Il segretario della Nato, Mark Rutte, in una intervista a Fox News ha “sputtanato” un po’ tutti gli stati europei aderenti all’alleanza affermando che il quadro europeo ha visto coinvolte tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo statunitensi nell’aggressione contro l’Iran.
È fin troppo evidente come l’incidente sia avvenuto per un eccesso di zelo servilista di Rutte verso Trump, il quale aveva rimproverato gli alleati europei della Nato di non averlo aiutato nella guerra in Medio Oriente.
Nel dettaglio Rutte ha poi sottolineato che le basi militari in Italia hanno svolto un ruolo “massiccio” a sostegno dell’operazione Epic Fury in Iran, con 500 aerei Usa decollati dal territorio italiano, suscitando inevitabilmente uno scontro politico tra governo e opposizione.
Il ministero della Difesa italiano, decisamente irritato, ha respinto la ricostruzione del segretario generale della Nato Mark Rutte sull’uso delle basi italiane nell’ambito della guerra Usa contro l’Iran, ribadendo che l’Italia ha autorizzato esclusivamente attività “tecniche e logistiche, non cinetiche” nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti – si legge nella nota del ministero della Difesa – “Le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, come è noto, l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”.
Delle due l’una: o ha mentito il segretario della Nato o ha mentito il governo italiano che nei mesi scorsi ha sempre negato di aver concesso le basi militari per le operazioni militari statunitensi.
Il governo afferma di aver solo autorizzato operazioni previste dai trattati bilaterali tra USA e Italia del 1957, ma il cui contenuto continua a rimanere in gran parte secretato.
Più volte abbiamo denunciato come in base agli automatismi previsti in questi trattati internazionali firmati nei decenni scorsi dai governi italiani, molto spesso l’Italia si è ritrovata coinvolta in conflitti anche senza dichiarazioni formali se non discussioni postume – e quindi inefficaci – in Parlamento.
In secondo luogo, che da Sigonella siano partiti aerei militari statunitensi è impossibile negarlo. Uno dei droni partiti dalla base militare in Sicilia, tra l’altro, risulta essere stato abbattuto sui cieli del Golfo durante i combattimenti tra statunitensi e iraniani.
Il giornalista Antonio Mazzeo, che monitora da una vita le attività militari nella base di Sigonella, ricorda come nelle ore immediatamente precedenti l’attacco su Teheran, dalla base di Sigonella sarebbe decollato un velivolo da pattugliamento marittimo Boeing P-8 Poseidon, utilizzato anche per attività di intelligence e guerra elettronica.
Ma non c’è solo Sigonella. Anche dalla base militare di Aviano, in Friuli, sono arrivati e partiti aerei militari statunitensi impegnati nella guerra contro l’Iran.
Nel furbesco linguaggio del ministero della Difesa italiano, queste non sarebbero “attività cinetiche”, come se “fare il pieno” di carburante o di munizioni agli attaccanti fosse un un normale “servizio pubblico” neutrale.
Ma anche una fonte della Nato ha provato a mettere furbescamente una toppa su quanto affermato da Rutte: “Il segretario Generale ha sottolineato come gli Alleati, inclusa l’Italia, abbiano rispettato gli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il punto chiave è che il Segretario Generale non ha detto nulla riguardo alle armi cinetiche, ha affermato che gli Alleati hanno onorato i loro impegni, non che siano andati oltre”.
Nel linguaggio militare, “attività cinetica” è un termine tecnico che, nella stragrande maggioranza dei casi, è un eufemismo per indicare il combattimento e l’uso della forza letale.
Il termine “cinetico” nel gergo militare ha subito un’evoluzione. Il suo significato si è ampliato per indicare le operazioni di guerra convenzionale e di combattimento, specialmente dopo l’11 settembre, per distinguerle da forme di conflitto più moderne. Il termine è stato talvolta usato anche in contesti più ampi per descrivere operazioni di forza, come le recenti azioni militari statunitensi in Venezuela in occasione del sequestro del presidente Maduro.
Commentando le dichiarazioni del segretario della Nato, l’ex comandante del Comitato Operativo Interforze, gen. Bartolini, ha affermato che “Durante l’operazione Epic Fury è stato attuato un ponte aereo che è transitato dalle basi americane in tutta Europa verso i paesi della penisola araba, attraversando gli spazi aerei di tutto il vecchio continente. Il che non significa assolutamente che da dette basi siano partite missioni operative contro l’Iran che siano andate oltre ai normali trasporti aerei per l’area, che si svolgono a fini vari, ad esempio logistici, e non legati direttamente alle operazioni”.
Insomma, quando si parla dell’uso delle basi militari in Italia da parte degli Stati Uniti si precipita in una zona paludosa di mezze bugie e mezze verità (in linguaggio burocratico-militare) che però non riescono più a nascondere la sostanza del problema: occorre mettere fine ai vincoli e agli automatismi previsti dai trattati internazionali, per evitare che il nostro paese si ritrovi in guerra senza neanche essersene reso conto.
Si tratta di un crimine e di una responsabilità in più delle nostre classi dirigenti.
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