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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/06/2026

Continua l’accanimento contro Alfredo Cospito. Prorogato ancora il 41 bis

Le restrizioni del regime di 41 bis contro il prigioniero anarchico Alfredo Cospito verranno prorogate di altri due anni.

La Procura generale e la Direzione nazionale antiterrorismo continuano così ad accanirsi contro un detenuto politico in carcere ormai da anni e sottoposto ad un regime detentivo durissimo, con restrizioni anche sul tipo di romanzi che può ricevere e leggere in carcere.

Il ricorso presentato dal difensore avvocato Flavio Rossi Albertini, che chiedeva la sospensione del regime 41 bis, è stato infatti rigettato nell’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma in meno di un’ora.

Il ministero della Giustizia alla fine di aprile aveva rinnovato l’applicazione del 41 bis nei confronti di Cospito, attualmente detenuto nel carcere di Sassari.  Contro questa decisione era stato presentato un ricorso.

Sferzante il commento dell’avvocato Albertini, secondo cui “Il 41 bis a Cospito fa comodo a coloro che intendono governare una società sempre più lacerata, polarizzata tra ricchi e poveri, inclusi ed esclusi: un monito per chi sfida le istituzioni e uno strumento di propaganda per sviare l’attenzione dai problemi reali concentrando la narrazione pubblica sulla sicurezza e sui presunti nemici interni”.

La giustificazione per la proroga del 41bis a Cospito fa più volte riferimento alla morte di due militanti anarchici mentre confezionavano un ordigno al parco degli Acquedotti a Roma, addebitando così a Cospito – che è in galera da anni – il concorso morale in quanto accaduto, per dimostrare così la persistente pericolosità del movimento.

Le motivazioni con cui è stato rigettato il ricorso contro il 41 bis a Cospito sono che: “L’eventuale mancato rinnovo della misura avrebbe come effetto quello di restituire maggiori possibilità di comunicazione al fenomeno insurrezionalista rendendo più agevole la veicolazione di messaggi tesi a stimolare e istigare la commissione di gravi reati”. Per questa ragione si chiede di prorogare la misura “risultando aggravate le esigenze che avevano condotto all’applicazione del provvedimento”.

Rigettato il ricorso del legale di Cospito, il Tribunale di Sorveglianza deciderà nei prossimi giorni, ma sembra evidente come la decisione appare scontata.

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01/05/2026

Vendetta di Stato. Nordio rinnova il 41bis a Cospito

Il 41 bis è tortura. Il suo rinnovo contro Alfredo Cospito è una scelta politica punitiva che conferma il carcere come strumento di annientamento.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di rinnovare il 41 bis ad Alfredo Cospito. Il provvedimento, atteso entro il 4 maggio, è stato notificato al difensore Flavio Rossi Albertini e conferma la linea più dura possibile: nessun arretramento, nessuna revisione, nessun dubbio. Non è un atto tecnico. Non è routine amministrativa. È una scelta politica deliberata che va chiamata con il suo nome: vendetta.

Il 41 bis non è una semplice misura restrittiva. È isolamento prolungato, privazione dei contatti, compressione della parola, rarefazione della vita sociale fino al limite della sopportazione. È un regime che svuota la persona, che riduce l’esistenza a sopravvivenza controllata. Per questo, da anni, giuristi, osservatori e organizzazioni lo indicano come una forma di tortura. Non una metafora: una descrizione.

Il caso di Alfredo Cospito ha costretto il Paese a guardare dentro questo dispositivo. Sei mesi di sciopero della fame, tra il 2022 e il 2023, hanno rotto il silenzio. Hanno mostrato cosa significa vivere sotto quel regime: isolamento quasi totale, relazioni ridotte al minimo, controllo continuo. Hanno posto una domanda semplice e radicale: può uno Stato costituzionale infliggere tutto questo? La risposta di Nordio è stata altrettanto semplice: sì, e ancora.

Eppure il dato resta lì, inchiodato alla realtà. Cospito è sottoposto al massimo regime carcerario per un attentato – quello del 2006 a Fossano – che non ha provocato morti né feriti. La sproporzione non è un dettaglio: è il cuore del problema. Perché il 41 bis, qui, non serve a impedire collegamenti operativi. Serve a lanciare un messaggio. A dimostrare che lo Stato non arretra. A usare il corpo di un detenuto come terreno di affermazione del potere.

Non è giustizia. È esemplarità punitiva. Nel 41 bis l’uscita non è un percorso rieducativo. È una resa. È la collaborazione, la dissociazione, la rinuncia a sé. Questo è il meccanismo reale: non correggere, ma piegare. Non reinserire, ma spezzare.

E mentre si rinnova questo regime, si aggiungono ulteriori privazioni. A Cospito viene negata perfino la possibilità di leggere liberamente o ascoltare musica. Anche il pensiero, anche l’immaginazione, anche lo spazio interiore diventano oggetto di controllo. È la logica dell’annientamento che si fa totale.

Tutto questo collide frontalmente con l’Articolo 27 della Costituzione italiana. Non come formula astratta, ma come principio concreto: la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione. È difficile sostenere che un regime fondato sull’isolamento prolungato e sulla compressione sistematica delle relazioni possa avere una funzione rieducativa.

La verità è che il caso Cospito è diventato un banco di prova. E il governo ha scelto da che parte stare. Nordio sta difendendo e rafforzando il 41bis. Sta dicendo che questo modello di carcere non solo è legittimo, ma è necessario. Sta spostando il confine di ciò che è accettabile, rendendo normale ciò che normale non dovrebbe essere.

Il punto non è più solo Cospito. Il punto è lo Stato che usa la pena per annientare, che risponde al dissenso con l’isolamento estremo, che confonde sicurezza e vendetta, sta già scivolando fuori dal perimetro costituzionale. E quando questo accade, non è il detenuto a essere sotto processo. È il sistema.

Il rinnovo del 41 bis non chiude nulla. Conferma tutto. Conferma che il carcere duro, in Italia, non è uno strumento eccezionale. È diventato un linguaggio politico. Un messaggio. Un avvertimento. E questo, in uno Stato di diritto, dovrebbe essere inaccettabile.

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26/04/2026

Gli orrori del 41 bis. I pericolosi libri negati ad Alfredo Cospito

Il Pg ricorre in Cassazione per bloccare acquisti autorizzati dal Tribunale di Sorveglianza: contestati testi ritenuti portatori di messaggi di disobbedienza e critica sociale. Sullo sfondo la decisione imminente di Carlo Nordio sul rinnovo del 41 bis ad Alfredo Cospito.

Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato.

