Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

23/03/2026

L’assemblea internazionale dei giovani a Milano lancia la mobilitazione contro guerra e leva militare

L’Assemblea internazionale e internazionalista dei giovani contro la leva militare e il riarmo, sapeva già di momento storico da venerdì 20, quando fuori l’Università Statale i primi compagni delle delegazioni internazionali arrivati a Milano si raggruppavano, conoscendosi e scambiando materiale politico.

Cambiare Rotta e OSA hanno ospitato nel capoluogo lombardo un incontro di realtà studentesche e giovanili europee provenienti da diversi paesi (Francia, Germania, Paesi Baschi, Svizzera, etc.) promosso, oltre che dalle due organizzazioni italiane, da Aktion gegen Krieg und Militarisierung (Germania), Young Struggle (Germania, Francia), Jeunesse Communiste (Francia), Gatze Koordinadora Sozialista (Paesi Baschi) che si sono raggruppati nella neonata sigla “We do not enlist – War on War”.

Le realtà aderenti in verità sono state ben più numerose e alla fine la partecipazione ha reso gremita e stretta l’aula dell’università Bicocca da duecento posti che ospitava l’incontro, un po’ scomodo per alcuni ma decisamente incoraggiante sul piano politico per tutti.

È bene ricordare che i paesi delle realtà giovanili promotrici sono accomunati dai medesimi processi di militarizzazione di società e sistemi formativi, oltre che dalla reintroduzione della leva militare che è di recente tornata in Germania e Croazia ma annunciata anche in Francia e in Italia dal ministro Crosetto.

La percezione comune che si respirava fra i partecipanti a Milano è che l’incontro sia stata una boccata d’aria fresca, necessaria e attesa per inquadrare la questione e immaginare un piano d’opposizione unitario a un progetto che investe tutti.

D’altronde, se le classi dirigenti europee lavorano insieme e sono strette da interessi economici comuni, lo stesso si può e bisogna fare “dal basso” fra organizzazioni rivoluzionarie, per scardinare l’imperialismo dell’UE che ormai ha perso ogni parvenza di “progressismo e umanità” di cui un tempo amava fregiarsi. Questa visione accettata anche a sinistra non regge più.

Ad inaugurare simbolicamente i lavori è stato un ricordo della strage di Piazza Fontana fatto venerdì prima con una relazione in università e poi con un presidio in piazza.

La strage, anche se chiaramente più legata alla vicenda italiana, è stato un momento della guerra che a diversi livelli di intensità in base ai diversi paesi, è stata condotta dall’imperialismo occidentale della NATO al movimento di classe in tutta Europa, con la manovalanza del neofascismo internazionale che dopo la seconda guerra mondiale si era riciclato nel ruolo di lacchè dell’imperialismo.

La giornata di sabato è stata aperta dalle relazioni delle organizzazioni promotrici. Dopo la pausa pranzo i lavori sono ripresi con la seconda fase di discussione che ha visto la partecipazione anche di realtà italiane. Grande entusiasmo per l’Unione Sindacale di Base la cui attività contro il traffico di armi ha ormai riconoscimento e stima internazionale.

Importante il contributo sulla nuova leva alla luce delle dottrine militari sulla “difesa totale” da parte della compagna Serena Tusini dell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università (di cui abbiamo pubblicato il contributo sulla leva sul nostro giornale), ma il momento più toccante è stato senza dubbio quello dell’intervento del Consolato Cubano.

Come è stato giustamente detto, l’affetto che l’isola riceve oggi è il ritorno del lavoro del Che e di Fidel, del suo “Medici e non bombe” che più che uno slogan è diventata una realtà che il nostro paese ha conosciuto bene. La stessa assemblea si è aperta in solidarietà a Cuba che in contemporanea, si preparava ad accogliere il Nuestra America Convoy, con delegazioni già presenti sull’isola per portare aiuti sanitari, fra cui una compagna di Cambiare Rotta, che si è connessa salutando la platea.

Ma, all’analisi e al confronto, si è aggiunto il rilancio di lotta. L’8 maggio – Giornata dell’Europa per l’UE e la borghesia transnazionale, Giornata della Vittoria sovietica sul nazismo per noi – è stata scelta come data di mobilitazione giovanile internazionale contro la leva militare e il riarmo, gli organizzatori si sono dati prossimi momenti di confronto per definire le forme ma lo sciopero di oltre 50mila studenti tedeschi contro la leva lo scorso 5 marzo indica che c’è un terreno fertile di indisponibilità alla guerra da coltivare.

Lo spettro della guerra torna inquietante in Europa così come l’ascesa dell’estrema destra senza che ci sia un’opposizione convincente.

In questo senso, l’Assemblea Internazionale ha fatto intravedere una luce in fondo al tunnel, che fa ben sperare e a cui sarà opportuno dare continuità, come gli organizzatori si sono ripromessi di fare. Nel momento più buio una generazione di giovani europei contro la guerra può sorgere, se le realtà che ne sono l’avanguardia sanno sostanziare questo percorso che a Milano finalmente è nato.

