Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Ilaria Salis. Mostra tutti i post
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26/06/2024

L’Ungheria chiede la revoca dell’immunità parlamentare per Ilaria Salis

Il tribunale di Budapest chiederà al Parlamento europeo di revocare l’immunità parlamentare della neoeletta eurodeputata Ilaria Salis.

La decisione era già stata annunciata alcuni giorni fa dal capo di gabinetto del governo ungherese: “L’autorità ungherese competente dovrebbe chiedere al Parlamento europeo la revoca dell’immunità”.

A riferirlo è il quotidiano online ungherese Index.hu, il quale afferma che il tribunale regionale di Budapest ha annunciato di aver deciso di rivolgersi alla presidenza del Parlamento europeo affinché Strasburgo prenda una decisione sulla sospensione del diritto all’immunità dell’eurodeputata italiana.

La procedura prevede un voto in seduta plenaria per decidere se sospendere o meno l’immunità parlamentare per Ilaria Salis. Facile prevedere che tutti i neofascisti nel Parlamento europeo ne approfitterebbero per cercare di rispedire Ilaria Salis nelle galere ungheresi.

Qualora la richiesta di Budapest venisse approvata, l’Ungheria dovrebbe spiccare un mandato d’arresto europeo nei suoi confronti, che però dovrebbe essere valutato da un tribunale italiano.

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23/06/2024

“Rivendico di aver partecipato alle lotte per la casa e ne sostengo il movimento”

“Sì, lo confesso! Sono stata una militante del movimento di lotta per la casa che negli anni ha dato battaglia sul tema del diritto all’abitare, a Milano e in tutta Italia” scrive Ilaria Salis, per 13 mesi in carcere a Budapest per antifascismo ed ora eletta come europarlamentare.

In un post Ilaria Salis replica per le rime alla campagna diffamatoria della stampa di destra e dei parlamentari neofascisti. Cosa aggiungere? Ben detto e ben fatto Ilaria Salis!!

Riprendiamo e pubblichiamo qui di seguito il suo post:
“Se qualcuno pensava di fare chissà quale scoop scavando nel mio passato, è solo perché è sideralmente lontano dalla realtà sociale di tale movimento, che si compone di decine di migliaia di abitanti delle case popolari e attivisti, i quali, per aver affermato il semplice principio di avere un tetto sulla testa, sono incappati in qualche denuncia.

Sarebbe auspicabile che l’informazione, piuttosto che gettare fango sul mio conto, si dedicasse al contesto di grave povertà e precarietà abitativa nel quale si ritrovano ampie fasce di popolazione.

Le pratiche collettive dell’occupazione di case sfitte, il blocco degli sfratti, la resistenza agli sgomberi, gli sportelli di ascolto e la lotta per la sanatoria rappresentano un’alternativa reale e immediata all’isolamento sociale e alla guerra tra poveri, strumentalizzate tanto dalle forze politiche razziste quanto dal racket.

Dare una risposta concreta al bisogno dell’abitare significa non solo trovare qui e ora una soluzione, benché precaria e provvisoria, ad una questione lasciata irrisolta dalla politica istituzionale, ma anche indicare una prospettiva politica di trasformazione delle condizioni materiali di vita nel segno della giustizia sociale.

È con grande orgoglio, dunque, che rivendico di aver fatto parte di questo movimento e di continuare a sostenerlo!

Voglio anche fare chiarezza sulla mia situazione.

Come è stato ampiamente sbandierato sui media di destra, Aler reclama un credito di 90.000 euro nei miei confronti come “indennità” per la presunta occupazione di una casa in via Giosuè Borsi a Milano, basandosi esclusivamente sul fatto che nel 2008 sono stata trovata al suo interno. Sebbene nei successivi sedici anni (!) non siano mai stati svolti ulteriori controlli per verificare la mia permanenza, né sia mai stato avviato alcun procedimento civile o penale a mio carico rispetto a quella casa, Aler contabilizza tale credito e non si fa scrupolo a renderlo pubblico tramite la stampa il giorno prima delle elezioni.