I libri sono: “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson edizioni Adelphi; “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey ed. Bollati Botinghieri. “Ghost Story” di Peter Straub ed. Fanucci. Il cd è “Who Let the Dogs Out” di Lambrini Girls.

Il Pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista... 

Secondo la Procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri e CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.

Questo è il clima in cui nei primi giorni di maggio il ministro della Giustizia Carlo Nordio deciderà se prorogare o meno la tortura del 41 bis che affligge Cospito dal 2022 per decisione del ministro Marta Cartabia. La decisione appare scontata. Il detenuto anarchico continua a pagare il coraggio con cui aveva fatto un lunghissimo sciopero della fame contro il carcere duro che riguarda in Italia oltre 700 reclusi.

Tutto ciò nonostante la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si fosse detta favorevole a sostituire il 41 bis con il regime dell’alta sicurezza, meno afflittivo. È un storia che appare senza fine. Quello sciopero della fame è stato considerato in pratica “a scopo di terrorismo”. È una vicenda in cui magistratura e politica non litigano. Anzi vanno d’amore e d’accordo. E di garantisti in giro non se ne vedono.

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08/05/2025

Cospito è un perseguitato dallo Stato: all’anarchico negati persino i libri

I libri sono pericolosi. Nel caso specifico parliamo di un testo sui vangeli apocrifi, uno di fisica quantistica e due di fantascienza. La direzione del carcere di Sassari Bancali ne ha vietato l’acquisto all’anarchico Alfredo Cospito adducendo un parere negativo dell’autorità giudiziaria che non vi sarebbe stato secondo i difensori, i quali hanno presentato ricorso. Sarà celebrata un’udienza per stabilire se Cospito può avere quei libri perché evidentemente la giustizia ha tempo da perdere.

“Nell’ultimo mese – spiega l’avvocato Flavio Rossi Albertini – a Cospito era stato negato pure l’acquisto di un Cd musicale. Era stato negato l’accesso alla biblioteca del carcere che non aveva neppure provveduto a ritirare tempestivamente un pacco inviatogli dalla sorella, determinandone il rinvio al mittente”. In relazione all’accesso alla biblioteca la direzione della prigione spiegava che il “disguido” era stato generato da problemi organizzativi interni e che sarebbe stato emesso apposito ordine di servizio.

Le condizioni di detenzione dì Cospito ristretto al 41bis sono peggiorate non proprio per caso dopo la condanna in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove, per la vicenda delle intercettazioni ambientali divulgate in Parlamento, delle conversazioni tra Alfredo e gli altri reclusi che all’epoca facevano parte del “gruppo di socialità”.

Altre “coincidenze” che viene da pensare possano avere il loro peso in questa vicenda sono le dimissioni alla fine del dicembre scorso del direttore del Dap, Giovanni Russo, che aveva testimoniato non proprio a favore di Delmastro nel processo a suo carico, e ancora, il ritorno al comando della sezione 41bis di Bancali del graduato del gruppo operativo mobile che era stato trasferito proprio per il suo coinvolgimento nella faccenda delle intercettazioni.

Alfredo Cospito sta continuando a pagare sulla propria pelle il lunghissimo sciopero della fame per protestare contro il 41bis non solo e non tanto per sé ma per gli altri 700 detenuti ai quali viene applicato.

Le simpatie suscitate dal digiuno avevano messo in imbarazzo il sistema che da allora si sta vendicando. Era stato considerato una sorta di sciopero della fame “a scopo di terrorismo”. La storia dei libri negati è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Negare la possibilità di leggere rappresenta una tortura ulteriore.

Libri pericolosi. Negli anni ‘70 un bambino spiegava l’arresto del padre “terrorista” dicendo: “Aveva troppi libri in casa”.

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19/05/2024

Lo strano caso della premier che riceve un ergastolano dagli USA

Chico Forti, imprenditore 65enne condannato all’ergastolo negli Usa per omicidio, che ha già scontato 24 anni di pena in Florida, è arrivato ieri in Italia ed è stato subito portato nel carcere di Rebibbia prima di essere trasferito a Verona e – con tutta probabilità – essere poi scarcerato applicando la normale legislazione penitenziaria che dovrebbe, ma solo in teoria, valere per tutti i detenuti.

Siamo naturalmente contenti di sapere che un detenuto sia prossimo alla liberazione, specie dopo 24 anni di carcere.

Ci sorprende, comunque, che per riceverlo si sia scomodata addirittura la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, notoriamente poco sensibile ai diritti dei detenuti (vedi il povero Alfredo Cospito, che non ha ucciso nessuno né è stato mai neanche accusato di omicidio).

Ma certo Alfredo non è un imprenditore...

Rimaniamo contenti di sapere che Forti sarà liberato anche se condannato da uno “stato democratico” che in teoria dovrebbe avergli garantito tutti i diritti a una difesa e un processo giusto. Si può naturalmente essere fiduciosi nella sua innocenza, ma finché un tribunale con tutti i crismi non l’avrà dichiarato tale, riaprendo il processo da capo, resta pur sempre un condannato in via definitiva (che comunque ha scontato, secondo noi e la cultura giuridica europea, fin troppi anni di carcere).

24 anni di carcere ci sembrano troppi anche nel caso di un omicidio ignobile come quello per cui è stato accusato e condannato Forti: il 15 febbraio 1998 il giovane Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale Forti stava acquistando il Pikes Hotel, a Ibiza, viene trovato assassinato sulla spiaggia di Sewer Beach, a Miami.

Gli inquirenti telefonarono all’albergo e vennero a sapere che Dale era partito per Miami per annullare la vendita dell’albergo di proprietà del padre, dopo che un mediatore aveva detto a Dale che Forti stava truffando il padre Anthony Pike, da tempo affetto da demenza.

Un reato molto “imprenditoriale”, di cui comunque Forti si è sempre dichiarato innocente.

Non abbiamo nulla in contrario rispetto al suo rientro in Italia e alla sua scarcerazione, ripetiamo. Ci sembra però curiosa l’immensa sollecitudine di tutto il centrodestra per questo caso, mentre su mille altri ha un atteggiamento diametralmente opposto.

Ad esempio, un’altra nostra connazionale imprigionata con l’accusa – ancora non dimostrata né confermata da condanna, neppure di primo grado – di aver fermamente “accarezzato” un paio di neonazisti ungheresi è, invece, considerata (per esempio dal vicepresidente del consiglio) non meritevole dell’interessamento del governo italiano.

Forse perché non è un imprenditore. Anzi, è addirittura antifascista...

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21/03/2024

La tortura del 41bis per Alfredo Cospito deve continuare

In pratica è stata confermata la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, unico giudice in tutto il paese a decidere sull’articolo 41bis, dove a livello di motivazione si diceva che Alfredo Cospito è ancora più pericoloso perché il lunghissimo sciopero della fame per protestare contro il carcere duro ne ha aumentato il carisma soprattutto nella considerazione degli anarchici e di chi lo sostiene all’esterno della prigione.

