Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

24/06/2026

Minacciosa relazione contro il diritto di sciopero della Commissione di Garanzia

È stata presentata la Relazione Annuale sull’attività svolta nel 2025 dalla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali (CGSSE) e, come era prevedibile, tanto la Relazione quanto l’intervento della presidente prof.ssa Bellocchi hanno completamente ignorato la bocciatura che la legge 146 del 1990 ha ricevuto dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS).

Un vero e proprio schiaffo che l’Italia ha indirizzato al Consiglio d’Europa, il cui pronunciamento non viene nemmeno preso in considerazione.

La CGSSE non si è limitata ad ignorare il pronunciamento del CEDS, ma marcia spedita in direzione esattamente contraria. Armata della clava del “contemperare” i diversi diritti costituzionali, la CGSSE rivendica il diritto ad allargare progressivamente la sfera di attuazione della legge, di pari passo con l’evoluzione del conflitto sociale.

L’anno 2025 ha messo in evidenza “la diffusione di scioperi di natura politica caratterizzati da una forte impronta transnazionale, in cui il conflitto in Palestina e la critica alla cosiddetta economia di guerra sono emersi come potenti catalizzatori di mobilitazioni trasversali”.

“Si è assistito – continua la CGSSE – a piattaforme rivendicative ibride, capaci di mescolare temi contrattuali (salari, sicurezza) con richieste radicali di politica estera, come la rescissione di memorandum internazionali o il recesso dagli impegni militari in ambito Ue e Nato”.

Questo utilizzo dello sciopero generale contro la guerra rappresenta per la CGSSE fonte di forte preoccupazione per cui “è stato avviato uno specifico percorso istruttorio volto all’adeguamento del quadro regolatorio”.

Tanto gli scioperi contro il traffico delle armi come l’obiezione di coscienza contro l’economia di guerra, quanto gli scioperi generali volti ad esprimere il massimo del dissenso contro le scelte guerrafondaie, costituiscono perciò la nuova frontiera sulla quale la CGSSE si predispone ad intervenire, per restringere ulteriormente il diritto di sciopero.

A nulla sono valse le considerazioni di eminenti giuristi, oltre che del buon senso comune, circa l’evidente incongruenza tra le armi, tanto più se destinate verso teatri attivi di guerra, e i servizi essenziali.

Per la CGSSE, chi blocca il traffico delle armi, con la sua azione genera “ripercussioni sull’operatività e la sicurezza della logistica nazionale, determinando ritardi e disservizi a catena per l’utenza”, per cui va sanzionato.

Né è giustificato ricorrere allo sciopero immediato come reazione a eventi di politica internazionale, come è il caso del genocidio in Palestina da parte dello stato terrorista di Israele e dello sciopero del 3 ottobre scorso, sul quale la CGSSE rivendica l’applicazione delle sanzioni verso le organizzazioni che hanno trasgredito.

Nella Relazione si menziona anche l’estensione al settore della logistica dell’applicazione della legge 146, che viene rivendicato come “un atto di chiarezza normativa”, pur riconoscendo che la logistica van ben oltre l’approvvigionamento di beni di prima necessità.

In questo caso, l’intervento della Commissione si è configurato come l’ennesimo abuso di poteri che non gli competono, non potendo essere demandata alla CGSSE la scelta di determinare cosa è “servizio essenziale” o cosa deve restarne necessariamente fuori.

Se la CGSSE avesse tenuto in considerazione il pronunciamento del CEDS, è bene ricordarlo, avrebbe dovuto modificare completamente l’indirizzo della sua azione e intervenire sui tre principi della Carta Sociale Europea che il CEDS ha riconosciuto violati dalla legge antisciopero in vigore in Italia:
1) un allargamento eccessivo del concetto di servizi essenziali e quindi della sfera di applicazione della legge;
2) l’obbligo di preavvisare il termine dell’agitazione, che il CEDS ha riconosciuto come un fattore di forte indebolimento del diritto di sciopero;
3) l’abuso dei periodi di franchigia e del concetto di rarefazione, che hanno fortemente compresso i tempi in cui è effettivamente possibile proclamare lo sciopero.

Il fatto che la CGSSE abbia deliberatamente deciso di ignorare tutto ciò è il segno che il diritto di sciopero è sotto attacco e che nuovi inasprimenti della legge 146 sono già pronti nel cassetto.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento