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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
31/03/2026
USA - Milioni di persone in piazza contro Trump. Si spacca il fronte interno
Le manifestazioni “No Kings” contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sabato sono dilagate in tutti gli Stati Uniti, con oltre 3.000 manifestazioni segnalate a livello nazionale contro la guerra all’Iran, le brutali politiche sull’immigrazione e l’aumento del costo della vita. Si calcola che circa 7 milioni di persone siano scese in piazza. Secondo molti osservatori si tratta del più grande movimento di protesta nella storia degli Stati Uniti.
Le proteste sono state organizzate da una rete di gruppi civici e movimenti politici e sociali contrari alle politiche dell’amministrazione Trump e contro quello che i manifestanti definiscono un rischio di deriva autoritaria.
L’opposizione alla guerra scatenata contro l’Iran è stato un tema forte nella manifestazioni. A Boston, in un parco, sono state depositate in terra zainetti e scarpe da bambini per ricordare le decine di alunne iraniane uccise il 28 febbraio da un bombardamento statunitense il primo giorno dell’aggressione all’Iran.
In alcune città si sono registrati anche scontri isolati e alcuni arresti, ma la maggior parte delle manifestazioni si è svolta in modo pacifico.
La manifestazione più grande si è tenuta a Minneapolis, la città dove la brutalità degli agenti dell’agenzia dell’immigrazione (ICE) ha portato alle uccisioni di Renee Good e Alex Pretti da parte degli agenti federali. Gli organizzatori di No Kings hanno stimato che più di 200.000 persone hanno partecipato alla manifestazione.
La mobilitazione del 28 marzo è stata la terza ondata di un ciclo iniziato nel 2025 e cresciuto in pochi mesi fino ai grandi numeri di sabato. Se le precedenti giornate avevano già portato in strada milioni di persone, questa volta il movimento sembra aver consolidato una struttura organizzativa più ampia, sostenuta da sindacati, gruppi per i diritti civili oltre alle reti sociali.
Nel corteo di New York è stato ben visibile l’attore Robert De Niro, il quale ha affermato che: “È ora di dire no ai re. No al re Trump. No alle guerre inutili che sacrificano i nostri soldati e massacrano gli innocenti. No a un leader corrotto che arricchisce se stesso e i suoi amici alla Epstein”.
Il musicista Bruce Springsteen invece è salito sul palco del concerto organizzato in occasione della manifestazione “No Kings” a Minneapolis, la città in cui i miliziani dell’ICE hanno ucciso due persone in pochi giorni. “Lo scorso inverno le truppe federali hanno portato morte e terrore nelle strade di Minneapolis. Beh, hanno scelto la città sbagliata. La forza e la solidarietà della gente di Minneapolis e del Minnesota sono state fonte di ispirazione per l’intero Paese. La vostra forza e il vostro impegno ci hanno dimostrato che questa è ancora l’America”, ha detto Bruce Springsteen prima di cominciare a suonare.
Anche Jon Bon Jovi ha preso parte alla manifestazione nel New Jersey.
Sullo sfondo dello scenario che ha portato milioni di persone in piazza negli Stati Uniti, ci sono anche le conseguenze della guerra scatenata dall’amministrazione Trump – e da Israele – contro l’Iran.
In Nevada, un gallone di benzina si avvicina ormai ai 5 dollari. In Pennsylvania, gli agricoltori sono preoccupati per i prezzi dei fertilizzanti. E in Michigan, i problemi della catena di approvvigionamento stanno creando ostacoli nelle operazioni manifatturiere e dell’industria automobilistica.
Il giornale Politico riferisce che a un mese dall’inizio della guerra in Iran, “una nuova realtà politica si sta facendo strada anche per i repubblicani in questi e altri campi di battaglia: la guerra potrebbe non finire così rapidamente come speravano inizialmente, e i costi, letterali e figurati, continuano a crescere”.
Se la situazione militare sul fronte iraniano e mediorientale non appare affatto positivo per Trump, anche il fronte interno comincia a mostrare crepe sempre più profonde.
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