Un gran numero di individui e famiglie, spesso prive dei mezzi necessari per reagire adeguatamente, sono tormentate da richieste infondate di questo genere. Il totale dei crediti contabilizzati da Aler ammonta infatti ad oltre 176 milioni di euro! La pratica di richiedere esose “indennità di occupazione” agli inquilini, basata su presupposti a dir poco incerti, è una strategia utilizzata sistematicamente per spaventare gli occupanti e tentare di fare cassa.

Mentre molte, troppe persone non vedono garantito il proprio diritto all’abitare e non hanno alternative dignitose se non occupare – in una della città con gli affitti più cari, ricordiamolo sempre -, l’ente che dovrebbe tutelare questo diritto sembra essere più interessato a criminalizzare il movimento di lotta per la casa e gli inquilini piuttosto che a trovare soluzioni concrete.

Nei prossimi giorni condividerò alcuni dati e spunti di riflessione sulla questione abitativa a Milano e in Italia.

Ringrazio Libero & co. per avermi servito questo assist per riportare l’attenzione mediatica su un tema che mi sta molto a cuore, perché così cruciale per le classi popolari e i giovani.

MAI PIÙ GENTE SENZA CASA, MAI PIÙ CASE SENZA GENTE!
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15/06/2024

Ilaria Salis è libera. “L’antifascismo è anche una comunità resistente e solidale”

La polizia ungherese ha posto fine alla detenzione e Ilaria Salis ha lasciato gli arresti domiciliari a Budapest dopo che le è stato tolto il braccialetto elettronico.

La richiesta di scarcerazione era stata depositata dal suo avvocato ungherese Gyorgy Magyar subito dopo la sua elezione come eurodeputata con Alleanza Verdi Sinistra ed è stata scarcerata dalla detenzione domiciliare.

Quanto prima dovrebbe rientrare in Italia, da libera e nonostante il gran rodimento di culo della destra e dei fascisti italiani e ungheresi. In particolare la stampa di destra sta conducendo una campagna contro Ilaria Salis arrivando ad annunciare già adesso la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare e il pignoramento dello stipendio da europarlamentare.

“In un quadro tendente al nero in mezzo continente – in Francia, Germania, Austria, ma anche Italia (solo che da noi c’eravamo arrivati prima) – queste elezioni europee ci restituiscono anche il motivo di un sorriso: l’elezione di Ilaria Salis!” – commenta il portavoce nazionale di Potere al Popolo Giuliano Granato – “Perché, come ha scritto Alessandro Robecchi, “un’antifascista che esce di galera è sempre una buona notizia”. Orgoglioso che la comunità di Potere al Popolo abbia contribuito al risultato!”.

Qui sotto il post con cui Ilaria Salis ringrazia chi si è mobilitato per la sua liberazione

*****

“Non riesco ancora a crederci né a descrivere la mia emozione. Non potrò mai ringraziare abbastanza tutte le persone che mi hanno sostenuto con il loro voto.

Il mio primo pensiero va a tutte le persone detenute in Italia e all’estero e ai loro diritti. A chiunque combatte per la libertà e l’uguaglianza e si trova a subire ingiustizie.

L’antifascismo, oltre che un valore umano e una prospettiva politica, è anche una comunità resistente e solidale.

Abbiamo dimostrato che la solidarietà non è uno slogan vuoto, ma qualcosa di concreto e tangibile. Una potenza che, se ci crediamo e se vogliamo, può davvero migliorare il mondo.

Mentre le destre radicali avanzano in tutta Europa è necessario battersi per cambiare radicalmente lo stato di cose presenti. Io sono pronta per fare la mia parte.

Questa forza collettiva e coraggiosa che si è manifestata nei miei confronti, dobbiamo essere capaci di rafforzarla e diffonderla ovunque, in Italia, in Europa e nel mondo intero!”

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10/06/2024

Elezioni europee. I primi dati danno in crescita la Meloni, il PD e Verdi e Sinistra

Con l’astensionismo più alto di sempre (questa volta ha votato meno del 50% degli elettori, il 49,6), le proiezioni sui dati reali restituiscono alla premier Meloni e al suo partito un dato superiore al 28 per cento, un po’ in più di quanto raccolto alle scorse elezioni politiche in termini percentuali ma non certo numerici, infatti i consensi sono scesi dai 7,3 milioni del 2022 a 6,7 di oggi, sono circa 600 mila voti in meno.

