L’approvazione della risoluzione 0285 del Parlamento europeo sulla “repressione politica e la situazione umanitaria a Cuba” non rappresenta affatto una novità. Al contrario, si inserisce in un percorso politico ormai consolidato che da oltre vent’anni vede le istituzioni europee assumere una posizione sempre più interventista nei confronti dell’isola caraibica.
L’analisi delle numerose risoluzioni approvate dal Parlamento europeo dal 2004 ad oggi mostra una continuità politica evidente: Cuba viene costantemente sottoposta a un giudizio condizionato alla trasformazione del proprio sistema politico, economico e istituzionale.
Si tratta di un atteggiamento singolare. L’Unione Europea intrattiene rapporti commerciali, diplomatici e strategici con numerosi Paesi del mondo che presentano sistemi politici profondamente differenti, senza pretendere di imporre cambiamenti istituzionali come condizione preliminare alle relazioni bilaterali. Nel caso cubano, invece, il principio sembra essere un altro: collaborare soltanto a patto che Cuba rinunci al proprio modello politico.
Persino l’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione del 2017, che avrebbe dovuto inaugurare una nuova fase nei rapporti tra Bruxelles e L’Avana, non ha interrotto questa logica. Formalmente si è superata la cosiddetta “Posizione comune” del 1996, ma nella pratica è rimasta una costante ingerenza negli affari interni del Paese.
La nuova risoluzione approvata nel giugno 2026 rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. Nel testo si attribuisce la responsabilità della crisi economica e umanitaria esclusivamente al sistema politico ed economico cubano, mentre il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti da oltre sessant’anni viene sostanzialmente ignorato o relegato a un ruolo marginale.
Eppure è impossibile comprendere la realtà cubana senza partire da questo dato fondamentale. Cuba è sottoposta, dal trionfo della Rivoluzione del 1959, a un assedio economico senza precedenti nella storia contemporanea. Un sistema di sanzioni che non colpisce soltanto l’isola, ma anche aziende, banche e cittadini di Paesi terzi attraverso un meccanismo di extraterritorialità che rende estremamente difficile qualsiasi normale sviluppo economico.
Presentare Cuba come il semplice fallimento di un modello politico significa cancellare deliberatamente il contesto nel quale il Paese è stato costretto a operare per oltre sei decenni.
La domanda da porsi è un’altra: che cosa sarebbe potuta diventare Cuba senza questo accerchiamento permanente?
Nonostante enormi difficoltà materiali, il Paese continua a investire nella cooperazione internazionale, a inviare brigate mediche in decine di nazioni, a sviluppare ricerca biotecnologica avanzata e a mantenere un sistema sanitario universalistico che rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per molti Paesi del Sud globale. Durante la pandemia da Covid-19, Cuba è stata inoltre in grado di sviluppare autonomamente propri vaccini, confermando un livello scientifico e tecnologico difficilmente conciliabile con la narrazione di uno Stato semplicemente “fallito”.
La nuova risoluzione europea appare inoltre in sintonia con il clima politico internazionale che si sta consolidando attorno all’isola. Negli stessi giorni, infatti, gli Stati Uniti hanno rilanciato nuove iniziative di sostegno a programmi finalizzati alla cosiddetta “transizione democratica” a Cuba, alimentando una strategia di pressione politica che punta apertamente a modificare gli equilibri interni del Paese.
È legittimo criticare qualsiasi governo e discutere dei problemi reali che attraversano la società cubana. Ciò che appare meno legittimo è subordinare il diritto di un popolo alla propria autodeterminazione all’accettazione di un modello politico imposto dall’esterno.
La sovranità nazionale non può essere un principio valido soltanto quando riguarda i Paesi alleati dell’Occidente.
Per Cuba, come per qualsiasi altra nazione, il futuro deve essere deciso esclusivamente dal popolo cubano, senza ricatti politici, senza ingerenze e senza il peso di un assedio economico che dura da oltre sessant’anni.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
20/06/2026
Cuba, l’Unione Europea e la lunga storia delle ingerenze
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