Il Consiglio Affari Esteri della UE, riunitosi in Lussemburgo lunedì 15 giugno, ha espresso plasticamente il teatrino dei complici del genocidio e del suprematismo sionista. Delle violenze continue e glorificate di Israele, Bruxelles se ne lava le mani, nascondendosi dietro l’unanimità mancata e trovando così anche un capro espiatorio. In questo modo l'UE può continuare a far finta di tutelare i diritti umani, mentre aiuta a violarli sistematicamente.
Non c’è dubbio che ci siano, ad ogni modo, divisioni interne alla UE in materia di politica estera. Nonostante il pressing di un’ampia parte degli stati membri, sono sfumate le sanzioni contro il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, l’esponente di estrema destra Itamar Ben Gvir.
Le richieste di inserire il ministro israeliano in una lista nera europea si erano intensificate il mese scorso. La reazione era scattata dopo la diffusione di un video in cui Ben Gvir derideva e vessava gli attivisti filopalestinesi della Global Sumud Flotilla, fermati con un atto di pirateria in acque internazionali.
Persino lo sperso ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, si era ritrovato a dover criticare l’operato israeliano, ovviamente dando tutte le responsabilità al solo Ben Gvir. Il titolare della Farnesina aveva persino chiesto delle scuse ufficiali, con il piccolo problema che, poi, queste scuse devono arrivare, altrimenti si fa una figura barbina di fronte all’opinione pubblica.
Cosa successa a Tajani, in un’intervista televisiva al Tg2. Forse è proprio per questo che, per correre ai ripari, l’Italia è stata tra i primi promotori dell’iniziativa europea, con uno stratagemma molto chiaro: affibbiare la colpa dell’inazione alla mancata unanimità comunitaria per apparire fermi difensori del buon nome italiano senza rischiare di prendere davvero misure contro Israele. E offrire così anche alla UE una scusante per continuare nella sua complicità con la pulizia etnica dei palestinesi.
A bloccare l’iniziativa, nel concreto, è stato il veto della Repubblica Ceca. Le discussioni informali hanno palesato che qualsiasi voto in merito sarebbe naufragato, e perciò si è accantonato di nuovo il dossier. Le discussioni sulle sanzioni a Ben Gvir e Smotrich si trascinano ormai da settembre 2025 senza alcun passo avanti.
Riguardo al caso italiano, va poi sottolineato che la politica estera non si risolve nella UE (che ha mostrato di essere pesantemente manchevole su questo versante). La Francia ha vietato l’ingresso a Ben Gvir e ha sanzionato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, mentre il governo Meloni continua con un atteggiamento remissivo ed evidentemente servile verso Tel Aviv.
Sembra ci sia una qualche apertura sul fronte economico, con l’avvio di un percorso verso possibili restrizioni commerciali sui prodotti che provengono dalle colonie in Cisgiordania. Una maggioranza di capitali (14 su 27), guidata dalla Francia e in cui è presente anche l’Italia, ha obbligato l’Alta rappresentante europea, Kaja Kallas, a presentare al prossimo vertice dei ministri degli Esteri, in programma per luglio, “un elenco di opzioni per possibili misure commerciali”.
Ma anche in questo caso il nostro Tajani dovrebbe spiegare l’evidente cortocircuito con altre dichiarazioni lasciate in tv. Secondo lui, il problema sono i coloni “violenti”. Il colonialismo “non-violento” va invece bene, a suo avviso, e ci verrebbe da dire che, secondo questo ragionamento contrario a qualsiasi dichiarazione ONU in merito dal 1960 a oggi, dovrebbe essere Roma a porre il veto sulla rottura degli accordi commerciali con le colonie.
Si tratta, poi, di una goccia nell’oceano di come servirebbe rispondere alle violazioni israeliane. Una goccia che è molto probabile che alla fine si risolverà in un nulla di fatto. E infatti, è stato proprio Tajani che ha espresso forti riserve sul rischio di intaccare troppo le relazioni commerciali con Israele, insieme a Berlino, che rimane fermamente a difesa di Tel Aviv.
E di nuovo, la UE non è semplicemente lo spazio in cui questi scontri nazionali prendono forma. Secondo vari osservatori, la Commissione Europea, riluttante al riguardo, potrebbe fare sponda sulla necessità di deliberare all’unanimità anche per i rapporti commerciali. Il Consiglio ha però ribadito di preferire il meccanismo del voto a maggioranza qualificata. Un braccio di ferro istituzionale che potrebbe arrivare alla Corte europea di giustizia.
Insomma, ci troviamo di fronte all’esplicita macchinazione di una serie di impedimenti burocratici e procedurali dietro cui celare l’inazione e la complicità nel genocidio. È da oltre due anni e mezzo che vediamo crimini di guerra e contro l’umanità condotti in maniera sistematica, e la UE continua a nascondere la testa sotto la sabbia.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
17/06/2026
UE: nessuna sanzione a Ben Gvir. Una mano lava l’altra, entrambe lavano il genocidio
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