Il Tribunale di Sorveglianza non aveva tenuto in alcuna considerazione il parere della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che aveva sostenuto la scelta di revocare l’articolo 41bis a favore dell’alta sorveglianza il regime appena un gradino sotto mantenendo la censura sulla posta.

Insomma almeno per il momento non sembrano esserci vie di uscita. Al di là del fatto che la difesa aspetta la fissazione dell’udienza davanti alla Cedu, la corte europea dei diritti dell’uomo, ma si tratta in ogni caso di un percorso dai tempi non certamente brevi.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari esulta per la decisione della Cassazione dicendo: “Benissimo, Cospito deve rimanere in carcere a scontare la sua pena al 41bis. Niente sconti o premi per i nemici dello Stato”.

Replica l’avvocato Flavio Rossi Albertini: “Lèggendo il commento del sottosegretario sorge il fondato sospetto che la vicenda Cospito sia stata profondamente influenzata dalla politica”. E su questo non sembrano esserci dubbi dal momento che in riferimento al processo al sottosegretario Andrea Del Mastro per violazione del segreto d’ufficio in merito alla carcerazione di Cospito i partiti con il PD che chiede di essere parte civile regolano i loro conti sulla pelle di un anarchico torturato.

Il commento e l’analisi approfondita a Radio Onda d’Urto di Flavio Rossi Albertini, legale di Alfredo. Ascolta o scarica.

In questa vicenda il vero irriducibile appare lo Stato sempre pronto a perpetuare l’emergenza in un quadro di repressione senza sovversione. Una sorta di ultimo giapponese che ha evocato gli anni di piombo persino per un ragazzino che ha mimato la pistola P38 in Senato in direzione di Giorgia Meloni.

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29/12/2023

Cospito, giudici sbloccano lettera in inglese, “nessun rischio”

I giudici del Tribunale di Torino hanno accolto il reclamo di Alfredo Cospito contro la decisione della corte di assise di appello che aveva bloccato una lettera in inglese con un disegno a penna raffigurante diverse persone che parlavano tra loro.

“Pur emergendo che il redattore della lettera appartiene a ambienti anarchici – scrivono i giudici – traspare che questi si limita a informarsi delle condizioni di salute di Cospito augurandosi che siano buone, a deprecare che sia stato sottoposto al regime del 41bis e a manifestargli solidarietà per il lungo sciopero della fame che aveva intrapreso”.

“Non constano elementi concreti che la missiva e il disegno possano contenere messaggi criptici suscettibili di pregiudicare le indagini di incentivare la commissione di reati o di mettere a repentaglio la sicurezza e l’ordine dell’istituto penitenziario”.

Alfredo Cospito è detenuto nel carcere di Sassari Bancali ed è in attesa che venga fissata l’udienza al Tribunale di Roma per discutere il ricorso contro l’applicazione del 41bis.

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26/12/2023

Anarchici a processo per un giornaletto a Massa

Le mobilitazioni in solidarietà con Alfredo Cospito nel corso del lunghissimo sciopero della fame portano alla celebrazione dell’ennesimo processo che inizierà il prossimo 9 gennaio davanti al Tribunale di Massa con rito immediato. I reati contestati dalla procura di Genova sono quelli di istigazione a delinquere e offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica.

4 imputati sono agli arresti domiciliari in 5 hanno l’obbligo di dimora e uno è libero. L’inchiesta è quella denominata Scripta Scelera e ruota intorno alla rivista Bezmotivny, accusata in un altro troncone di indagine per stampa clandestina nonostante fosse stata in bacheca sulla pubblica via.

Il quadro dell’indagine è abbastanza pasticciato con il processo che viene celebrato mentre si è ancora in attesa dell’udienza in Cassazione sulle misure cautelari.

Sotto accusa c’è una storia di solidarietà di internazionalismo di lotta di classe. Il prossimo 9 gennaio davanti al Tribunale ci sarà un presidio contro la censura e un comunicato che indice la mobilitazione afferma che non basteranno le acrobazie tecniche di un magistrato in cerca di autore a far sì che un percorso politico venga giudicato e liquidato alla chetichella.

Nel recente passato la procura di Roma aveva avuto l’idea di procedere con il rito immediato nell’operazione Byalistock senza avere grande fortuna.

Bezmotivny ricorda la storia di altri giornali e riviste dell’area antagonista finiti a processo. Chi ha i capelli e la barba bianca ha memoria della rivista dell’autonomia operaia “Metropoli” finita nei guai ormai quasi mezzo secolo fa per un fumetto sul caso Moro.

Scripta Scelera è una delle tante inchieste aperte sugli anarchici negli ultimi anni dove viene contestata anche l’associazione sovversiva con finalità di terrorismo quasi sempre caduta ancora prima di arrivare in aula.

Evidentemente la pista anarchica è eterna e ha ripreso vigore come si diceva all’inizio per reprimere la solidarietà ad Alfredo Cospito detenuto nel carcere di Sassari Bancali col regime del 41bis che gli nega anche il diritto di accedere alla biblioteca centrale della prigione.

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23/12/2023

Storia della caccia al fantasma anarchico

Per merito del lungo sciopero della fame contro il 41bis di Alfredo Cospito siamo tutti tornati per diversi mesi a parlare di anarchici, come non accadeva dai tempi dell’inchiesta su piazza Fontana.

Ne scrive Mario Di Vito in “La pista anarchica. dai pacchi bomba al caso Cospito”, 166 pagine, 18 curo, Edizioni La Terza. Di Vito non è un anarchico anche se racconta dì conoscerne molti, fa il giornalista al Manifesto dove si occupa di cronaca e politica giudiziaria, con spinto critico nei confronti della magistratura, a differenza della stragrande maggioranza dei cronisti.

Nel libro racconta gli anarchici degli ultimi 30 anni a partire dai pacchi bomba del 1990, per poi illustrare la caterva di inchieste che si sono succedute e dove molto spesso l’accusa di “associazione sovversiva finalizzata al terrorismo” non ha trovato riscontri, a volte addirittura cassata in sede di riesame.

Di Cospito si paria a lungo spiegando che a differenza, per esempio, di Valpreda il quale affermava la sua innocenza, l’anarchico abruzzese – poi trasfentosi in Piemonte – rivendica di essere un “terrorista”.