Si segnala la “steccata” per la Lega di Matteo Salvini che, nonostante le aspettative sulla candidatura del generale Roberto Vannacci, non riesce a diminuire la distanza con Fratelli d’Italia e perde la gara con Forza Italia raggiungendo solo l’8,5%.

Sull’altro versante la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha parlato di “un risultato straordinario: siamo il partito che cresce di più dalle politiche”. Il Pd raggiungendo il 24% – e guadagnando circa 250mila voti – ha indubbiamente ridotto la distanza da Fratelli d’Italia e da Giorgia Meloni ed ha “cannibalizzato” un bel po’ il M5S che scende al 10%.

Una operazione, questa, non riuscita con l’Alleanza Verdi Sinistra che ha visto un inaspettato boom di crescita dei propri voti arrivando ben oltre il quorum al 6,6%. “Per noi – ha commentato Nicola Fratoianni annunciando anche il successo di Ilaria Salis, che a questo punto andrà come europarlamentare a Strasburgo – è un risultato straordinario. Siamo stati la sorpresa, con un risultato superiore anche alle nostre attese”. Nel collegio Nord-Ovest Ilaria Salis ha ottenuto 122mila preferenze (64mila solo in Lombardia), in quello delle Isole 54mila, per un totale di 176mila preferenze.

Commenti soddisfatti dentro Potere al Popolo che aveva scelto di sostenere la candidatura di Ilaria Salis suscitando non poche discussioni, per la verità più all’esterno che all’interno.

Non supera il quorum la lista Pace Terra Dignità guidata da Michele Santoro, una proposta che ha marciato in salita sin dall’inizio, anche a causa dell’autocentrismo del suo leader, che però gli aveva assicurato una visibilità mediatica non registrata in altre occasioni.

Giustamente puniti dagli elettori e dal destino le opzioni di Calenda e Renzi/Bonino – Azione e Stati Uniti d’Europa. Quando sono state scrutinate due terzi delle sezioni, per entrambi i partiti la soglia del 4 per cento è apparso un miraggio. Forse per questo, a tarda notte non era ancora pervenuto alcun commento dei leader a totale geometria politica variabile. Una punizione sacrosanta.

Colpisce il fatto che nessuno abbia trovato il coraggio di commentare l’enorme astensionismo.

Nelle prossime ore ci saranno valutazioni più approfondite.

I dati sull’astensionismo nei vari paesi europei.


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19/05/2024

Lo strano caso della premier che riceve un ergastolano dagli USA

Chico Forti, imprenditore 65enne condannato all’ergastolo negli Usa per omicidio, che ha già scontato 24 anni di pena in Florida, è arrivato ieri in Italia ed è stato subito portato nel carcere di Rebibbia prima di essere trasferito a Verona e – con tutta probabilità – essere poi scarcerato applicando la normale legislazione penitenziaria che dovrebbe, ma solo in teoria, valere per tutti i detenuti.

Siamo naturalmente contenti di sapere che un detenuto sia prossimo alla liberazione, specie dopo 24 anni di carcere.

Ci sorprende, comunque, che per riceverlo si sia scomodata addirittura la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, notoriamente poco sensibile ai diritti dei detenuti (vedi il povero Alfredo Cospito, che non ha ucciso nessuno né è stato mai neanche accusato di omicidio).

Ma certo Alfredo non è un imprenditore...

Rimaniamo contenti di sapere che Forti sarà liberato anche se condannato da uno “stato democratico” che in teoria dovrebbe avergli garantito tutti i diritti a una difesa e un processo giusto. Si può naturalmente essere fiduciosi nella sua innocenza, ma finché un tribunale con tutti i crismi non l’avrà dichiarato tale, riaprendo il processo da capo, resta pur sempre un condannato in via definitiva (che comunque ha scontato, secondo noi e la cultura giuridica europea, fin troppi anni di carcere).

24 anni di carcere ci sembrano troppi anche nel caso di un omicidio ignobile come quello per cui è stato accusato e condannato Forti: il 15 febbraio 1998 il giovane Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale Forti stava acquistando il Pikes Hotel, a Ibiza, viene trovato assassinato sulla spiaggia di Sewer Beach, a Miami.

