Sono 168 deputati che hanno votato la fiducia al governo Meloni e così il decreto legge 66/2026 è stato convertito alla Camera e arriva in Senato blindato al punto giusto per arrivare in Gazzetta Ufficiale entro la data limite del 5 luglio.
Un dispositivo chiamato Piano casa e propagandato come strumento di contrasto all’emergenza abitativa. Un’emergenza che conta un milione di famiglie in difficoltà e un altro milione della famosa fascia grigia in sofferenza abitativa, parliamo di circa 8 milioni di persone coinvolte.
Il piano si articola su tre gambe, una molto corta e traballante, con finanziamenti irrisori sostanzialmente legati a precedenti leggi di bilancio e che ammontano a 970 milioni di euro per l’intero paese e che verranno ripartiti su 5 anni dal 2026 al 2030, con l’obiettivo di risanare 61.300 alloggi popolari oggi non assegnabili perché inagibili (dati Federcasa).
Se la matematica non è un opinione, calcolando che per ogni alloggio da sistemare serviranno 25mila euro, il conto finale arriva ad un miliardo e mezzo di euro, alla fine forse verranno rese assegnabili poco più di trentamila unità abitative, anche perché il fondo sociale per il clima impone che le somme siano utilizzate solo per l'efficientamento energetico e il fondo per la rigenerazione urbana è già operativo dal 2020 e praticamente esaurito. Questa è l’unica gamba che prende in considerazione l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed è decisamente inadeguata, anche perché la messa in vendita del patrimonio pubblico continua senza sosta.
Ingente il compenso per il commissario nominato per gestire la parte del piano orientato sulle case popolari. Felice Squitieri, un architetto vicino alla Lega e commissario VIA e VAS del ministero dell’ambiente, riceverà 493mila euro per un anno e mezzo di lavoro che terminerà a fine 2027. Lavorerà con Milano Cortina e Invitalia e avrà ampi poteri per derogare alle norme ordinarie. È stato nominato con un decreto della presidenza del consiglio firmato da Mantovano e Salvini. Avrà a disposizione una struttura di tre unità e potrà nominare un sub commissario, stipulare convenzioni e nominare degli esperti.
Dove invece l’interesse per gli investitori privati cresce è nella seconda gamba, decisamente più solida e invitante. Qui parliamo di immobili pubblici dismessi e di un Fondo housing coesione gestito da Invimit, che sta preparando il regolamento entro la fine di giugno e un applicativo che darà vita ad una piattaforma sulla quale far convergere gli immobili da valorizzare e le quote di investimento provenienti in parte dal Dipartimento per la coesione e il resto da operazioni private, con la possibilità di coinvolgere anche SGR terze.
In questo modo si crea un fondo di fondi dove la parte privata facilmente sommergerà la parte pubblica, condizionando inevitabilmente il progetto finale di ogni ipotesi rigenerativa. Questo è già accaduto a Milano e in parte sta accadendo a Roma. Un modello che viene santificato anche da una legge dello Stato.
Ancora più spaventosa la terza gamba, con i cosiddetti programmi infrastrutturali di edilizia integrata che dovrebbero offrire una nuova offerta abitativa a canoni e prezzi calmierati con una ripartizione, fortemente già messa in discussione dagli investitori privati, del 70% di edilizia convenzionata e un 30% a libero mercato. Già il soggetto più importante ne svela le caratteristiche, ADD Capital diretto da Mario Abbadessa (ex manager Hines) sarà il veicolo finanziario con già un miliardo in cassa e fondi sovrani degli Emirati Arabi che camminano insieme a Cassa Depositi e Prestiti con due fondi dedicati.
Questa operazione verrà incentivata con deroghe urbanistiche, premi di cubatura fino al 35%, benefici sui costi di bonifica perché l’intero piano viene considerato di interesse strategico e le molte premialità per i grandi progetti di edilizia convenzionata sono giudicate un male necessario, compresa la possibilità che la superficie destinata all’edilizia convenzionata non pesi sulla Superficie Utile Lorda e che i costi di bonifica vadano a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Soprattutto se i progetti supereranno la quota di un miliardo di euro di investimenti anche grazie all’apporto di capitali esteri. Tutto questo sarà gestito con poteri commissariali da una conferenza dei servizi in forma semplificata e asincrona entro 30 giorni. Una super corsia preferenziale per cambi di destinazione d’uso in deroga, agevolazioni sugli standard, incrementi volumetrici e onorari notarili dimezzati per le compravendite.
Questo mostro può mettere in moto una gigantesca operazione dove la rendita può saccheggiare ancora una volta il patrimonio pubblico e consumare suolo senza remore per la qualità della vita degli abitanti, soprattutto delle giovani generazioni che per l’ottanta per cento non sono in grado di lasciare le abitazioni dove sono nati e che quando studiano lontano dalla propria città d’origine non trovano le strutture residenziali necessarie. Questo piano ha stanziato la risibile somma di 8,5 milioni di euro per tutta Italia per il fondo affitti per gli studenti fuori sede con ISEE non superiore a 20mila euro.
In sede di conversione, poi, la coda velenosa di un ordine del giorno approvato dalla maggioranza e presentato da Francesco Filini (fratelli d’Italia) che impegna il governo a valutare l’opportunità di assegnare le unità immobiliari del Piano Casa prioritariamente a cittadini italiani.
Questa provocazione fa il paio con il Disegno di legge n. 1896/2026 che interviene sulla disciplina degli sfratti accelerando i termini di grazia per l’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’alloggio, eliminando l’avviso dell’ufficiale giudiziario e concedendo un solo differimento in caso di disabilità gravi o malattie terminali. Per cui sfratti eseguibili dopo 15 giorni dal decreto di rilascio e delegabili a soggetti istituzionali terzi e di vigilanza privata in caso di mancanza di personale delle forze dell’ordine per eseguire la liberazione dell’alloggio. Con un’aggravante rappresentata dal fatto che la presenza di minori non è più ostativa all’esecuzione dello sfratto così come la presenza di animali o beni personali presenti nell’alloggio da liberare.
Se questo è un intervento per contrastare seriamente l’emergenza abitativa lo lasciamo giudicare a chi legge. Sicuramente non siamo pentiti di aver portato la nostra rabbia sotto le finestre del ministero delle infrastrutture e aver indicato il ministro Salvini e il governo Meloni come il nemico di classe da combattere con ogni mezzo necessario. Senza tregua!
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