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15/06/2026

Accordo raggiunto da Usa e Iran, include il Libano

Dopo settimane di tensioni, minacce reciproche e scontri indiretti, Stati Uniti e Iran ieri hanno raggiunto un accordo che potrebbe ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. L’annuncio è arrivato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha confermato il raggiungimento di un’intesa per la «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano». La firma ufficiale dell’accordo è prevista per il 19 giugno in Svizzera. Nelle prossime ore dovrebbero entrare in vigore le prime misure concordate.

La notizia è stata confermata anche da Teheran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha annunciato che la guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Repubblica islamica dall’altra è destinata a concludersi immediatamente. Una missione diplomatica iraniana in India ha rilanciato le sue dichiarazioni, aggiungendo che è finito il blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro l’Iran.

Determinante è stata la scelta compiuta dalla leadership iraniana nelle ultime ore. Secondo il New York Times, Teheran aveva preparato una nuova serie di attacchi missilistici contro Tel Aviv in risposta al bombardamento israeliano di domenica contro la periferia meridionale di Beirut. Tuttavia, dopo intense discussioni interne e l’intervento diretto di Donald Trump, la Repubblica islamica avrebbe deciso di sospendere l’operazione militare.

Secondo funzionari citati dal quotidiano americano, una parte significativa dell’establishment iraniano era convinta che una rappresaglia avrebbe favorito gli interessi del governo israeliano, offrendo a Benyamin Netanyahu il pretesto per sabotare il dialogo in corso con Washington e trascinare nuovamente la regione verso una guerra più ampia.

Trump ha celebrato l’intesa come un successo personale. Ha dichiarato che l’accordo è «completo» e ha annunciato l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran durante la crisi. Parallelamente, Washington porrà fine al blocco dei porti iraniani. In cambio, secondo quanto affermato dalla Casa Bianca, Teheran avrebbe accettato di non sviluppare armi nucleari.

Tuttavia la questione del programma nucleare iraniano sul quale batte da anni il premier israeliano Netanyahu, resta aperta. Trump ha minimizzato il problema, affermando che non esiste alcuna urgenza di intervenire sulle scorte e sui materiali nucleari della Repubblica islamica. «Ce ne occuperemo più avanti, quando saremo pronti», ha detto, lasciando intendere che la questione sarà affrontata in una fase successiva.

Prima dell’annuncio dell’accordo, un alto funzionario iraniano ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare subito 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati da anni. L’amministrazione Trump aveva precedentemente affermato che qualsiasi sblocco di fondi iraniani sarebbe avvenuto solo dopo che l’Iran avesse soddisfatto determinate condizioni previste da un accordo di pace.

Il viceministro degli esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha dichiarato che un accordo più ampio, che includerà l’allentamento delle sanzioni contro l’Iran, sarà negoziato durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni. Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz, l’importante rotta marittima per le forniture globali di petrolio e gas che l’Iran ha di fatto bloccato per mesi, sarebbe stato riaperto venerdì e di aver ordinato la fine del blocco statunitense dei porti iraniani. “Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!” ha scritto Trump. I prezzi del petrolio sono crollati in seguito alla notizia.  I futures del Brent sono scesi del 4% nelle prime contrattazioni di lunedì, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso oltre il 4,6%. Le borse asiatiche hanno registrato un rialzo.

L’accordo include un cessate il fuoco in Libano, elemento particolarmente delicato. Secondo fonti americane, Israele conserverebbe il diritto di reagire militarmente in caso di attacchi provenienti dal territorio libanese. Una formula che cerca di conciliare le pressioni israeliane con la necessità di fermare un conflitto che ha fatto migliaia di vittime e ingenti distruzioni in Libano.

Israele nelle ultime settimane ha ignorato gli appelli a cessare gli attacchi nel paese dei cedri – di cui occupa un’ampia porzione di territorio meridionale – attacchi ai quali Hezbollah ha risposto lanciando razzi e droni verso la Galilea. In una dichiarazione, la segreteria del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha affermato che la guerra e le operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, cesseranno definitivamente a partire da lunedì sera.

Non c’è stata alcuna reazione immediata all’annuncio da parte di Israele, che ha affermato di non essere parte dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Al governo israeliano l’accordo non piace. Netanyahu si sarebbe opposto fin dall’inizio al compromesso raggiunto tra Washington e Teheran. Il premier ritiene che la Repubblica islamica non sia stata costretta a concessioni sufficientemente significative e continua a sostenere la necessità di mantenere una forte pressione militare.

Le critiche arrivano sia dagli alleati sia dagli oppositori del governo. Molti esponenti della destra nazionalista accusano gli Stati Uniti di limitare la libertà d’azione di Israele in Libano e di aver accettato condizioni troppo favorevoli all’Iran. Prima del bombardamento di Dahiyeh a Beirut, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich aveva pubblicamente invitato Netanyahu a colpire direttamente Beirut, posizione condivisa da altri esponenti dell’estrema destra.

Anche in Iran non mancano anche voci contrarie all’accordo. Un piccolo ma influente gruppo di critici, affiliato al Fronte per la Stabilità della Rivoluzione Islamica (Paydari), si oppone fermamente a qualsiasi accordo con gli Stati Uniti e avverte che il contenuto dell’accordo suggerisce che l’Iran stia rinunciando a una reale influenza in cambio di vane promesse.

Alcuni “falchi” non hanno fatto mistero della loro disapprovazione per l’accordo. Il parlamentare Mahmoud Nabavian ha affermato di aver esaminato il testo dell’accordo e di aver concluso che è “più dannoso” e include maggiori concessioni iraniane rispetto alle bozze precedenti. In una serie di tweet, un altro deputato, l’ultraconservatore Amir Hossein Sabeti, ha criticato figure chiave del team negoziale, tra cui Araghchi e il capo negoziatore Qalibaf. Sabeti ha chiesto l’impeachment di Araghchi, ha avvertito Qalibaf che sarebbe stato responsabile dell’esito dell’accordo e ha affermato che l’intesa “viola le linee rosse” stabilite dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Il commentatore politico Foad Izadi ha apertamente esortato le autorità a “non firmare l’accordo” e a pubblicare un elenco delle principali infrastrutture energetiche e idriche della regione che l’Iran dovrebbe distruggere in caso di un nuovo attacco.

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