Non è un assassino, aveva ferito il manager Roberto Adinolfi rimediando la condanna a 9 anni e 6 mesi Poi i pacchi bomba di Fossano che non provocarono morti o feriti ma che sono costati la condanna a 23 anni dopo aver rischiato di prendere l’ergastolo per “strage politica”, un’accusa non contestata neanche ai responsabili delle uccisioni di Falcone e Borsellino.

La battaglia contro il 41bis il motto di Cospito è stato “non per me ma per gli altri innanzitutto anziani e malati“. Scrive Di Vito: “Un anarchico insurrezionalista, un bombarolo, uno che di solito si esprime soltanto per minacciare i suoi nemici si sta trasformando in un difensore dell’ordine costituzionale del paese. E per farlo umilia Nordio”.

Nordio infatti prima di fare il ministro aveva sostenuto che il 41bis era incivile. Poi arrivato in via Arenula si è ben guardato dal revocare l’articolo del carcere più duro firmato nel maggio del 2022 da Marta Cartabia.

Poi fuori a lottare sono rimasti solo gli anarchici. Il caso ha finito di offrire spunti ai giornalisti e con un gioco di parole rispunta solo quando i partiti, tra l’altro tutti favorevoli al 41bis, litigano tra loro, come è successo per il caso del sottosegretanio Andrea Delmastro, un politico che al di là delle ipotizzate responsabilità penali è abbonato alle gaffe e agli autogol.

Nel 2003 arriva a casa di Romano Prodi, allora capo della commissione europea, un pacco con dentro una copia del Piacere di Gabriele D’Annunzio, da dove parte una fiammata. Attentato rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale. Di Vito racconta che da allora la vicenda impegnerà le procure di mezza Italia per indagare sulla battaglia contro lo Stato e il capitale.

A condurla poche decine di persone che nemmeno si conoscono tra loro. “Venti anni di piste e vicoli ciechi alla ricerca di un fantasma, il fantasma dell’anarchia vendicatrice” sintetizza l’autore.

Durante le manifestazioni a favore di Cospito decine di anarchici sono stati denunciati per reati di piazza, inducendo le destre e i sindacati di polizia a varare, come in realtà tentano di fare da tempo, il reato di “terrorismo di piazza”.

Sono gli stessi refrattari (eufemismo) a dotare i poliziotti di un numero identificativo.

Il lavoro di Mario Di Vito è utile, anche a chi non ne condivide contenuti e idee, per capire come funziona la democratura italiana. E serve per continuare a parlare e a denunciare la tortura del 4ibis che però non è nato con le stragi di mafia. Si tratta infatti semplicemente della continuazione dell’”articolo 90” introdotto ai tempi della madre di tutte le emergenze e mai revocato per annientare l’identità dei detenuti politici oltre ad attaccarli fisicamente e psicologicamente.

Oggi oltre a Cospito il 4lbis viene applicato ad altri tre detenuti politici Marco Mezzasalma, Roberto Morandi e Nadia Lioce. Tutti ex militanti delle Brigate Rosse [in realtà di una formazione successiva, che ne aveva ripreso il nome, ndr] che non esistono più da oltre 20 anni.

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17/12/2023

No ai libri: i pm si accaniscono su Cospito

L’unica cosa che Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41bis nel carcere di Sassari Bancali, può fare per passare il tempo è leggere che tra l’altro resta la sua passione da sempre. Ma può, diciamo, rifornirsi solo dalla biblioteca destinata ai reclusi del 41bis.

Nei giorni scorsi, racconta l’avvocato Maria Teresa Pintus che assiste l’anarchico insieme a Flavio Rossi Albertini, è stata celebrata un’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza.

L’oggetto del contendere era la possibilità di accedere all’elenco dei libri contenuti nella biblioteca centrale del carcere perché in quella del 41bis sono veramente pochi. L’avvocato ha chiesto anche di poter utilizzare i libri contenuti nella biblioteca del comune di Sassari.

Il pm ha chiesto ai giudici di rigettare il reclamo perché non si tratta di un diritto e perché i libri non possono entrare da altre vie. La richiesta ovviamente faceva riferimento alla possibilità di ricevere i libri attraverso gli agenti penitenziari. Ma il magistrato non ha voluto sentire ragioni.

Adesso il Tribunale di Sorveglianza ha cinque giorni di tempo per decidere ma si tratta di un termine assolutamente non perentorio. Insomma la tortura continua. I libri evidentemente nella logica dei burocrati del carcere sono un pericoloso veicolo di messaggi, soprattutto quelli della biblioteca centrale della prigione, per non parlare di quella del Comune di Sassari.

Alfredo Cospito oltre che scontare la condanna per i pacchi bomba di Fossano (nessun morto, nessun ferito, 23 anni di reclusione, più del doppio per il ferimento del manager Roberto Adinolfi) sta pagando una sorta di reato politicamente molto più grave, il lungo sciopero della fame di sei mesi che aveva messo in crisi il sistema dove a un certo punto non sapevano più che pesci pigliare.

Di qui l’accanimento terapeutico sui libri, la negazione di un compact disk musicale, il blocco di due magliette dove sarebbero stati raffigurati dei teschi e invece non era vero. Insomma un 41bis che va ben oltre lo spirito e la lettera dell’articolo più duro del regolamento penitenziario.

Per il resto Alfredo è in attesa della fissazione dell’udienza sulla revoca del 41bis chiesta dagli avvocati dopo la mancata risposta del ministro Nordio. Se ne occuperà il Tribunale di Sorveglianza di Roma l’unico in tutta Italia dove si discutono i reclami contro l’applicazione del carcere duro.

Perché evidentemente non ci si fida dei tribunali territoriali violando persino il principio del giudice naturale. Il tutto nel silenzio generale, perché da tempo di Cospito sui giornali si parla esclusivamente come riflesso del processo per violazione di segreto al sottosegretario Andrea Del Mastro. E lui l’anarchico, sulla cui pelle i partiti regolano i conti tra loro, ai suoi legali ha riferito di divertirsi a leggere le notizie sul caso che indirettamente lo riguarda.

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12/11/2023

“Niente musica per Cospito!”

Non basta che un giudice di sorveglianza decida che Alfredo Cospito ha diritto ad avere un Cd per ascoltare musica. Il Dipartimento della amministrazione penitenziaria ha presentato ricorso e sarà adesso un collegio di tre giudici a fare la scelta. Insomma il 4lbis con le sue durezze anche quelle più assurde non demorde.

Nel ricorso si fa l’esempio dei cantanti neomelodici “che raccontano contesti malavitosi e di contrapposizione anche aperta ai poteri dello Stato e dunque in contrasto con il trattamento e la rieducazione previsti dall’ordinamento penitenziario esaltando la criminalità organizzata”.

Inoltre il personale penitenziario sarebbe “gravato dai controlli da esercitare” sui contenuti della musica.

