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27/06/2026

Complici del genocidio: fondi europei per le ricerche sui droni israeliani

Ogni giorno che passa, la lotta per il boicottaggio accademico delle istituzioni israeliane si mostra sempre più come una questione che ha colpito nel senso della complicità europea col genocidio dei palestinesi. Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) è finito al centro di un caso politico dopo che un’inchiesta ha rivelato come suoi fondi siano finiti in studi su droni con applicazioni militari.

Secondo le indagini della testata online Science Business, l’ente europeo ha approvato un finanziamento da 150 mila euro a favore di un ricercatore dell’Università di Tel Aviv per lo sviluppo di una tecnologia legata ai droni, nonostante il progetto sia stato pubblicamente promosso dall’ateneo e dallo stesso scienziato per scopi di “difesa nazionale”.

Al centro dello scandalo c’è Pavel Ginzburg, che a gennaio ha ottenuto un finanziamento definito Proof of Concept, di cui il regolamento prevede che il richiedente debba dimostrare che i risultati ottenuti con tali fondi saranno utilizzati esclusivamente nel mercato civile o in una possibile applicazione sociale.

L’obiettivo ufficiale della ricerca era lo sviluppo di “superscatterer stickers”, ovvero micro-strutture applicabili sui droni per renderli molto più facilmente individuabili dai radar. Nei documenti presentati a Bruxelles, il progetto viene descritto come un sistema puramente civile, pensato per tracciare i droni commerciali per le consegne o per migliorare la sicurezza attorno agli aeroporti.

Tuttavia, in un filmato pubblicato su YouTube dall’Università di Tel Aviv prima del finanziamento ERC, lo stesso Ginzburg afferma che la tecnologia può trovare applicazione “oltre le consegne, ad esempio nella difesa nazionale”. Il video mostra immagini di soldati che controllano droni e altre rappresentazioni di natura bellica.

Alle domande di Science Business, Ginzburg ha risposto che “i video promozionali e i comunicati stampa spesso utilizzano un linguaggio attuale e accattivante per attirare l’attenzione”, ma che in realtà questo tipo di tecnologia non sarebbe adatta all’applicazione militare. Ma non si capisce come mai quello del video non sia un messaggio isolato.

Nel febbraio 2025, Brian Rosen, all’epoca vice-preside per gli affari internazionali della Facoltà di Ingegneria di Tel Aviv, era apparso sulla televisione israeliana elogiando il lavoro di Ginzburg come un esempio di progetto “legato all’industria della difesa”, specificando che il sistema permetterebbe a Israele di “distinguere tra droni nemici e droni amici”.

Il ricercatore ha all’attivo collaborazioni recenti con la Rafael Advanced Defense Systems, uno dei giganti statali dell’industria bellica israeliana, focalizzate su sistemi di sorveglianza radar per droni in condizioni critiche e parzialmente finanziate dall’ufficio di ricerca navale degli Stati Uniti.

C’è poi un altro elemento che sembra parlare di un cortocircuito delle stesse misure europee pensate secondo un doppio standard ormai assodato. Infatti, nonostante il blocco quasi totale delle relazioni scientifiche con la Russia dal 2022, Ginzburg ha continuato a collaborare attivamente con scienziati russi, a pubblicare in collaborazione con loro, ma ha anche ricevuto fondi europei, quando si è trattato di sostenere le tecnologie israeliane.

Il programma Horizon che si svilupperà nel periodo 2028-2034 assegnerà circa 175 miliardi di euro, e nella sua cornice è stata indicata un’attenzione maggiore da dare agli utilizzi dual use. Il finanziamento concesso al ricercatore israeliano sembra già rispondere a questa logica, in cui lo sviluppo delle tecnologie belliche diventa il cardine delle scelte, sopravanzando tutte le precedenti (e ribadendo la solida complicità con la macchina genocida sionista).

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