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16/03/2026

Primo turno delle elezioni municipali in una Francia polarizzata

La Francia si risveglia stamane con un panorama politico che era già annunciato: un paese polarizzato tra l’avanzata dei fascisti del Rassemblement National (RN) e l’argine che è costituito in sostanza dalle forze coagulate intorno La France Insoumise (LFI). Nel mezzo, una variegata schiera di partiti che hanno partecipato all’attacco diretto alla formazione di Mélenchon dopo i fatti dello squadrista morto durante una aggressione a una conferenza con Rima Hassan, europarlamentare di LFI.

Il primo turno delle elezioni municipali, che ha coinvolto quasi 35 mila comuni e ha chiamato alle urne quasi 50 milioni di cittadini, esprime segnali importanti sul panorama politico transalpino. Accanto a un’astensione che ha raggiunto livelli record (tra il 41,5% e il 44% degli elettori registrati, a seconda del luogo), si può dire che RN ha consolidato la sua presenza a livello locale, soprattutto in città chiave del meridione, e parallelamente LFI ha registrato successi soprattutto nel nord e tra i giovani.

Sono il centro-sinistra e il centro-destra tradizionali che presentano segni di profondo logoramento, così come il centrismo di varia natura che vede in Emmanuel Macron un punto di riferimento. In elezioni con un sistema maggioritario con ballottaggio, essi possono ancora occupare posti importanti, ma gli orientamenti politici di base del paese rivelano il crollo della loro legittimazione.

L’attenzione principale era rivolta alla capitale. A Parigi, il candidato socialista Emmanuel Grégoire, ex braccio destro di Anne Hidalgo, ha superato le aspettative dei sondaggi attestandosi al 38%. Un distacco netto rispetto al 25,4% di Rachida Dati, dei Repubblicani. Scenario opposto a Marsiglia, dove si profila un testa a testa all’ultimo voto tra il sindaco uscente dei socialisti, Benoît Payan (al 36,7%), e Franck Allisio del RN, fermo al 35%.

Il Rassemblement National non si limita a Marsiglia. La vera sorpresa arriva da Tolone, dove Laure Lavalette vola al 42%, staccando la destra moderata di Josée Massi (29%). Jordan Bardella ha lanciato appelli alle varie liste di destra, e l’obiettivo è chiaro: soppiantare il centro-destra come formazione principale in quel campo politico, scardinando il sistema di conventio ad excludendum che aveva posto una discriminante repubblicana contro i fascisti.

Come abbiamo scritto già in passato, il caso della morte dello squadrista Quentin Deranque è diventata l’occasione per ribaltare tale discriminante antifascista in una discriminante anticomunista, e blindare così la classe dirigente di fronte all’evidente fallimento delle sue politiche, mentre corre verso la guerra. LFI è il principale nemico, e RN si candida ad essere lo strumento di questa stretta sulla dialettica politica nazionale.

Sul fronte opposto, LFI ha scosso gli equilibri a Lille, dove Lahouaria Addouche ha ottenuto un sorprendente 25%, mentre a Roubaix il deputato David Guiraud ha sfiorato la vittoria immediata con il 45%. Risultati che mettono pressione al Partito Socialista: il coordinatore di LFI, Manuel Bompard, chiede unità per battere le destre, ma il leader socialista Olivier Faure resta cauto, escludendo per ora accordi nazionali.

Nel frattempo, la netta vittoria dell’ex primo ministro Édouard Philippe a Le Havre lo lancia come l’unico uomo forte del fronte centrista, permettendogli di coltivare ancora le proprie ambizioni per la successione a Macron. Entro domani i candidati dovranno depositare le liste per il ballottaggio di domenica 22 marzo.

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