La Von der Leyen prende una posizione netta durante il vertice sul nucleare convocato a Parigi da Macron il 10 marzo scorso: “credo che sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni”.
Il nucleare è strategico nella nuova fase in cui, a detta della stessa Von der Leyen “L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà” e l’UE lavora da anni a questo nuovo assetto, innanzitutto creando le condizioni per cui gli Stati riprendano iniziativa e investimenti.
I principali veicoli sono stati e continuano ad essere:
- la narrazione sulla “neutralità climatica” della fissione nucleare – dal 2021, con l’inclusione nella tassonomia delle fonti considerate sostenibili sui mercati europei;
- quella dell’autosufficienza strategica – dal 2022, con il coinvolgimento diretto dei Paesi UE nello scontro con la Russia tramite l’imposizione di pesanti sanzioni, e la successiva formulazione di un piano RePower EU.
L’UE non si è risparmiata neanche in proiezioni negli ultimi anni. Ricordiamo le stime di Breton (commissario europeo al Mercato Interno) che nel 2024 stimava che le centrali nucleari di nuova generazione avrebbero richiesto un investimento di 500 miliardi di euro da lì al 2050 – e i fondi hanno iniziato a stanziarli, come previsto anche dall’ultimo programma quadro Horizon Europe 2028-2034 che prevede 9.7 miliardi per il programma di ricerca e finanziamento EURATOM 2028-2034, per l’innovazione nel settore nucleare.
Sempre di sostegno agli investimenti nel settore parla la Presidente della Commissione europea, che a questo scopo annuncia 200 milioni di euro, con particolare attenzione agli Small Modular Reactor. Questo, come abbiamo approfondito precedentemente, non implica avanzamenti tecnologici significativi o aumenti di efficienza, ma ha come scopo principale l’apertura del mercato ad attori privati.
È quindi chiaro che siamo al punto di svolta di un processo avviato da anni. In particolare, il passaggio sempre più veloce dalla competizione economica alla guerra guerreggiata ha legato in maniera sempre più stretta il ritorno al nucleare e il processo generalizzato di riarmo. Lo stesso programma Horizon28-34 è totalmente incardinato sul dual-use, secondo le indicazioni fornite dai report di Draghi, Letta, Heitor e Niistro.
Se il rincaro del prezzo del greggio, con le navi ferme nello stretto di Hormuz, è il gancio perfetto per ravvivare la propaganda sulla sovranità energetica, è evidente che il nucleare non possa essere una risposta immediata alla crisi. È invece chiara la volontà dell’UE di farne uno dei cardini strategici al livello energetico e militare, come dimostra il piano per il nucleare militare lanciato sempre da Macron una settimana fa, che coinvolge per ora 8 Paesi europei: Gran Bretagna, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Polonia, Svezia e Grecia.
Anche questa questione non emerge da pochi giorni: con l’avvento di Trump e il ridisegno degli equilibri “euro-atlantici” (tra gli attriti economici tra Unione Europea e USA e il disimpegno statunitense nella NATO), la Francia aveva già avanzato l’ipotesi per i Paesi europei di svincolarsi definitivamente dall’alleanza, nell’ottica di una difesa europea e di un ombrello atomico a guida francese.
Particolarmente preoccupante l’affermazione del Presidente francese sul fatto che aumenteranno le testate atomiche, contemporaneamente cessando di dichiararne pubblicamente il numero. Siamo davanti ad un occidente che rimpolpa il proprio arsenale tentando di imporre con la forza il proprio dominio su un mondo ormai multipolare. E nonostante si sia dimostrato in ogni caso l’aggressore (l’interventismo in Ucraina, il rapimento di Maduro in Venezuela e il recente attacco all’Iran sono solo gli ultimi della serie storica) continua a porsi su un piedistallo morale da cui imporre un ordine fondato sulla violenza.
Dietro l’aggressione all’Iran c’è proprio la presunzione di poter decidere chi può o non può sviluppare un programma nucleare, giustificando così un attacco “preventivo”, proprio da parte degli unici che storicamente hanno sganciare due bombe atomiche – gli USA, sul Giappone. Nell’ultimo secolo la minaccia atomica è sempre venuta dall’Occidente, lo stesso che ha esportato guerre in tutto il mondo usando la scusa del nemico esterno esattamente come si cerca di fare in questo momento.
Il problema non è quindi solo Trump e non è solo Netanyahu: le classi dominanti europee sono totalmente complici delle loro politiche e non hanno alcuna volontà di condannarle o di arginarle – anzi contribuiscono attivamente ad avvicinarci sempre più velocemente al baratro ambientale e alla guerra.
Da questo punto di vista il Governo Meloni, come ben sappiamo, è l’ultimo di una serie di esecutivi che hanno accettato supinamente i passaggi sul rilancio della fissione. Tuttavia, anche in un contesto di accelerazione, è innegabile che ne abbia fatto un cavallo di battaglia nella retorica della “sovranità”... nonostante sia lo stesso Macron ad ammettere, nel corso del suo intervento al vertice, che proprio la filiera dell’uranio è quella più vincolata alla Russia, riaffermando implicitamente la centralità delle mire europee sul continente africano – dalla Francia all’Italia, che con il Piano Mattei prova a dotarsi dello strumento adatto per portarle avanti.
I governi italiani sono stati infatti (e quello attuale dimostra a maggior ragione di esserlo) totalmente complici di questo disegno, e nonostante la Meloni si finga equilibrista in un clima di profondo malcontento rispetto alle possibili conseguenze dell’ennesima crociata occidentale, l’esecutivo è in realtà già schierato sin dal proprio insediamento dalla parte degli armaioli, del genocidio, della devastazione dei territori e del Pianeta.
Proprio il Ministro Pichetto Fratin, promotore del DL sul “Nucleare sostenibile” (disegno che contestiamo ormai da un anno) sbandiera durante il vertice l’impegno italiano nel triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050; e mentre formalmente ancora non aderisce alla cordata dei Paesi per il nucleare militare, si muove per studiare la fattibilità di sommergibili a propulsione nucleare.
Ecco perché nonostante la propaganda, i fatti dimostrano che l’UE tenta da anni di cavalcare la narrazione green come strumento per rilancio economico e tenuta nella competizione globale, gradualmente abbandonando la falsa transizione ecologica in favore della vera transizione bellica – uno schiaffo in faccia alle centinaia di migliaia di persone (soprattutto giovani) che negli anni passati abbiamo visto scendere in piazza nella speranza che l’UE intraprendesse la strada della neutralità climatica.
Lo diciamo da allora e lo ribadiamo oggi più che mai: nessun tradimento da parte di queste classi dirigenti, ma solo la rivelazione che le scelte prese in materia energetica ed economica (dal liberismo sfrenato alla green economy al keynesismo militare) non sono mai state mosse da fini ecologisti ma dalla volontà politica di aumentare la competitività del polo europeo a scapito di ricadute sempre più gravi sui territori.
Quindi basta illusioni, è necessario mettersi al lavoro approfondendo l’analisi e dotandosi degli strumenti adatti per portare avanti oggi una battaglia necessaria per scongiurare il baratro climatico e ambientale, mettendo in discussione gli attuali rapporti di produzione per uscire dal perimetro dello sviluppo capitalista che ci ha portati fino a questo punto. È la storia oggi ad imporci la scelta di organizzarci – a noi il dovere di assumerla.
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