I canali Tv e radio dovrebbero essere sufficienti secondo il Dap a soddisfare le esigenze dei detenuti che intendono ascoltare musica.

Insomma siamo all’accanimento terapeutico esemplificato anche dalla circostanza che gli erano state bloccate un paio di magliette ricevute in regalo perché avrebbero contenuto il disegno di teschi.

Per ascoltare musica è presumibile che l’anarchico debba aspettare alcuni mesi perché sono questi i tempi del tribunale di sorveglianza per fissare l’udienza sull’impugnazione fatta dal Dap.

Secondo il giudice Eugenie Giovannelli va rispettato il diritto di ascoltare musica come attività culturale e ricreativa. Ma il Dap è li per cercare il pelo nell’uovo con una dedizione degna di miglior causa.

“Bisogna evitare che nei Cd siano occultati non soltanto oggetti non consentiti e pericolosi, ma perché potrebbero giungere al detenuto nel regime differenziato messaggi non identificabili dall’esterno ma conosciuti dai sodali così da corrersi il concreto rischio che attraverso il Cd possano essere veicolate informazioni non consentite e pericolose per la sicurezza“, è la fantasia del Dap secondo cui ascoltare musica via Cd non può essere certamente ritenuto un diritto soggettivo.

Sempre il Dap ricorda che la Cassazione ha ritenuto legittimo il provvedimento con il quale è stata messa una limitazione all’accumulo di libri “atteso che tale disposizione non incide sui diritti del detenuto allo studio”.

Ovviamente qui siamo ben oltre lo spirito e la lettera dell’articolo 4lbis il cui obiettivo è quello di evitare contatti con le organizzazioni criminali di appartenenza. In realtà il carcere duro in queste modalità serve ad annientare l’identità culturale e politica delle persone, come del resto succedeva negli anni ‘70 e ‘80 con l’articolo 90.

La musica per stare in tema purtroppo è sempre la stessa.

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24/10/2023

“Deve restare al 41bis perché anarchico”!

Non è servito nemmeno il parere positivo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo per liberare l’anarchico Alfredo Cospito dall’applicazione del carcere duro previsto dall’articolo 4l bis del regolamento penitenziario.

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, l’unico competente a decidere in materia in tutto il paese, ha rigettato il reclamo presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini.

Secondo i giudici “Cospito è estremamente pericoloso” e lo è ancora di più in ragione dello sciopero della fame protratto per sei mesi e che viene definito “clamoroso”.

L’aumento degli attentati e di azioni violente (in questa categoria anche le manifestazioni di solidarietà) viene considerato coincidente non con l’applicazione del 4l bis, ma con l’avvio del digiuno.

L’iniziativa dello sciopero della fame avrebbe “infuocato gli animi delle formazioni anarchiche” e avrebbe dato maggiore carisma a Alfredo Cospito all’interno del sodalizio che viene ritenuto tuttora operativo.

Secondo i giudici sarebbe contraddittorio e non coerente il parere della Direzione nazionale antiterrorismo perché dall’attività di questo organismo in realtà emergerebbero plurimi elementi di segno contrario attestanti la pericolosità dell’anarchico figura di vertice del movimento.

Non emergono elementi concreti per giustificare una attenuazione del regime carcerario, è la posizione del Tribunale che vede il rischio di collegamenti “con i sodali esterni”. I giudici poi ribadiscono che da parte di Cospito non c’è stato nessun segnale di dissociazione e ravvedimento.

Anzi intervenendo nelle udienze l’anarchico avrebbe continuato a propugnare il metodo della lotta armata e delle azioni violente.

Insomma i giudici non demordono e lo fanno anche con una prosa che sta a metà strada tra l’Ottocento e gli anni ‘70, quando c’erano i morti per le strade e prese avvio l’infinita emergenza italiana. I reclusi al 4l bis sono circa 750, molti di più rispetto ai tempi delle stragi mafiose.

I “politici” sono quattro. Con Cospito, tre ex delle Brigate Rosse, organizzazione che non esiste da oltre 20 anni.

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19/10/2023

Anche per l'“Antiterrorismo” Alfredo Cospito può uscire dal 41bis

La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e gli organi centrali di polizia, nell’udienza di oggi davanti al tribunale di sorveglianza di Roma hanno chiesto la revoca del 41 bis per Alfredo Cospito.

Una decisione che, insieme alla valutazione della “lieve entità compiuta” dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino sull’attentato alla scuola allievi carabinieri nel Piemonte, “ridimensiona, depotenziandola notevolmente, l’enfatizzazione della figura del Cospito, dello spessore e della caratura criminale“.

Lo rende noto il difensore dell’anarchico, l’avvocato Flavio Rossi Albertini. I giudici si sono riservati di decidere.

La difesa di Alfredo Cospito si è rivolta al tribunale contro i rigetti da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio di due istanze di revoca anticipata del regime detentivo speciale del 41 bis a cui è sottoposto l’anarchico.

Nel reclamo presentato, il difensore di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, ricorda che “il presupposto applicativo del regime differenziato adottato” nei confronti dell’anarchico “è stato espressamente individuato nella necessità di interrompere l’attività comunicativa dello stesso, al fine di sanzionare l’istigazione ravvisata nel suo contenuto” e che per due volte il Tribunale del Riesame “ha escluso che le esternazioni del Cospito siano idonee ad istigare, ovvero che le stesse rappresentino indicazioni idonee ad indirizzare i soggetti presenti all’esterno a determinarsi a specifiche condotte criminose, ritenendo al contrario che le medesime si sostanzino nella manifestazione del pensiero politico del suo autore“.

Condividiamo fin dall’inizio le valutazioni della difesa di Cospito. Ed è altrettanto evidente che se la Direzione Nazionale Antiterrorismo ha finalmente “rivisto” la propria posizione, sottoscrivendo ora la richiesta di togliere Alfredo dal 41bis, per il Tribunale di Sorveglianza non dovrebbe esserci più alcun ostacolo per accogliere la richiesta.

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05/10/2023

Cassazione, cartoline anonime e anarchiche non sono pericolose

Due cartoline provenienti da autori non ben identificati e con saluti anarchici non sono da considerare pericolose per la sicurezza dello Stato e vanno consegnate al destinatario.

Che poi è sempre lui, Alfredo Cospito detenuto nel carcere di Sassari Bancali in regime di 41bis. Lo ha stabilito la Cassazione rigettando il ricorso del procuratore generale della città sarda contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza.

“L’ordinanza impugnata aveva dato conto del fatto che le cartoline indirizzate a Cospito benché prive dell’indicazione del mittente alla luce del loro contenuto non evidenziavano profili di pericolosità per la sicurezza interna e esterna escludendo che in tal senso potesse assumere la provenienza della stessa da soggetti aderenti alla medesima ideologia anarchica del destinatario – scrivono i giudici della Suprema Corte.

