Poco prima dell’alba i carri armati israeliani e i soldati della 91a divisione sono entrati nel Libano del Sud. Ma appena entrati hanno subito incontrato la resistenza dei combattenti di Hezbollah, soprattutto nell’area orientale appena dopo il confine. Sull’asse occidentale sarebbero invece avanzati di quattro km.
Nella città di Khiam in particolare, le truppe israeliane stanno incontrando una forte resistenza. Domenica sera, Israele ha bombardato questa località con il fosforo bianco. Khiam ha un alto valore simbolico essendo stato il luogo in cui i mercenari del colonnello Haddad al servizio degli israeliani imprigionavano e torturavano i prigionieri della resistenza libanese fino al 2000, quando vennero cacciati militarmente dal paese.
Il giornale The Cradle sottolinea quella che definisce “la fissazione israeliana per Khiam”. E la spiega con i riferimenti biblici che ispirano la vera e propria ossessione per una collina contesa in decenni di scontri nel Libano meridionale.
Secondo la tradizione biblica, il patriarca Giacobbe piantò le sue tende sulla piana di Khiam – un nome che significa letteralmente “le tende”. Millenni dopo, la stessa collina è diventata un campo di battaglia ricorrente nel tempo.
“Lo Stato di occupazione che invoca l’eredità di Giacobbe come giustificazione storica da decenni cerca di conquistare questa collina, senza mai riuscire a mantenerla” – scrive The Cradle – “Oggi, con la forza d’élite Radwan di Hezbollah ridispiegata tra le rovine e le squadre anticarro Kornet posizionate all’interno dei resti di un ex complesso di detenzione dove migliaia di libanesi furono torturati sotto la supervisione israeliana, l’esercito di occupazione sta spingendo ancora una volta verso Khiam – un campo di battaglia che non riuscì a controllare nel 1978, nel 2000, nel 2006 e nel 2024. A guidare questa insistenza non è una necessità operativa. È la dottrina religiosa”.
Il giornale libanese l’Orient le Jour sottolinea come l’offensiva di terra israeliana rischia di far salire pesantemente il bilancio delle vittime libanesi, che ieri era già cresciuto a 886 morti mentre si registrano già quasi un milione di profughi.
Israele ha ammassato sei divisioni, composte da circa 100.000 soldati, lungo il confine.
Dall’inizio dell’incursione di terra, Hezbollah ha impegnato le truppe israeliane in combattimenti feroci, lanciando contemporaneamente attacchi transfrontalieri contro le posizioni militari di Israele. La resistenza libanese afferma di aver anche colpito nuovi avamposti istituiti da Tel Aviv dopo l’inizio della tregua del 2024.
Domenica due funzionari israeliani hanno affermato che Israele e Libano potrebbero tenere colloqui nei prossimi giorni con l’obiettivo di un cessate il fuoco duraturo e il disarmo di Hezbollah. Una fonte libanese ha però definito poco probabile l’eventualità di colloqui in questi giorni di pesanti bombardamenti e di offensiva militare israeliana in Libano.
Le condizioni che Israele ha posto al governo libanese per fermare l’offensiva sono pesanti: una zona cuscinetto sotto controllo israeliano a sud del fiume Litani, la fine della presenza politica effettiva di Hezbollah in Libano e l’avvio di relazioni diplomatiche a partire dall’apertura di un ufficio di rappresentanza israeliano a Beirut.
Il ministro della Difesa israeliano Katz ha inoltre dichiarato che “i residenti sciiti del Libano meridionale che hanno lasciato o stanno lasciando le loro case non faranno ritorno alle proprie abitazioni a sud della zona del Litani finché non sarà garantita la sicurezza degli abitanti del nord di Israele”.
Questa dichiarazione è forse quella che va analizzata con maggiore attenzione. In essa infatti si evoca la pulizia etnica del Sud del Libano fino al fiume Litani, ripristinando quello che era il controllo israeliano su quell’area fino al 2000, quando i miliziani pagati da Israele del col. Haddad e le stesse truppe israeliane di supporto, furono costretti a ritirarsi dal Libano sotto l’incalzare della resistenza libanese.
La conquista del Libano meridionale è da sempre tra gli obiettivi dell’allargamento territoriale di Israele a discapito del paese confinante.
“La spinta strategica verso il fiume Litani non ha origine nei recenti dibattiti sulla sicurezza. Ha una lunga storia leggibile nei documenti” rammenta The Cradle – “Nel 1919, il leader sionista Chaim Weizmann sostenne di fronte al primo ministro britannico David Lloyd George che i confini di una futura patria ebraica avrebbero dovuto estendersi a nord, in profondità nel Libano, sottolineando il valore economico e strategico delle risorse idriche. Il Litani, suggerì, era indispensabile”.
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