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20/06/2026

Hannoun e gli altri palestinesi di nuovo in custodia cautelare per volere di Israele

Il Tribunale del Riesame di Genova ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (API), e altri tre suoi collaboratori, confermando la misura detentiva e respingendo le istanze della difesa dopo il recente pronunciamento della Corte di Cassazione, che aveva annullato il provvedimento di dicembre.

“La raccolta sistematica di denaro – scrive la presidente del Tribunale, Marina Orsini – non è fatta da soggetti estranei all’associazione terroristica (Hamas, ndr), spinti dalla situazione emergenziale della guerra come vorrebbe sostenere la difesa nelle sue memorie agli atti, ma da parte di soggetti che partecipano all’associazione stessa, ne condividono le finalità anche terroristiche e si attivano dunque per finanziarla, tanto da riuscire a farlo costantemente per molti anni”.

Ricordiamo che questi soggetti considerati non estranei ad Hamas hanno ricevuto fondi anche dall’OPEC e dall’ONU, e che la natura “terroristica” è indicata solo da Israele. La Cassazione aveva effettivamente sottolineato come la decisione del Riesame non poteva essere fondata su indeterminate fonti aperte e, nei fatti, sugli elementi arrivati da Tel Aviv per costruire un teorema giudiziario repressivo.

La Cassazione aveva inoltre chiesto che venisse chiarito se le charities coinvolte “rappresentino mero ‘schermo’ fittizio del finanziamento di atti terroristici; ovvero se, qualora le charities siano invece esistenti ed impegnate nel settore del welfare per conto di Hamas o gestito da Hamas, tale settore sia comunque funzionale, in tutto o in parte, al compimento degli obiettivi terroristici della stessa Hamas”.

Insomma, anche un qualche legame con la forza politica presente a Gaza non basterebbe per parlare di terrorismo. Basti pensare che tra le prove a sostegno di questo tipo di finalità viene portata l’adozione di 21 orfani di combattenti di Hamas, avvenuta in un periodo, quello tra il 2021 e il 2024, in cui il totale delle adozioni è stato superiore alle mille. Se adottare 21 bambini, a prescindere da quel che facevano i genitori e da quel che si pensa di Hamas, è terrorismo, si capisce la natura del procedimento in corso.

E tuttavia, l’istanza di scarcerazione è stata rigettata in seguito al ricorso della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (DDA). In particolare, per i giudici di Genova Hannoun deve rimanere in carcere perché ci sarebbe pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. In sostanza, viene tenuto in galera perché la realtà non si adatta alla costruzione penale di Israele, allungatasi fino alle aule italiane.

I legali che assistono Hannoun e gli altri palestinesi hanno già annunciato un ulteriore ricorso in Cassazione, che deve essere presentato entro dieci giorni. La difesa contesta che i rilievi della Cassazione non sono stati recepiti, continuando a insistere sull’atteggiamento degli indagati e su ipotetici finanziamenti al terrorismo, senza portare un impianto probatorio nelle forme richieste e riproponendo in larga parte le precedenti motivazioni.

Intanto, l’API e le Donne Palestinesi, consapevoli dell’aria che tirava da Genova, avevano già chiamato un presidio di solidarietà con i detenuti, che si svolgerà oggi, alle ore 18, in San Babila, a Milano. Non è accettabile che la longa manus sionista diriga le indagini italiane, ed è importante ribadire in piazza la contrarietà all’ingiustizia che sta venendo commessa.

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