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17/06/2026

L’Italia va a infilarsi nel vespaio di Hormuz. I parlamentari votino no

L’eventuale missione navale militare europea nello Stretto di Hormuz vedrà coinvolta anche l’Italia. Il governo ha fatto sapere che il via libera alla missione sarà dato solo con l’autorizzazione del Parlamento (anche se alcuni navi militari sono già a Gibuti). Si prevede dunque a breve la convocazione alla Camera per la discussione e il via libera all’operazione a Hormuz.

Sarà quindi compito dei partiti dell’opposizione chiarire cosa pensano di questa missione militare che si configura come “ad alto rischio” per almeno due elementi: il primo quello sul campo, in caso di “non gradimento” iraniano; il secondo quello di andare a rinfocolare motivi di tensioni e conflitto proprio nel momento in cui sembra essere stata raggiunta una tregua dopo la guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio.

C’è da augurarsi che in questa occasione PD, M5S, AVS non se ne escano ancora una volta con posizioni e documenti farfugliati e indefiniti. Il NO a questa missione militare deve essere dichiarato chiaro e forte. Nell’editoriale che abbiamo pubblicato, abbiamo provato a spiegare il contesto e lo scenario di una missione militare sconsiderata.

Qui di seguito proviamo a spiegare le argomentazioni – assai solide a nostro avviso – per le quali in Parlamento non si può dare alcun consenso alla missione militare dei “volenterosi” a Hormuz.

In sede di audizione alle Commissioni riunite Esteri e Difesa a maggio, il ministro della Difesa Crosetto aveva affermato che: “Una nuova missione militare prevede prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento”. Crosetto aveva spiegato come “la tregua appare fragile e precaria, è indispensabile mantenere un accordo serio e responsabile sia con i nostri alleati internazionale sia nel rapporto tra governo e parlamento”.

Ma in tutti gli interventi e i ragionamenti fatti dal governo italiano – così come da quelli dei “volenterosi” – continua ad essere mancante un dato decisivo: cosa ne pensa l’Iran?

“Qualsiasi presenza di Paesi stranieri nello Stretto di Hormuz, sia per garantire la sicurezza della navigazione sia per operazioni di sminamento, è inaccettabile. Si tratta di un pretesto per portare forze navali nello stretto e questo non sarà accettato”, ha dichiarato ieri – martedì – un funzionario iraniano all’agenzia Reuters sottolineando che Teheran nutre “fiducia zero nei confronti dei Paesi stranieri”.

Insomma non proprio una dichiarazione di benvenuto alla flotta dei “volenterosi” nello Stretto di Hormuz.

Altrettanto chiara è stata l’ambasciata dell’Iran a Vienna, la quale in una dichiarazione ripresa dall’agenzia iraniana Pars Today ha affermato che: “Per quanto riguarda la sicurezza dello Stretto di Hormuz, solo l’Iran determina quando – e se – necessita di consulenti esterni o assistenza. Fino a quel giorno, qualsiasi azione straniera nello Stretto o relativa a esso, sotto qualsiasi pretesto, sarà considerata un atto aggressivo contro l’integrità territoriale e la sovranità nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran”

La stessa rappresentanza diplomatica iraniana si è espressa anche sulla disponibilità europea e rivedere le sanzioni all’Iran, apprezzando la dichiarazione ma non facendo certo sconti: “Gli irrilevanti (cioè gli europei, ndr) stanno cercando di trovare un ruolo per sé. La dichiarazione congiunta di alcuni paesi europei è notevole – anche se non per la sua sostanza, ma per la sua audacia”, ha scritto l’ambasciata.

“Le loro sanzioni contro l’Iran non sono mai state legittime o legali fin dall’inizio. Sollevarle, quindi, non è una concessione all’Iran, ma un ritorno alla correttezza – e un favore che fanno solo a se stessi”, ha sostenuto la missione diplomatica.

Trump aveva insistito affinché, subito dopo l’annuncio dell’intesa, venissero contemporaneamente riaperti lo Stretto di Hormuz e il traffico marittimo soggetto al blocco. Tuttavia, l’Iran non ha accettato questa richiesta ed è stato concordato che il processo di riapertura dello Stretto di Hormuz sarebbe iniziato dopo la firma dell’accordo venerdì.

E questo è un altro “dettaglio” di cui farebbero bene a tenere conto il dibattito pubblico e l’agenda politica parlamentare in Italia. La missione militare navale dei “volenterosi” infatti non è parte e non è prevista nell’accordo di tregua, al contrario ne sarebbe una ingerenza esterna e una forzatura pericolosa.

Infine, e non certo per importanza, nel dibattito parlamentare sugli esiti della guerra in Iran, è ormai tempo che entri di forza anche un altro convitato di pietra: l’arsenale nucleare israeliano.

È evidente che qualsiasi discorso sul programma nucleare iraniano sia strettamente collegato al fatto che nella regione c’è al momento una sola potenza – Israele – che detiene armi nucleari e che – diversamente dall’Iran – si è rifiutata di firmare il Trattato di Non Proliferazione e quindi di sottostare ai controlli dell’Agenzia atomica internazionale come ha fatto l’Iran.

È evidente come questa asimmetria e il conseguente doppio standard praticato dai governi europei fino ad oggi, siano dei serissimi motivi di tensione che vanno depotenziati e, possibilmente, rimossi.

Vogliamo augurarci che l’opposizione in Parlamento trovi il coraggio e la coerenza di mettere tutte le questioni decisive sul tappeto. Altrimenti per il governo Meloni il gioco sarà sempre facile.

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