Nel pervenire a tale conclusione il Tribunale si è conformato all’insegnamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui ai fini del giudizio di pericolosità della corrispondenza il trattamento deve essere motivato in relazione alle specifiche situazioni indicate dagli articoli di legge”.

Secondo la Cassazione l’interpretazione contenuta nel ricorso si scontra inevitabilmente con i principi costituzionali in tema di libertà e segretezza della corrispondenza. Il carattere anonimo della corrispondenza indirizzata al detenuto ristretto in regime di 41bis non è indice di pericolosità. Non si può prescindere dal contenuto della corrispondenza affermano i giudici della Cassazione.

Il procuratore generale insomma ha fatto un buco nell’acqua. Sembra assurdo che si debbano celebrare delle udienze per decidere la consegna di semplici cartoline con “saluti anarchici”.

Ormai siamo oltre lo spirito e la lettera dello stesso articolo 41bis del regolamento carcerario. Si tratta di vessazioni vere e proprie che nulla hanno da spartire con la necessità di impedire contatti e legami con organizzazioni esterne.

Però è questa la vera tragedia, per consegnare due cartoline siamo arrivati fino in Cassazione.

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27/09/2023

Cospito, reclamo contro divieto di leggere stampa locale

Il 3 ottobre sarà discusso davanti al Tribunale di Torino il provvedimento con cui la corte di assise di appello il primo agosto aveva prorogato la limitazione di acquistare giornali dall’area di provenienza per Alfredo Cospito, attualmente recluso nel carcere di Sassari Bancali in regime di 41 bis.

Nel reclamo gli avvocati Flavio Rossi Albertini e Maria Teresa Pintus ricordano che in Italia la stampa non può essere soggetta a autorizzazioni o censure e di fatto se ne impedisce la divulgazione vietando al destinatario del provvedimento di attingere alle notizie pubblicate liberamente dai giornali del luogo geografico di origine.

I legali affermano che vengono violati diritti tutelati dalla Costituzione. Cospito è imputato in diversi processi che si svolgono presso le sedi giudiziarie dei luoghi di origine. Si tratta di poter reperire informazioni che potrebbero essere utili alla sua difesa.

La mancanza di informazioni impedisce inoltre di poter reagire contro alcuni reati come per esempio la diffamazione. In questo modo il diretto interessato non può chiedere la rettifica o la smentita di una notizia.

Il decreto di inibizione a leggere la stampa locale, aggiungono gli avvocati, non individua un pericolo in concreto bensì in astratto che attraverso la lettura il detenuto possa comunicare con l’esterno.

Esiste contraddizione nel sostenere che il detenuto in regime speciale riesce a mandare ordini all’esterno attraverso la lettura dei giornali locali e contestualmente si sostiene che l’applicazione del 41bis sarebbe dettata dalla necessità di impedire i contatti con l’esterno. Delle due l’una. O il 41bis impedisce i contatti con l’esterno o ciò che si vuole ottenere è ben altro.

Gli avvocati dì Cospito presenteranno anche un altro reclamo relativo a una questione non solo meno importante, ma che dovrebbe essere rubricata come scempiaggine dal momento che la direzione del carcere di Sassari ha bloccato due magliette mandate dalla sorella perché raffigurerebbero dei teschi.

In realtà si tratta di una maglietta dei Goonies e di un mostriciattolo di Dungeons e Dragons.

Insomma, siamo alle comiche. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Ma purtroppo bisognerà fare un’udienza anche su questo perché la pista anarchica è eterna. In un’epoca di repressione senza sovversione.

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16/09/2023

I giudici restituiscono a Cospito le foto dei parenti

”È del tutto ragionevole ritenere che le 29 fotografie di cui si discute siano le stesse che Alfredo Cospito poteva tenere già nel carcere di Milano”.

È uno dei passaggi delle motivazioni con cui i giudici di Torino hanno deciso che siano restituite al detenuto anarchico le immagini di genitori e parenti oltre alle cartoline e a varia corrispondenza.

I giudici hanno accolto il reclamo presentato dal difensore Flavio Rossi Albertini. I giudici spiegano che non conta niente il fatto che le immagini possano riguardare persone sconosciute.

“La consegna delle foto non pregiudica nulla. Si tratta di foto risalenti a decenni fa come si apprezza dall’abbigliamento delle persone in contesti domestici e familiari. Non appaiono celare messaggi critici e non mettono a repentaglio l’impostazione del regime penitenziario del 41bis”.

Nell’udienza di due giorni fa il pm della procura di Torino Paolo Scafi aveva affermato che le foto avrebbero potuto contenere messaggi criptici.

Si tratta dello stesso pm che era stato applicato nel processo di appello per i pacchi bomba di Fossano e dello stesso pm che nei giorni scorsi aveva chiesto pene superiori a un anno di reclusione per una dozzina di studenti responsabili di aver occupato aulette universitarie. Scafi negava anche la sospensione condizionale della pena perché gli imputati non si erano pentiti.

Cospito è attualmente detenuto nel carcere di Sassari dove le foto erano state “bloccate” nonostante avessero avuto nella prigione di Opera in precedenza il visto favorevole della censura.

Cospito protagonista di un lungo sciopero della fame attende l’udienza del prossimo 19 ottobre per discutere la revoca del 41bis dopo che l’apposita istanza mandata al ministro Nordio non aveva ricevuto risposta.

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17/07/2023

I giudici decidono se Cospito può tenere la foto dei genitori morti...

Per capire qualcosa dell’amministrazione della giustizia, delle carceri e in definitiva di questo paese va considerato che il prossimo 14 settembre davanti al tribunale circondariale di Torino sarà celebrata un’udienza apposita per stabilire se l’anarchico Alfredo Cospito abbia diritto o meno di tenere in cella, nel carcere di Sassari Bancali, le foto dei suoi genitori defunti.

Cospito, recentemente condannato a 23 anni di reclusione per i pacchi bomba di Fossano dalla Corte di assise di appello di Torino (di qui la competenza anche su foto sì è foto no), aveva la disponibilità delle immagini, poi tolte e restituite quando era ospite del supercarcere di Opera.

Una volta tornato dopo il lunghissimo sciopero della fame a Sassari arrivava la decisione di toglierle da parte della direzione che le mandava alla Corte del capoluogo piemontese. Qui i giudici decidevano di trattenerle.

Il difensore avvocato Flavio Rossi Albertini presentava reclamo. Se ne discuterà il 14 settembre insieme alla possibilità per Cospito di poter avere due lettere in entrata.

