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27/06/2026

Accordo sul Libano ma senza Hezbollah. Destinato a non reggere

Mentre gli USA bombardano un pò l’Iran e la tensione torna nello Stretto di Hormuz, un accordo sul Libano è stato annunciato nella notte dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio per cercare di porre fine alla guerra tra Israele e Libano. La pace in Libano è stata oggetto negoziale di una trattativa più ampia, quella tra Usa e Iran mediata dal Pakistan, in cui però Israele persegue interessi autonomi dal suo stesso alleato statunitense.

Questo nuovo accordo prevede, secondo quanto anticipato da alcuni mass media, che il governo libanese imponga a Hezbollah il ritiro dal Sud del Paese e che via via Israele lasci i territori occupati dal 2024 ad oggi man mano che ciò sarà accaduto.

In Libano, in teoria, un cessate il fuoco sarebbe in vigore dal 16 aprile, quando Tel Aviv e Beirut si accordarono per porre fine a un conflitto durato 45 giorni all’ombra dell’attacco israelo-americano all’Iran. Ma Israele da allora ha invaso tutto il sud del Libano oltre che bombardare le città libanesi. Questa asimmetria è continuata dopo il cessate il fuoco siglato a Washington, con Israele che ha continuamente allargato la zona d’occupazione nel Sud del Libano. Dal 2 marzo nel paese non c’è stato un giorno senza combattimenti, e nei bombardamenti israeliani sono morte almeno 4mila persone.

Il governo libanese adesso prova a sacrificare Hezbollah in nome di un tentativo di pacificazione con Israele. Ma Hezbollah non ha partecipato ai negoziati in cui si chiede il suo ritiro dal Sud del Paese e questo potrebbe creare un corto circuito con Israele che giustifica l’occupazione espansionista nel Libano del sud in nome della lotta a Hezbollah, e quest’ultimo in rotta di collisione con le autorità di Beirut. Il che rende difficile l’applicazione di ogni accordo. 

Netanyahu dal canto suo ha ribadito che: “Manterremo (la zona cuscinetto) finché Hezbollah non si disarmerà e finché esisterà una minaccia per lo Stato di Israele”.

Hezbollah si è rifiutato di entrare in discussioni dirette con Israele, ma sembra aver avuto comunicazioni secondarie con l’amministrazione Trump. Il gruppo rimane l’organizzazione militare più solida del paese e supera di gran lunga le capacità delle forze armate libanesi.

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha affermato venerdì che il nemico israeliano deve ritirarsi completamente da ogni centimetro del Libano, “sconfitto e umiliato”.

Intervenendo ad una manifestazione di massa a Dahiyeh, sobborgo a sud d Beirut, Sheikh Qassem ha sottolineato che non ci saranno né normalizzazione né concessioni all’entità sionista.

Nessuna parte ha il diritto di firmare o accettare alcun accordo che non sia all’altezza della piena sovranità e indipendenza del Libano, ha sottolineato il leader di Hezbollah, facendo riferimento ai colloqui diretti tra l’autorità politica dominante in Libano e il nemico israeliano.

In questo contesto, Sheikh Qassem ha dichiarato che l’autorità politica in Libano deve riconsiderare il suo percorso in due direzioni: “Unificare la propria posizione contro l’aggressione israeliana e cessare di attuare i dettami del nemico”.

Il leader di Hezbollah ha replicato alle dichiarazioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale aveva affermato che la presenza israeliana in Libano è dovuta agli attacchi missilistici di Hezbollah. Ha sottolineato che la presenza israeliana in Libano è parte di un progetto espansionistico verso la ‘Grande Israele’, mentre la resistenza è una risposta all’occupazione e all’aggressione, e non il contrario.

“Questa aggressione israelo-americana via terra, mare e aria prende di mira civili, territorio e infrastrutture utilizzando ogni forma di armamento, con il sostegno di alleati e proxy. È accompagnata da piani di divisione interna, pressione politica e blocco finanziario, nonché da tentativi di minare le istituzioni educative, sociali e culturali. Costituisce una guerra su larga scala e una grave minaccia volta a cancellare la nostra esistenza” – ha avvertito Sheikh Qassem – “Lo dichiariamo chiaramente e ad alta voce: abbiamo infranto il progetto israelo-americano e siamo entrati in una nuova fase. Qualsiasi azione futura deve basarsi sulle realtà di questa nuova fase”.

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