Qui di seguito riportiamo la risoluzione approvata dall’assemblea internazionale di Milano.

*****

Guerra alla guerra: noi non ci arruoliamo!
8 maggio mobilitazione internazionale contro la leva e la guerra

 
Comunicato delle organizzazioni politiche e sociali della campagna internazionale ‘Noi non ci arruoliamo’.

In meno di tre mesi del nuovo anno, gli USA con la complicità dell’Unione Europea hanno attaccato il Venezuela, intrapreso una nuova guerra contro Libano e Iran, hanno proseguito nel genocidio dei palestinesi e hanno stretto la morsa su Cuba, cingendola d’assedio. Un aumento dell’aggressività militare che può portarci sull’orlo di una nuova guerra mondiale.

Al contempo i nostri governanti usano lo spauracchio della minaccia esterna per provare a giustificare enormi investimenti nel riarmo, restringimento delle libertà democratiche, sdoganamento dei fascisti e dei peggiori istinti reazionari e persino reintroduzione della leva militare. La Germania infatti l’ha reintrodotta in maniera parziale lo scorso 5 dicembre, Italia e Francia hanno annunciato di voler fare lo stesso e la Croazia ha reintrodotto il 6 marzo il servizio militare obbligatorio per tutti i giovani.

Le classi dirigenti cercano di venderci il riarmo come necessità di difesa, con discorsi intrisi di suprematismo occidentale, mentre i tagli allo stato sociale si fanno sempre più pesanti e gli strumenti repressivi vengono rafforzati per schiacciare il dissenso. Ma sono i paesi della NATO a portare la guerra in tutto il mondo per i propri interessi imperialisti e per risollevare le proprie economie investendo nel settore militare.

Noi siamo la generazione che ha visto lo schermo della propaganda infrangersi nel tentativo di giustificare le decine di migliaia di morti a Gaza. Non ci faremo trascinare in un nuovo conflitto mondiale.

Lanciamo per venerdì 8 maggio una giornata di mobilitazione internazionale in occasione dell’anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della sconfitta del nazifascismo in Europa. Scenderemo in piazza ancora una volta contro la leva, contro l’imperialismo USA e l’Unione Europea della guerra e del riarmo, per un futuro di pace, solidarietà e giustizia.

Per fermare le classi dominanti che hanno deciso di portarci in guerra, è urgente e necessario organizzarci a livello internazionale e mobilitarci come giovani europei su parole d’ordine chiare:

1)Fermiamo il processo di reintroduzione della leva in tutta Europa. Noi non ci arruoliamo, non vogliamo essere mandati in guerra per gli interessi della borghesia occidentale: blocchiamo le leggi di reintroduzione della leva, parziale o meno, e resistiamo ai reclutamenti.

2) Lottiamo contro ogni piano di riarmo prodotto dai governi nazionali, dalla NATO e dall’UE e la costituzione di un esercito europeo, che avrebbe il solo scopo di aggredire altri popoli. Servono più fondi alla sanità, all’istruzione, alla ricerca, alla casa, ai salari e alle spese sociali, non più armi.

3) Non crediamo alla favola della minaccia esterna per la quale sarebbe necessario il riarmo per difenderci. Sono i paesi dell’Unione Europea e gli Stati Uniti a scatenare guerre in tutto il mondo e a voler accelerare ulteriormente la corsa verso una guerra generalizzata a livello globale.

4) I nostri paesi non devono in alcun modo partecipare ad azioni di guerra. Lotteremo affinché interrompano la propria partecipazione anche indiretta nei conflitti in corso e ritirino i propri soldati impegnati all’estero al di fuori di missioni ONU. Rifiutiamo inoltre l’uso dei nostri spazi aerei e di basi situate nei nostri paesi per le guerre degli Stati Uniti e della NATO.

5) Ci battiamo per l’uscita di tutti i nostri paesi dalla NATO, alleanza militare storicamente offensiva e strumento per le nostre classi dirigenti per imporci guerre superando l’opposizione interna con il pretesto del vincolo all’alleanza internazionale.

6) Ancor più urgente è la fine di ogni complicità con lo Stato terrorista di Israele e la partecipazione attiva nel genocidio dei palestinesi da parte dei nostri governi nazionali e dell’Unione Europea, che si concretizzano in accordi di collaborazione economica, militare e di ricerca, nel traffico di armi e nell’impegno propagandistico per coprire le nefandezze israeliane.

7) Siamo nemici di ogni progetto imperialista europeo e occidentale e siamo schierati senza ambiguità al fianco di Cuba e di tutti i popoli del Sud globale che oggi affrontano direttamente la barbara aggressione dell’imperialismo, che essa sia sanzioni economiche, blocco navale, tentativi di colpo di Stato, aggressioni militari, guerra generalizzata o genocidio. Siamo più vicini ai popoli sotto le bombe che ai governanti di Bruxelles, rilanciamo l’internazionalismo!

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento