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30/06/2026

Berlino-Kiev-Tel Aviv: triangolo bellicista per produrre missili a lungo raggio

La Germania del cancelliere Merz ha detto di voler sviluppare l’esercito più potente d’Europa (che non ci stancheremo mai di ribadire essere cosa diversa dal costruire un esercito europeo), prima di consegnarlo probabilmente nelle mani dei fascisti di AfD, alle prossime elezioni. La sua logica di riarmo unisce perfettamente il cuore dell’imperialismo europeo con due stati che hanno fatto della guerra due elementi costitutivi.

Infatti, secondo documenti interni del ministero della Difesa tedesco visionati da Politico, Berlino ha avviato contatti diretti con startup e aziende sia israeliane che ucraine per l’acquisizione rapida di missili da crociera a lungo raggio e a basso costo. La decisione risponde alla necessità emersa dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di bloccare il dispiegamento pianificato di una propria unità militare equipaggiata con missili Tomahawk sul suolo tedesco.

Il pantano in cui si è cacciata la Casa Bianca in Iran ha sostanzialmente drenato le scorte di armamenti e munizioni stelle-e-strisce: stando alle analisi del Washington Post, nell’aggressione alla Repubblica Islamica sarebbero stati usati a oggi 850 Tomahawk. Berlino ha allora deciso di guardare altrove, e di approfittarne per sviluppare un programma missilistico nazionale, autonomo dagli Stati Uniti.

Quel che insegnano queste indiscrezioni è che qualsiasi avanzamento sul terreno del riarmo da parte europea è strettamente collegato con l’economia israeliana del genocidio e con la continuazione della guerra sulla pelle degli ucraini. Del resto, questi due teatri di conflitto rappresentano un ottimo terreno di sperimentazione diretta di nuove tecnologie e soluzioni belliche, a cui Berlino è felice di attingere.

Tra i prodotti su cui le autorità tedesche avrebbero messo gli occhi ci sono due sistemi già sviluppati e testati sul campo dall’Ucraina, in attacchi in profondità nel territorio russo: il FP-5 Flamingo, prodotto dalla società di Kiev Fire Point (coinvolta nella profonda corruzione dei vertici ucraini), con una portata dichiarata di 3 mila chilometri, e i droni-missili Bars.

Secondo quel che ha riportato il Financial Times, il colosso della difesa tedesco Diehl Defence, noto per il sistema di difesa aerea IRIS-T, ha già avviato trattative preliminari con Fire Point per produrre il Flamingo direttamente in Germania (così da immettere anche un po’ di linfa produttiva nel sistema industriale tedesco in crisi).

Il vero punto di forza di queste armi è il prezzo: circa 500 mila dollari a unità, ossia un quinto rispetto ai 2,5 milioni necessari per un singolo Tomahawk. Un vantaggio competitivo enorme, dato che l’esperienza delle ultime guerre imperialiste ha mostrato come i sistemi a basso costo siano uno strumento fondamentale per saturare le difese aeree e anti-missile dell’avversario.

Berlino però non intende slegarsi completamente dal complesso militare-industriale statunitense, anche solo per il fatto che anch’esso è sempre più integrato con quello israeliano. Infatti, la Germania avrebbe presentato una richiesta formale anche a Covenant, una startup israeliana di tecnologia militare fondata nel 2024 da Michael Kaufman, ex investitore di Thiel Capital.

Politico scrive che l’impresa è stata creata proprio con “l’obiettivo di costruire un ecosistema di fornitura europeo autonomo e linee di produzione in Germania e nel Regno Unito”, ma allo stesso tempo Covenant ha raccolto centinaia di milioni di dollari di investimenti da colossi della Silicon Valley, compreso il Founders Fund guidato proprio da Peter Thiel.

La startup sta sviluppando un sistema missilistico denominato Anthem, i cui test sul campo in Israele vedranno la partecipazione diretta di osservatori militari tedeschi. Quello che viene ovviamente taciuto è che tali tecnologie sono sviluppate dallo stato sionista come parte del suo progetto di continua espansione a discapito dei suoi vicini.

La diversificazione dei fornitori, per la Germania, si inserisce in un piano più ampio del ministero della Difesa per dotare la Bundeswehr di capacità di attacco in profondità entro i prossimi dieci anni, che dovrebbe vedere anche lo sviluppo di un missile da crociera ad alte prestazioni da produrre insieme con il Regno Unito.

Al solito, la motivazione portata a giustificazione di questa corsa al riarmo è lo sbandieramento propagandistico del “pericolo” russo, che è rappresentato dai missili Iskander e Oreshnik. Ma la realtà è quella di un riarmo pensato esattamente come strumento per un salto di qualità europeo nella competizione globale.

Questo passo in avanti è strettamente connesso alla trasformazione dell’Ucraina in un grande laboratorio e stabilimento bellico, soluzione gradita anche a Zelensky per salvarsi da una pace che decreterebbe la sua fine. Per quanto riguarda Israele, è stato lo stesso ministro della Difesa Israel Katz a dirlo: l’export militare è uno strumento per “promuovere gli obiettivi di politica estera” dello stato genocida. Servono altri motivi per lottare contro il riarmo europeo?

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