.
Secondo Lagarde, le interruzioni delle forniture energetiche potrebbero protrarsi per anni e le aspettative di un rapido ritorno alla normalità potrebbero essere eccessivamente ottimistiche, dato che molte infrastrutture energetiche del Golfo sono state danneggiate. Il risultato è che lo shock per l’economia mondiale potrebbe essere maggiore di quanto immaginano gli esperti al momento. Allora, forse, è il momento che tutto il modello di sviluppo (anche energetico) venga messo in discussione, e si presenti un’alternativa.
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