Gli inquirenti telefonarono all’albergo e vennero a sapere che Dale era partito per Miami per annullare la vendita dell’albergo di proprietà del padre, dopo che un mediatore aveva detto a Dale che Forti stava truffando il padre Anthony Pike, da tempo affetto da demenza.

Un reato molto “imprenditoriale”, di cui comunque Forti si è sempre dichiarato innocente.

Non abbiamo nulla in contrario rispetto al suo rientro in Italia e alla sua scarcerazione, ripetiamo. Ci sembra però curiosa l’immensa sollecitudine di tutto il centrodestra per questo caso, mentre su mille altri ha un atteggiamento diametralmente opposto.

Ad esempio, un’altra nostra connazionale imprigionata con l’accusa – ancora non dimostrata né confermata da condanna, neppure di primo grado – di aver fermamente “accarezzato” un paio di neonazisti ungheresi è, invece, considerata (per esempio dal vicepresidente del consiglio) non meritevole dell’interessamento del governo italiano.

Forse perché non è un imprenditore. Anzi, è addirittura antifascista...

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17/05/2024

Il gioco sporco del governo italiano su Ilaria Salis

Non bastava che il governo italiano a conoscenza del caso Salis fin dal giorno dell’arresto si muovesse per trovare una soluzione solo dopo le immagini del Tg3 con ceppi manette e guinzaglio.

No, adesso al danno cercano di aggiungere la beffa, i ministeri della Giustizia e dell’Interno “suggerendo” all’insegnante di Monza l’iscrizione tra gli italiani residenti all’estero al fine di poter più agevolmente vedere rispettato il suo diritto di votare alle elezioni europee.

Giustamente Roberto Salis, il padre della ragazza definisce la proposta assolutamente fuori luogo perché come conseguenza si perderebbe il diritto di poter avere gli arresti domiciliari in Italia invece che a Budapest.

L’ingegner Salis inoltre risponde al ministro Antonio Tajani chiedendo di sapere quali sarebbero i meriti vantati per la soluzione del caso. “La decisione di presentare ricorso contro la negazione dei domiciliari è stata unicamente della famiglia, né suggerita o caldeggiata da nessuna istituzione”, sono le parole del padre della ragazza.

Tajani replica di non voler rispondere alle polemiche accusando come sempre chi a suo dire avrebbe politicizzato il caso. Non c’era in realtà nulla da politicizzare in una vicenda assolutamente ed esclusivamente politica fin dall’inizio.

Parlando di cose concrete prima del 24 maggio, data della prossima udienza, la famiglia Salis verserà i 40mila euro della cauzione in modo che l’imputata possa essere trasferita nella casa di una privata cittadina disposta ad ospitarla. Ilaria Salis avrà il braccialetto elettronico in modo da poter essere controllata.

In udienza la ragazza in carcere dal 23 febbraio dell’anno scorso non sarà più incatenata e ammanettata per ascoltare nell’occasione i testimoni dell’accusa. Si tratta dei militanti neonazisti che lei avrebbe aggredito provocando ferite guaribili tra i 5 e gli 8 giorni e che nel capo di imputazione sono diventate “letali” al punto da far ipotizzare una condanna a 24 anni di reclusione, 11 anni in caso di patteggiamento.

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15/05/2024

Ilaria Salis ai domiciliari, per ora

Accolto il ricorso, Ilaria Salis va ai domiciliari a Budapest. Il ricorso era stato presentato dai legali di Ilaria Salis contro la decisione del giudice Jozsef Sós che nell’ultima udienza del 28 marzo le aveva negato i domiciliari sia in Italia che in Ungheria. In appello, la richiesta è stata invece accolta e quindi la 39enne attivista milanese potrà lasciare il carcere a Budapest dove si trova da oltre 15 mesi con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra.

Il provvedimento, che prevede il braccialetto elettronico, diventerà esecutivo non appena verrà pagata la cauzione prevista dal tribunale.

“Ilaria Salis avrà il braccialetto elettronico e prima della liberazione dovrà pagare una cauzione di 40mila euro al tribunale“. Lo dice all’AGI l’avvocato Mauro Straini che assieme al collega Eugenio Losco si occupa del caso della donna italiana detenuta a Budapest.

“Ilaria Salis andrà ai domiciliari in casa di una privata cittadina“, riferiscono fonti legali. Il prossimo appuntamento è per l’udienza del 24 maggio, dove il Cred (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) sarà presente con sei giuristi.

Tirano su l’orgoglio di lista quelli dell’Alleanza Verdi e Sinistra, il cui rappresentante nel gruppo Misto di Palazzo Madama, Peppe De Cristofaro, consegna a Facebook il messaggio: “Candidare Ilaria Salis nelle liste di Avs per le Europee è stata la scelta giusta. La dimostrazione che era necessario accendere i riflettori sulla vicenda perché si arrivasse a un esito conforme allo stato di diritto. Quello che si è rifiutato di fare il governo Meloni per mesi per non disturbare l’amico Orban, o più semplicemente perché la destra la sentenza sulla Salis l’aveva già emessa. Felice per la sua prossima scarcerazione, ennesima vergogna per il nostro esecutivo“.

“Questo risultato si deve innanzitutto alla tenacia e alla determinazione della famiglia – affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni – e di tutti coloro che invece di stare in silenzio si sono battuti e continueranno a farlo per i diritti di Ilaria e di tutti noi. Siamo felici e ancora più convinti della nostra scelta di candidare Ilaria nelle nostre liste“.

“Ora dopo questa prima vittoria, così importante per lei e tutti noi, vogliamo riportarla in Italia e poi a Bruxelles come Parlamentare europea perché la questione del rispetto dei diritti in Europa diventi una questione pienamente politica“, concludono.

Ricordiamo che Potere al Popolo, assente alle elezioni europee per l’impossibilità di trovare un accordo politico serio con altre liste, ha deciso di riservare ad Ilaria i suoi voti, proprio per rendere possibile la sua liberazione totale, grazie all’immunità parlamentare.

C’è da dire che la “politicizzazione” della sua vicenda, al contrario di quanto blaterava Antonio Tajani, ha in definitiva favorito la sua scarcerazione, mostrando un paese intero al suo fianco, mentre il governo Meloni bofonchiava.

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01/03/2024

Ilaria Salis, condannata in attesa di giudizio

Il punto della situazione sul caso di Ilaria Salis sta diventando, senza fare troppi giri di parole, il punto della disperazione.

Dopo che il ministro degli Esteri di Budapest ha approfittato della visita a Roma per chiudere la porta e pure il portone, accusando l’Italia di interferire nella sovranità magiara e nello stesso tempo anticipando, in pratica, la sentenza di condanna, non sembrano esserci spiragli per una soluzione positiva.

Dice Eugenio Losco avvocato della militante anarchica insieme a Mauro Straini: “Le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri ungherese descrivono bene quale sia il clima nei confronti della signora Salis. Attacchi sui giornali locali, murales con la sua impiccagione, richieste di condanna esemplari. Il pericolo che non venga garantito un giusto processo nei suoi confronti sembra reale”.

“Il pericolo dell’indipendenza effettiva della magistratura già oggetto di plurime risoluzioni e infrazioni da parte del Parlamento europeo e della Commissione risulta proprio dalle dichiarazioni del ministro – aggiunge il legale – il quale prima ancora che il processo sia iniziato si dichiara sicuro della colpevolezza della signora Salis e ne chiede una condanna esemplare. Confidiamo al più presto che la sua detenzione possa cessare quantomeno con la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari”.

Alle parole del ministro magiaro il governo italiano ha replicato timidamente con quelle del ministro Tajani sull’importanza dell’udienza prossima anticipata al 28 marzo, che in realtà pare non garantire granché.

Anche dall’opposizione non è arrivata una reazione forte, foriera di una mobilitazione.

Va ricordato che entro il 15 marzo i giudici ungheresi devono rispondere alla corte di appello di Milano che ha chiesto la possibilità di sostituire il mandato di arresto europeo con la detenzione in casa per Gabriele Marchesi, anarchico coinvolto negli stessi fatti che hanno riguardato Ilaria Salis e in attesa di estradizione.

Il clima non pare favorevole (eufemismo) a una risposta positiva da Budapest. E la corte milanese il 28 marzo deve decidere se consegnare Marchesi agli ungheresi tenendo conto che il procuratore generale aveva espresso parere contrario sia in relazione alle condizioni di detenzione a Budapest sia alle spropositare pene ipotizzate.

In caso di un no all’estradizione i rapporti tra i due paesi diventerebbero ancora più complicati. E i presunti favori in silenzio della diplomazia non sembrano in grado di risolvere qualcosa.

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02/02/2024

Il caso Ilaria Salis, un test definitivo sulla presunta “democrazia europea”

In un paese normalmente antifascista, come da Costituzione (se vieta la “ricostituzione del partito fascista”, questo dovrebbe essere), l’eventuale colpevolezza di Ilaria Salis rispetto alle accuse – un mini-pestaggio di due neonazisti – meriterebbe un premio al valor civile.

Cercare di impedire la celebrazione del “giorno dell’onore”, quando a Budapest convergono i nazisti di mezza Europa per commemorare le SS, è infatti il minimo che si dovrebbe pretendere da un continente che ha ritrovato una possibilità di vita solo grazie alla distruzione del “male assoluto” (e dunque soprattutto grazie all’Armata Rossa...)

Invece, in un paese corrotto dall’ipocrisia e dal neofascismo di ritorno, siamo costretti a sperare nel riconoscimento della sua innocenza. Il video messo a disposizione dall’accusa ungherese, infatti, mostra un gruppetto di antifascisti tra i quali è impossibile riconoscere Ilaria.

Per di più, come riferisce con dovizia l’articolo di Mario Di Vito apparso oggi su il manifesto, che alleghiamo di seguito, in questo disgraziato paese c’è addirittura – la Lega di Salvini e quell’altro Crippa lì – chi ne pretende il licenziamento futuro, perché “una maestra” non dovrebbe osare la militanza antifascista.

Peggio ancora, la indica come “colpevole” di una contestazione alla stessa Lega per cui è stata assolta con formula piena (“non aver commesso il fatto”). Se Ilaria lo querela per diffamazione e altro, ha già vinto la causa senza troppi sforzi.

Aspetti legali a parte, è chiaro che tutto il dibattito politico intorno a questa vicenda – esplosa solo ora, dopo un anno di detenzione mostruosa subita nel silenzio assoluto del governo italiano, “gemello” un po’ vigliacco di quello ungherese – è strumentale in misura oscena.

L’esecutivo Meloni per un anno si è guardato bene dal “disturbare” Orbàn, considerando probabilmente “meritato” l’arresto. Anche le condizioni delle prigioni, per un paese che ha fatto del “41bis” l’architrave della propria politica penitenziaria, non devono esser sembrate poi così inumane.

Gli “antifascisti quando torna utile” – Pd e dintorni – hanno taciuto con altrettanta ostinazione fino a che non si è aperta la porta per una polemichetta elettorale in vista delle europee.

Gli incompetenti della Lega, in pieno marasma senile (vedono la propria fine dietro l’angolo…), sparano scemenze senza più rendersi nemmeno conto di spararsi sui piedi. Pretendere che qualcuno venga licenziato per il solo fatto di essere accusato – per di più di un “reato” che in questo paese è esaminabile solo su denuncia della parte lesa (che nel caso di Ilaria neanche c’è) – significherebbe lo svuotamento immediato del governo in carica, nella maggior parte dei casi sotto processo per reati “veri” e ben più gravi.

I media mainstream sono così equamente schierati tra i crucifige filonazisti e il tardivo scandalo, ritenuto utile per premere su Orbàn... affinché non continui a ostacolare il finanziamento della guerra in Ucraina.

Per tutta questa gente, senza distinzioni, Ilaria è solo una figura da usare nel modo e finché torna utile. Di riflessioni sul degrado infinito della “democrazia liberale” – non solo a Budapest, ma a Roma come a Bruxelles o nella Parigi di Macron – non ne vediamo neanche una.

Il coro guerrafondaio – si tratti di Ucraina o di Gaza – non conosce dubbi. Gli antifascisti vanno repressi se si manifestano in casa, ma possono essere compatiti se lo fanno in un paese momentaneamente considerato un ostacolo al pieno dispiegamento della linea atlantista.

Ilaria Salis deve tornare qui, per essere “premiata” dall’affetto e dalla stima degli antifascisti senza se e senza ma, h24.

