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16/06/2026

L’IA non è roba loro, il Governo convochi le parti sociali

L’accelerazione prodotta dal Governo sull’utilizzo della IA, attraverso l’emanazione di due decreti legislativi, mette in chiaro la portata dei cambiamenti che porta in sé questa nuova tecnologia, nonché i rischi ad essa connessi, e la necessità urgente di un tavolo di confronto con le parti sociali che non sia un mero adempimento burocratico.

Lavoro, istruzione, alta formazione e ricerca, sicurezza, sanità, giustizia, sono solo alcuni dei campi sui quali, legittimamente, il Governo intende regolamentare l’utilizzo della IA, ma non sfuggirà a nessuno che rappresentano settori strategici delle politiche pubbliche nei quali si svolgono funzioni essenziali dello Stato e della collettività. Conseguentemente la strada della decretazione senza confronto non è minimamente sostenibile.

I rischi di un’ulteriore implementazione delle politiche repressive e securitarie, a danno dei soggetti protagonisti dei conflitti sociali o delle categorie più esposte come ad esempio i migranti, è molto concreto e va assolutamente scongiurato. E non è pensabile che ad avere funzioni di garanzia siano comitati o agenzie quali l’AGINT e l’ACN entrambe alle dirette dipendenze del Governo.

Sul tema lavoro in particolare è indispensabile aprire un confronto serio sui livelli occupazionali, sull’aumento del lavoro nell’intensità e nel tempo e sul plus valore che si produrrà con questo salto tecnologico, nel quale le conoscenze, le competenze di lavoratrici e lavoratori saranno un elemento fondamentale per l’addestramento degli strumenti di IA. In tal senso, affinché il prodotto di questa “rivoluzione tecnologica” non si traduca in uno strumento finalizzato all’aumento di profitto per il capitale, ma restituisca un’idea di progresso in termini complessivi di società, riteniamo indispensabile che nell’agenda politica del Parlamento trovi posto come priorità una proposta di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Alcuni contratti di lavoro, come quello recentemente siglato per le Funzioni Centrali del pubblico impiego, introducono alcuni strumenti di regolamentazione, totalmente o quasi demandati ai contratti di secondo livello. Ma senza una cornice generale che fissi alcuni principi e raccolga le istanze che vengono dal mondo del lavoro, l’IA rimarrà strumento agito nell’interessi di pochi super ricchi che già dominano la scena internazionale.

Da questo punto di vista, il peso che ha ormai assunto il settore militare nelle priorità di politica economica e nella diplomazia, lo pone centrale anche per quanto concerne l’impiego dell’IA in funzione di un potenziamento degli strumenti offensivi e distruttivi. La nostra opposizione all’impiego di risorse lavorative ed economiche per questi scopi, per di più con partner oltremodo inaccettabili, come lo stato terrorista di Israele, è ferma e senza possibilità di compromessi.

C’è poi il tema della sostenibilità ambientale di una tecnologia che rischia di avere un impatto enorme a causa della quantità di acqua che richiede ai fini del raffreddamento dei server, nonché quello del consumo energetico e delle fonti con cui approvvigionare i data center, oppure scegliere gli strumenti a basso consumo che stanno emergendo fuori dal panorama statunitense.

Sullo sfondo di tutto questo e degli altri infiniti aspetti dell’applicazione della IA nei singoli specifici settori, c’è il tema della riservatezza dei dati e del controllo sull’utilizzo che ne verrà fatto dai proprietari degli agenti e dagli sviluppatori degli algoritmi. In questo senso il partenariato stretto con Israele sulla cybersicurezza potrebbe dare accesso ad uno Stato che abbiamo visto essere capace di genocidi, nonché di azioni terroristiche, ad una infrastruttura strategica. A nostro avviso tutto questo, oltre a rafforzare la richiesta di interruzione delle relazioni con Tel Aviv, apre ad ulteriori considerazioni sui pericoli e sulle criticità che le innovazioni tecnologiche a carattere strategico come l’IA hanno per le scelte che il Paese compie in un contesto geopolitico in continuo mutamento e dove la NATO e l’UE assumono un profilo sempre più bellicista e reazionario.

C’è troppo in gioco perché vengano escluse le rappresentanze sociali dai livelli decisionali. Per questo USB chiede al Governo l’apertura immediata di un tavolo generale di confronto a Palazzo Chigi e tavoli tematici nei singoli ministeri.

Unione Sindacale di Base

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