I dati sulla povertà raccolti sul campo sono più precisi, e drammatici, di quelli ufficiali.
Il Rapporto della Caritas diffuso ieri, disegna meglio di ogni statistica l’allargamento del perimetro di chi, in Italia, è precipitato nella povertà, anche avendo un lavoro.
Nel 2025 i centri di ascolto della Caritas hanno seguito 282.539 persone, in aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Il 28,1% è “in carico” da almeno cinque anni, dato più alto dal 2019 a oggi.
Nonostante i dati ufficiali rilevino che l’occupazione sia cresciuta, l’aumento di prezzi e tariffe e il taglio dei sussidi sociali – in primo luogo del Reddito di Cittadinanza – hanno inciso pesantemente sull’aumento della povertà nel paese. Anche se, stando all’Istat, la povertà sarebbe lievemente diminuita.
Secondo l’Istituto di Statistica, nel 2025 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale – cioè chi si trova in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro – è scesa al 22,6% (nel 2024 era il 23,1%).
Rispetto all’anno precedente, la quota di individui a rischio di povertà nel 2025 è rimasta stabile (18,6% rispetto a 18,9%), mentre sarebbe diminuita la quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (8,2% e 9,2%) ed è aumentata leggermente la quota di coloro che si trovano in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (5,2% e 4,6%).
Le persone ascoltate dalla Caritas che risultano povere nonostante abbiano un lavoro, sono passate dal 13,3% del 2015 al 24% del 2025. I lavoratori poveri si avvicinano al 32% nella fascia di assistiti tra 35 e 44 anni. I salari restano “uno degli elementi di maggiore debolezza del mercato del lavoro italiano”, dice il rapporto ricordando che l’Italia ha ancora retribuzioni reali dell’8% più basse rispetto al 2019, mentre Francia, Germania e Spagna hanno vissuto nello stesso periodo una salita del potere d’acquisto. “Il ritardo nei rinnovi contrattuali – si legge – la copertura solo parziale dell’inflazione e alcuni elementi del sistema fiscale e contrattuale hanno contribuito a limitare la capacità di recupero delle retribuzioni”. Il lavoro, quindi, non basta a evitare la povertà.
Un altro dato importante rilevato dal rapporto è che la povertà non è solo economica, ma anche abitativa e sanitaria. Il 22,5% delle persone assistite dalla Caritas risulta essere in grave esclusione abitativa. Quasi 8mila persone non hanno una casa, oltre 500 hanno dichiarato di dormire in macchina. Più della metà degli utenti con un alloggio vive in affitto da privati, quindi non in case popolari.
Secondo la Caritas i bisogni sanitari sono aumentati del 69% ma il rapporto ricorda anche che quasi 5,8 milioni di persone hanno ormai rinunciato alle cure, un aumento netto rispetto al dato del 2023. C’è poi l’aumento della solitudine: se nel 2015 le persone sole erano il 23,8% degli assistiti Caritas, ora sono arrivati al 32,8%.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
17/06/2026
La gabbia della povertà stringe anche chi ha un lavoro
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