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La Lega tifa catene. Macchina del fango contro Ilaria Salis

Mario Di Vito – il manifesto

Non basta la detenzione in un carcere terrificante. Non bastano nemmeno le catene e il guinzaglio con cui è stata portata in carcere. Per Ilaria Salis c’è anche la pena accessoria della macchina del fango della Lega, che ha scagliato contro la 39enne maestra elementare un’accusa clamorosamente falsa.

Tutto è cominciato nella mattinata di ieri, con una nota in cui il Carroccio: «Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega».

Finita a processo sì, ma assolta pure. Lo spiega bene il suo avvocato, Eugenio Losco. «Ilaria è stata assolta per non aver commesso il fatto e non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti – ha detto -. Il giudice nella sentenza ha specificato che risulta aver partecipato solo al corteo senza in alcun modo aver partecipato all’azione delittuosa di altre persone né di aver in qualche modo incoraggiato o supportato altri a farlo».

Fu la stessa procura di Monza a chiedere l’assoluzione e il giudice nelle sue motivazioni arrivò a scrivere che Ilaria Salis mise «il braccio dietro la schiena ad un giovane che aveva appena buttato a terra la bandiera leghista, come ad invitarlo a proseguire nel corteo».

Insomma, non solo non aveva assaltato alcun gazebo, ma si era anche adoperata perché non lo facessero nemmeno gli altri.

Dalle parti della Lega, com’è noto ormai a chiunque, è prassi consueta prescindere dalla veridicità dei fatti e, infatti, nonostante la secca e circostanziata smentita, non è arrivata nemmeno mezza parola di scuse per l’illazione.

Anzi, Matteo Salvini ha pure rilanciato: «Vi pare normale che una maestra elementare vada in giro per l’Europa – e adesso scopro anche in Italia – a picchiare e sputare alla gente? Io sono preoccupato che bambini di 6-7 anni stiano con un individuo del genere. Io non credo che possa lavorare come maestra».

La risposta di Elly Schlein a questa uscita appare quantomai opportuna: «Salvini mette altre catene ai polsi e alle caviglie di Ilaria Salis, lo fa con una forte nostalgia del medioevo e richiamando delle accuse da cui è già stata assolta e con l’ipocrisia e il paternalismo di un ministro accusato di sequestro di persona».

L’offensiva della Lega, comunque, ha carattere strumentale: viste le difficoltà nei sondaggi e le elezioni europee alle porte, il partito di Salvini sta disperatamente cercando di rosicchiare consensi andando a stimolare gli umori più turpi della destra.

Sui social, del resto, è tutto un pullulare di utenti che ritengono del tutto normale quello che sta passando Ilaria Salis in Ungheria, dove rischia una condanna di almeno 11 anni perché accusata di aver aggredito, insieme ad altri, tre neonazisti in due circostanze diverse.

Le vittime, scrive la procura di Budapest nel capo d’accusa hanno riportato tutte lesioni guarite in una settimana al massimo. Oltre allo scandaloso spettacolo delle catene e del guinzaglio, ciò che colpisce di tutta questa vicenda è la colossale sproporzione tra i fatti contestati e l’entità della pena prospettata.

Intanto, A Budapest, ieri mattina Roberto Salis ha fatto visita a sua figlia in carcere e, all’uscita, si è detto «moderatamente ottimista» per il futuro.

«Ilaria è ancora entusiasta per aver visto i suoi amici e qualche buon segnale sta arrivando anche dal carcere dove le sue condizioni sono migliorate», ha raccontato.

La situazione, ad ogni modo, resta molto delicata: la strada per il ritorno in Italia è complicata da percorrere (lo ha spiegato nuovamente Tajani: «È impossibile perché lei non ha commesso reati in Italia, ma può essere espulsa dall’Ungheria in caso di condanna»), ma i tanti interventi degli ultimi giorni e anche la telefonata Meloni e Orbàn segnalano quantomeno un certo interessamento alla situazione.

Se non si fossero accesi i riflettori dell’opinione pubblica è chiaro che Ilaria Salis avrebbe rischiato di scomparire in un buco nero come in tanti altri casi è accaduto.

Il Garante nazionale dei detenuti, poi, ha avviato «un’interlocuzione formale» con il proprio parigrado ungherese e, allo stesso tempo, ha attivato alcune procedure di tutela anche al Comitato prevenzione tortura del Consiglio d’Europa. Il caso arriverà lunedì pomeriggi anche a Strasburgo, dove alla plenaria dell’Eurocamera si dovrebbe tenere un dibattito.