Non c’è ancora una motivazione del “trattenimento” da parte dei giudici, ma solo le scarne ragioni descritte dai responsabili del carcere di Sassari che l’avvocato definisce “risibili”.

Insomma bisogna discutere della “pericolosità” delle foto equiparate di fatto a pistole coltelli e fucili.

Tutto ovviamente rientra nell’applicazione dell’articolo 41bis del regolamento penitenziario disposto dal ministro Marta Cartabia nel maggio dell’anno scorso, confermato dal Tribunale di Sorveglianza di Roma dove prima o poi si svolgerà una nuova udienza perché il ministro Carlo Nordio non ha risposto all’istanza della difesa di revocare il carcere più duro.

Siamo ben oltre anche la tortura del 41bis perché si tratta di un accanimento per far pagare a Cospito la battaglia con il digiuno (che ha portato danni neurologici guaribili solo in parte), fatta non solo per sé ma soprattutto per gli altri 750 reclusi murati vivi.

Per giunta, giusto adesso che di Alfredo Cospito non si parla più, tranne un breve accenno dei giornali nella vicenda dell’imputazione coatta per il sottosegretario Andrea Del Mastro, imputato di aver violato il segreto in una indagine nata da un esposto presentato in procura a Roma da Sinistra e Verdi.

Una sorta di regolamento di conti tra i partiti sulla pelle di un anarchico detenuto condannato persino a non potersi ricordare dei volti dei genitori.

Dunque una pena accessoria, come se non bastassero impossibilità di leggere tutto quello che vuole e di scrivere articoli per le riviste dell’area anarchica oltre alle pochissime ore d’aria.

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07/07/2023

Fascisti sotto botta per come abusano del potere

È più forte di loro, non ci possono fare niente. Non sono serviti decenni di bagni a Fiuggi (la città dove Gianfranco Fini aprì il processo di trasformazione del Movimento Sociale in un partito “costituzionale”) per cambiare la natura dei fascisti italiani.

Semplicemente, non riescono ad accettare alcuna differenza o contrasto. Non reggono il confronto, dunque lo eliminano...

Già in difficoltà per la penosa esibizione di Daniela Santanché sui banchi del Senato – impegnata a spergiurare di “non essere indagata” per le altrettanto penose vicende delle sue “imprese”, proprio mentre tutti i giornali erano obbligati a parlare della sua “iscrizione al registro” fin da novembre 2022 (desecretata perciò da febbraio, tre mesi dopo, come da codice di procedura) – i “fratellini nazionali” guidati da Giorgia Meloni hanno dovuto affrontare l’“imputazione coatta” per il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.

Immediata è partita da “ambienti di Palazzo Chigi” una nota avvelenata che si chiedeva retoricamente se «una fascia della magistratura abbia scelto di svolgere un ruolo attivo di opposizione. E abbia deciso così di inaugurare anzitempo la campagna elettorale per le elezioni europee».

Sembra Berlusconi fin dai primi giorni, certo, ma è “Giorgia” proprio ora.

Come i nostri lettori sanno, non amiamo fatto la magistratura italiana. A parte pochi casi di persone davvero “indipendenti”, questo corpo dello Stato è composto da personaggi disponibili a molti e diversi compromessi, sia con “la politica” che con “le imprese” o “i servizi”.

I casi più recenti – quello di Luca Palamara o quello che ha avuto per protagonista l’avvocato Amara – hanno illuminato un mondo di relazioni quantomeno “non istituzionali”, dove si decidono le carriere e le fortune in base ad appartenenze più massoniche che partitiche, e dove quindi si contratta di tutto. Meno che la Giustizia.

Ovviamente questo significa che molte inchieste contro “la politica” possono essere “sospette” quanto a tempistica o settore preso di mira, ma – per la natura stessa dell’azione giudiziaria contro “personaggi di potere” – praticamente sempre incentrate su una quantità di prove assolutamente superiore a quelle prodotte in un procedimento contro persone “normali”.

Lasciamo perdere le miserie della Santanché e occupiamoci invece della vicenda Delmastro, che già altre volte abbiamo trattato.

Intanto la notizia: indagato per rivelazione di segreto d’ufficio (i colloqui in carcere tra parlamentari del PD e Alfredo Cospito, in 41bis) il Gip di Roma non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ed ha quindi disposto l’“imputazione coatta”. Ossia obbligatoria per chi dovrà, in caso di processo, rappresentare la pubblica accusa.

Tanto per chiarire come nella stessa magistratura si possa ragionare in termini “politicamente amichevoli”, la Procura aveva – sì – riconosciuto “l’esistenza oggettiva della violazione del segreto amministrativo” da parte del sottosegretario alla Giustizia, ma aveva eccepito “l’assenza dell’elemento soggettivo del reato, determinata da errore su legge extrapenale”.

In parole povere: la violazione c’è stata ma Delmastro non se n’è reso conto... E meno male che l’hanno fatto sottosegretario alla Giustizia per i suoi “meriti”!

La rivelazione o meno del “segreto”, però, non è a nostro avviso il problema principale. È un problema, naturalmente, ma quasi “minore” rispetto all’altro che è venuto fuori dai protagonisti di questa vicenda, perché illumina sul modo in cui questa leva di fascisti promossi incautamente “statisti” gestisce il potere dello Stato.

Si ricorderà che il suo “compagno di stanza” – Giovanni Donzelli, altro “meloniano” senza se e senza ma – aveva denunciato in un discorso alla Camera la visita fatta a Cospito da alcuni parlamentari del PD (le visite in carcere per verificare le condizioni dei detenuti sono una prerogativa esclusiva, normale, di parlamentari e consiglieri regionali), cui l’anarchico aveva esposto una ovvia e lunga serie di critiche al regime di 41bis in cui lui e altri detenuti comuni sono sottoposti nel carcere Bancali di Sassari.

La stessa mattina, però, prima della visita dei parlamentari, Cospito era stato messo nello stesso cortile per “l’aria” insieme a detenuti diversi da quelli solitamente scelti dalla Direzione del carcere (al 41bis, in isolamento totale, non è concessa alcuna libertà di scelta neanche per questa unica occasione di scambiare quattro chiacchiere con altri esseri umani).

E quella volta, contrariamente al solito, Alfredo si era ritrovato con Francesco Di Maio dei Casalesi, il ‘ndranghetista Francesco Presta, il mafioso e neofascista Pietro Rampulla.

Chiacchiere ovviamente registrate dai microfoni piazzati nei cortili, e incentrate – che stranezza! – sull’invivibilità di quelle condizioni, sul 41bis e sullo sciopero della fame condotto da Cospito.

