È appena stata pubblicata una ricerca dell’Inail sul workalcholism, ovvero sulla tossicodipendenza (dall’alcool, in particolare) creata dal lavoro.
Le riforme del lavoro via via succedutesi, a partire dagli anni Novanta (i prodromi c’erano stati con Craxi, che abolì la “scala mobile”, ossia l’adeguamento automatico dei salari all’inflazione), hanno portato ansia, precarietà di lavoro e di vita, spesso depressione, frustrazione, autolesionismo (che si manifesta anche con l’abuso di alcol o di droghe sintetiche), smania di successo, competizione sui luoghi di lavoro, scarsa solidarietà, atomismo etc.
I padroni, insomma, tramite le “riforme”, sono riusciti a distruggere la solidarietà di classe di un tempo, a metterci l’uno contro l’altro. Vite distrutte, generazioni – a partire da quelle nate dal ‘70 in poi – che hanno visto via via degradarsi la loro condizione di vissuto.
Spesso, tutte queste cose si sono riflesse in conflitti familiari, in separazioni, in stress, in malattie mentali non curate. La condizione antropologica, psichica, umanitaria di generazioni che spessissimo si autoconsiderano come “fallite”, hanno la causa ultima nelle riforme del lavoro, nelle privatizzazioni, nell’intensificazione dei ritmi produttivi, negli allungamenti delle giornate lavorative.
La distruzione della scuola, dei saperi, la perdita della memoria collettiva hanno poi fatto il resto.
Tutto ciò, nella società italiana, si riflette in separazioni, divorzi, solitudini, assenza di dialogo intergenerazionale, abbandoni, ricorso all’incerto aiuto di psichiatri, psicoterapeuti o imbroglioni che si presentano come tali.
Insomma, il modo di produzione capitalistico porta solo sterminio, genocidi, vittime civili sempre meno “collaterali”, ma anche una “guerra interna” sottile, mascherata, coperta dalla spettacolarizzazione della vita e della morte, ad esempio dalle tv e dal cinema attuale, dai canali streaming, che la “copre”.
Questa spettacolarizzazione è in fondo l’unica vera differenza rispetto alla condizione dei lavoratori descritta da Friedrich Engels ne “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, in cui persino le ragazze ancora minorenni erano già vittime dell’alcolismo per “sedare” il malessere procurato dal lavoro.
Era il 1843, due secoli fa, ormai. Da questo potete misurare il reale “progresso” che si produce sotto il capitalismo liberista e senza regole, prima ancora di quello assassino teorizzato da un Peter Thiel qualsiasi.
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