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18/06/2026

Usa-Iran. Una firma, tanti sconfitti e qualche nemico

Una seconda firma digitale, per ora – in attesa di quella fisica prevista per domani in Svizzera – certifica un testo del “memorandum of understanding” che era stato in varia misura smentito e corretto da entrambe le parti fino all’ultimo momento. Lasciando così molto margine al dubbio sull’attivazione dei soliti trucchetti statunitensi (fin dai tempi del genocidio dei nativi americani, “trattato” dopo trattato) per non arrivare mai ad una conclusione certa.

Il dato importante è che il testo che pubblichiamo qui di seguito è stato distribuito alla stampa, a margine del G7, direttamente dagli Stati Uniti. Teheran ha poi confermato. Quindi non ci sono “doppie versioni” che possano alimentare diversivi.

La premessa è che non è un “trattato di pace”, ma una lista di “concetti” e impegni con cui si andrà – da venerdì in poi – ad un confronto di merito più serrato.

Per quanto riguarda il primo giudizio politico, però, è praticamente universale (tranne per Trump): è una vittoria per Teheran. Il che è anche logico, visto che sul piano militare ha resistito all’attacco di due potenze nucleari che hanno a disposizione gli eserciti più avanzati del mondo (anche se il “forse” comincia a circolare anche in ambienti occidentali), rendendo il Golfo Persico baricentro di una crisi energetica globale che l’Occidente non poteva affrontare a lungo.

Rispetto alla situazione anteguerra, infatti, il guadagno per l’Iran è consistente (sempre “se” l’accordo finale andrà in porto tra due mesi). Lo sblocco dei fondi sequestrati, un fondo di investimento per la ricostruzione, l’immediata sblocco – da parte Usa – dello Stretto di Hormuz (due petroliere con greggio iraniano sono passate già in giornata, altre si sono messe in fila), la fine delle sanzioni (progressivamente, ma abbastanza a breve), una qualche tutela diplomatica dalle ingerenze straniere sulla vita politica interna, la restituzione all’Onu del ruolo di “autorità mondiale”.

La confermata rinuncia all’arma atomica da parte iraniana era in fondo già vigente da quando la Guida Suprema uccisa nel primo giorno di guerra aveva emesso una fatwa per vietarla. E non serve essere degli esperti del mondo islamico per sapere che una fatwa è molto più potente di un articolo costituzionale, una legge o un trattato internazionale. La “bomba pronta entro 15 giorni” era soltanto propaganda israeliana, ripetuta ossessivamente da almeno dieci anni (che sono più di “15 giorni”, pare)...

Il punto debole è sempre il solito: la situazione in Libano, invaso da Israele, che appare deciso a non arretrare di un passo rispetto al territorio già occupato e minaccia anzi di andare ancora più avanti. Per farlo capire non ha esitato a bombardare ieri una colonna d’auto di profughi che stavano tornando alle proprie case dopo l’annuncio del raggiunto accordo tra Usa e Iran.

Nessuna delle forze politiche di Tel Aviv vuole una pace; tutte vogliono una guerra di sterminio e senza mai alcuna mediazione. Le critiche che Netanyahu riceve dall’opposizione è di “farsi comandare da Washington”, non certo quella di essere un genocida razzista che sta portando il paese all’isolamento e all’autodistruzione. 

Se il rapporto tra Washington e Tel Aviv non fosse di simbiosi, come invece è dal ‘47, ci si potrebbe logicamente attendere che il “socio più ricco” riuscisse a fare la voce grossa e dunque imporre la propria volontà al botolo rabbioso che azzanna tutti proclamandosi “razza superiore”.

Il ruolo dell’Aipac, la “sincronizzazione” in atto tra i servizi segreti di entrambi i paesi, la sostanziale partnership operativa tra i due eserciti, ecc., spinge dunque a pensare che ulteriori provocazioni militari di Israele ci saranno a breve termine, ed anche molto pesanti, per costringere Teheran a una reazione proporzionata ma tale da cancellare anche il ricordo dell’odierno “memorandum”. Nella certezza che Washington farà sempre il solito gioco: sbraitare, minacciare, insultare, ma sostenere fino in fondo il nazisionismo.

Speriamo di sbagliarci, ovvio. Ma in ogni caso le valutazioni articolate sulla guerra all’Iran – chi ha vinto, chi ha perso, come e quanto – si faranno un po’ più in là. Non oggi né venerdì.

L’altro sconfitto, sul piano strategico, è il patetico gruppo dei sedicenti “volenterosi”, in pratica gli altri membri del G7, che già sognavano una “spedizione nello Stretto” a prescindere da quel che avrebbero concordato Usa e Iran, ma dovranno evitare accuratamente di farsi vedere da quelle parti. 

Il testo del memorandum.

  1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’intesa, la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.
  2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro e ad astenersi dall’interferire nei rispettivi affari interni.
  3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.
  4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e ad evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità; il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie Forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.
  5. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.
  6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.
  7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.
  8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale che confermerà le disposizioni del presente articolo.
  9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un’intesa definitiva, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né accresceranno le proprie Forze nella regione.
  10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.
  11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica islamica dell’Iran vengano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.
  12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’accordo finale.
  13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.
  14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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