Tutto scontato e banale se non ci fosse stata subito dopo la visita dei parlamentari, cui Cospito – altrettanto ovviamente – denuncia quelle condizioni di vita e detenzione, esponendo le ragioni del suo sciopero della fame.

Dov’è la stranezza, invece?

Proprio nel fatto che quella mattina Alfredo, invece di essere messo con i soliti colleghi di passeggio (a “minore pericolosità”), ha trovato almeno due “boss”. Per decisione del Direttore, non sua.

Ed essendo Delmastro sottosegretario alla Giustizia, non è per nulla difficile “sospettare” che l’ordine di “cambiare le formazioni” nei passeggi proprio quella mattina sia venuto “dall’alto”. Creando così volontariamente la situazione che poi il “compagno di stanza” Donzelli ha potuto denunciare come “scandalosa” nel suo delirio in aula.

Lo stesso Cospito, lucidamente, ha poi denunciato la “strumentalizzazione” di quei colloqui, così come fatto da Luigi Manconi ed altri giuristi che sanno bene come funziona il carcere... e la politichetta italica di più infimo profilo.

Resta invece completo il silenzio – istituzionale e non – sul regime del 41 bis. Cui Cospito è ancora sottoposto nonostante la Corte d’Appello di Torino abbia cancellato la condanna all’ergastolo ostativo (che secondo i forcaioli di ogni colore lo “giustificava”).

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27/06/2023

Alfredo Cospito, via l’ergastolo ma condannato a 23 anni di carcere

Alfredo Cospito è stato condannato a 23 anni di carcere, mentre 17 anni e 9 mesi sono stati comminati ad Anna Beniamino. Alla fine è stata questa la sentenza della Corte di assise d’appello di Torino contro i due prigionieri politici anarchici per l’attentato compiuto nel 2006 alla scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, un attentato che non causò né morti né feriti.

Nonostante questo, anche in questo processo il procuratore generale Francesco Saluzzo aveva ribadito la richiesta di condanna all’ergastolo per l’anarchico Alfredo Cospito.

Il procedimento al Tribunale di Torino doveva affrontare il ricalcolo della pena relativa a uno solo degli episodi contestati: l’attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano (Cuneo) del 2 giugno 2006, che la Cassazione aveva aggravato come ‘strage politica contro la personalità dello Stato’.

Il ricorso alla Corte Costituzionale e il suo successivo pronunciamento ha costretto il tribunale di Torino a riaprire il processo e a rivedere la condanna all’ergastolo che era apparsa del tutto sproporzionata e con un forte sapore vendicativo.

Un sapore non certo dissolto da una condanna a ben 23 anni di carcere in assenza di vittime. Una mostruosità comunque, in ambito europeo (dove sono numerosi i paesi che hanno come pena equivalente all’ergastolo “appena” 15-20 anni, in presenza di vittime).

“Non si capisce perché la procura generale voglia applicare una pena così esemplare” ha detto Flavio Rossi Albertini, legale difensore di Alfredo Cospito.

Rivolgendosi ai giudici popolari, l’avvocato ha poi aggiunto: “Abbiamo parlato della strage di Bologna, voi avete un senso di proporzionalità e giustizia. È importante in processi come questi che i cittadini valutino quanto è accaduto a Fossano”.

“Non c’è alcuna prova che abbiamo piazzato gli ordigni a Fossano, la perizia calligrafica su quattro parole non è una prova, è una forzatura. La tesi surreale che è passata è che abbiamo ricalcato la nostra stessa calligrafia”, ha affermato Alfredo Cospito prendendo la parola al processo.

“Gli anarchici non fanno stragi indiscriminate, non siamo lo Stato”, ha dichiarato nelle sue dichiarazioni spontanee. E in effetti lo Stato italiano ha parecchie stragi sulla coscienza, e centinaia di vittime innocenti.

Alfredo Cospito ha seguito l’udienza in video collegamento dal carcere di Sassari. Con il 41 bis i detenuti si vedono negare anche il diritto a partecipare di persona al “loro” processo.

Ora, evidentemente, il regime di 41bis per Alfredo diventa totalmente ingiustificabile. Anche nel più perverso degli incubi concentrazionari.

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20/06/2023

Caso Cospito. Le richieste della Procura ignorano la Corte Costituzionale

Era attesa nel pomeriggio di ieri la nuova sentenza del tribunale di Torino sul processo per Alfredo Cospito alla luce del pronunciamento della Corte Costituzionale sulle attenuanti, ma la decisione è stata rinviata al prossimo lunedì 26 giugno.

Il processo d’appello bis all’anarchico era cominciato ieri mattina perché il tribunale deve rivedere la sua condanna in base alle disposizioni della Corte Costituzionale sul verdetto per il fallito attentato alla caserma dei Carabinieri di Fossano (Cuneo) del 2006.

La Corte d’Assise d’Appello di Torino, presieduta dalla giudice Alessandra Bassi, e una nuova giuria popolare dovranno esprimersi circa il reato di strage politica contestato – arbitrariamente – dalla Procura di Torino a Cospito che ha negato qualsiasi attenuante e richiesta una condanna sproporzionata.

Su questo pesa la questione dell’ergastolo ostativo comminato al prigioniero politico anarchico nonostante non ci siano state vittime né feriti. Una condanna tombale alla quale si è aggiunto il regime da sepolto vivo in carcere attraverso il regime del 41bis.

Cospito in videocollegamento dal carcere di Sassari ha preso la parola durante l’udienza. Con il 41 bis i detenuti non hanno neanche più il diritto di partecipare di persona alle udienze che li riguardno.

“La mia vicenda processuale – ha affermato – è stata usata come una sorta di clava da una parte politica, il governo, contro un’altra parte politica, la cosiddetta opposizione. Il mio trasferimento da una sezione all’altra in previsione dell’arrivo dei parlamentari del Pd è un esempio lampante di come il 41 bis sia stato strumentalizzato a fini politici”, ha detto Alfredo Cospito nel corso di una lunga dichiarazione spontanea, alla ripresa del processo. Cospito ha inoltre definito “ridicole le accuse su un’alleanza fra anarchici e mafiosi”.

Adesso, rispondendo al ricorso presentato dagli avvocati difensori, la Corte Costituzionale ha autorizzato la possibilità di riconoscere al militante anarchico l’attenuante della lieve entità, di norma vietata proprio per il tipo di reato che prevede una pena fissa, oltre che per la recidiva reiterata che si contesta a Cospito.

Insieme a Cospito viene imputata anche la compagna dell’anarchico, Anna Beniamino. Per lei, la procura ha chiesto 27 anni di carcere.

La Procura generale di Torino, incurante delle indicazioni della Corte Costituzionale, ha nuovamente chiesto l’ergastolo per l’anarchico.

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