Zoltan Kovacs, il portavoce di Orbàn, in serata è andato all’attacco su X: «I reati in questione sono gravi, sia in Ungheria che a livello internazionale. Le misure adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell’accusa del reato commesso. La credibilità di Ilaria Salis è altamente discutibile».

Kovacs ha attaccato anche György Magyar, uno degli avvocati ungheresi dell’italiana. La sua colpa? «È dichiaratamente di sinistra».

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31/01/2024

Il “caso Ilaria Salis” fuori dal diritto europeo

Lunedì 29 gennaio si è tenuta al tribunale di Budapest la prima udienza del processo a carico di Ilaria Salis, Tobias Edelhoff e Anna Christina Mehwald, a cui abbiamo assistito come osservatori internazionali per il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia e per l’Associazione europea dei giuristi e delle giuriste per la democrazia e i diritti umani nel mondo.

Ilaria Salis, maestra e cittadina italiana detenuta in pessime condizioni dallo scorso 11 febbraio in un carcere di massima sicurezza, è stata tradotta in aula con i polsi e le caviglie bloccate da manette e con una sorta di guinzaglio che le cingeva la vita, impugnato da un’agente di polizia penitenziaria.

Gli imputati erano inoltre seduti lontano dai propri difensori e scortati da agenti in tuta mimetica e passamontagna nero che sono rimasti loro vicino per tutta la durata dell’udienza.

Tali circostanze – in netto contrasto con i principi e le tutele previste dal diritto comunitario – oltre a configurare un trattamento degradante e lesivo della dignità, pongono gravi problemi in merito alla possibile influenza sull’imparzialità di giudizio, sulla violazione del diritto di difesa e sulla presunzione di innocenza.

Il reato contestato a Salis è lesioni potenzialmente mortali a fronte di referti medici che attestano lesioni guarite in un lasso di tempo che va dai 5 agli 8 giorni.

La pena comminabile va da un minimo di 2 a un massimo di 24 anni, lasciando un eccessivo margine di discrezionalità al giudice. La competenza è, peraltro, affidata ad un giudice monocratico nonostante la pena irrogabile sia potenzialmente superiore ai 20 anni.

Inoltre, il giudice che deciderà la causa ha già avuto accesso e conosciuto tutti gli atti dell’accusa, ha già emesso una sentenza di colpevolezza nei confronti del coimputato Edelhoff ed ha rigettato la richiesta di quest’ultimo di sostituzione della misura con altra meno afflittiva, esprimendosi così anche sulla necessità che rimanga in carcere nonostante la pena irrogata sia bassa, 3 anni, di cui uno interamente già scontato.

Nel nostro ordinamento, il reato contestato a Salis non sarebbe perseguibile per assenza della condizione di procedibilità, mancando la querela delle persone offese.

In base alla pena irrogabile sarebbe di competenza collegiale e verrebbe deciso da giudici terzi e imparziali che non hanno accesso agli atti dell’accusa né possono essersi già pronunciati sulla colpevolezza di altri coimputati.

Il diritto di difesa di Salis è stato compromesso anche dal mancato accesso a tutto il materiale probatorio, non avendo avuto la possibilità di visionare i filmati indicati dall’accusa come prove né avendo avuto la disponibilità di tutti i documenti tradotti in lingua italiana.

Infine, fino ad oggi, è stata negata a Salis la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari in Italia a fronte della sola esigenza cautelare del pericolo di fuga, non essendole contestato né il pericolo di inquinamento probatorio né quello di reiterazione del reato.

Tale circostanza risulta essere particolarmente allarmante tradendo, di fatto, una completa sfiducia nelle istituzioni italiane. La misura ben potrebbe essere eseguita con l’ausilio del c.d. braccialetto elettronico che offrirebbe le più ampie garanzie di controllo, scongiurando il pericolo cui la misura è sottesa.

Ci auguriamo che le autorità diplomatiche e il Governo siano in tempi rapidi in grado di porre fine alle violazioni riscontrate, ristabilendo le garanzie e il rispetto dei diritti che dovrebbero essere riconosciuti a ogni cittadino e a ogni cittadina italiana ed europea.

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