Il presidente colombiano, Gustavo Petro, ha annunciato il ritrovamento di 27 corpi carbonizzati lungo la frontiera condivisa con l’Ecuador, suggerendo apertamente che la responsabilità sia in un’azione militare del paese vicino in territorio colombiano. Un ordigno è esploso a poca distanza da una famiglia di contadini, che hanno confermato l’accaduto ai giornalisti di Agence France Presse.
“Sono arrivati circa tre aerei, più o meno, dal lato ecuadoriano, e hanno sganciato quegli ordigni e alcuni sono effettivamente esplosi, ma sul lato ecuadoriano”, ha detto l’agricoltore Julián Imbacuán. Un ordigno inesploso sarebbe arrivato in territorio colombiano, ed è stato poi disinnescato dagli artificieri del paese lo scorso giovedì.
Gli esperti colombiani, osservandone i resti, hanno parlato di una bomba a caduta libera di tipo MK, prodotta negli Stati Uniti e in Brasile. Già martedì sera, Petro scriveva su X che “è stato dimostrato che la bomba in territorio colombiano appartiene all’esercito ecuadoriano”, e il presidente di Bogotà ha poi annunciato che il suo governo avrebbe inviato una “nota diplomatica di protesta”.
Da Quito, Daniel Noboa ha respinto categoricamente le accuse. Sempre su X, il presidente ecuadoriano ha scritto che stanno “bombardando i luoghi che fungevano da nascondigli” per gruppi criminali legati al narcotraffico. Rivolgendosi direttamente a Petro, ha affermato che questi gruppi sono “in gran parte colombiani, che il suo stesso governo ha permesso di infiltrarsi nel nostro Paese a causa della negligenza al confine”.
L’Ecuador ha infatti lanciato da qualche settimana una massiccia operazione militare, di cui l’obiettivo è stato definito il narcotraffico. A sostenerla c’è il Comando Sud delle forze armate degli Stati Uniti (SOUTHCOM), ed è evidente come l’azione di Noboa sia concertata con Washington: l’obiettivo è scaricare all’esterno le difficoltà dell’attuale governo, e allo stesso tempo offrire alla narrazione di Trump una sponda.
La Casa Bianca ha già usato il tema del narcotraffico per sequestrare il presidente venezuelano Maduro, e sembra che la giustizia stelle-e-strisce stia preparando simili accuse anche nei confronti de L’Avana. Petro e il Pacto Historico sono gli altri obiettivi di questa offensiva contro ogni resistenza antimperialista in America Latina, in vista delle presidenziali che si terranno il prossimo 31 maggio.
Delegazioni dei due paesi si incontreranno il prossimo 24 e 25 marzo a Quito, con la mediazione della Comunità Andina. Intanto, però, il ministro della Difesa colombiano, Pedro Sánchez, ha annunciato il dispiegamento di truppe nella zona di confine dove è stato ritrovato l’ordigno inesploso.
La situazione rischia di scaldarsi ulteriormente, e questo potrebbe essere uno degli obiettivi della coalizione tra Ecuador e USA: esercitare una larga pressione sul controllo dei confini da parte di Petro, in modo tale da indebolire la sua posizione in vista del voto.
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