Nel silenzio quasi totale dei media italiani, si sta consumando una significativa crisi diplomatica tra Polonia e Ucraina. Un silenzio di cui è facile capire i motivi: non solo sarebbe poco furbo, in questo momento in cui bisogna propagandare l’unità dell’Europa al fianco dell’Ucraina, ma anche e soprattutto perché il nodo del contendere rivelerebbe il peso profondo della memoria nazista nella costruzione del consenso all’attuale regime di Kiev e nel rafforzamento degli spiriti nazionalistici, necessari di fronte al disastro della guerra.
Può far sorridere (anche se c’è davvero poco per cui esser contenti) il fatto che al centro del contendere ci sia una decorazione, una medaglia, insomma, dietro cui si nasconde una profonda faglia politica e una pacificazione mai avvenuta davvero, tra i due paesi dell’Europa orientale.
Il Presidente polacco Karol Nawrocki ha deciso di revocare a Volodymyr Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza della Repubblica di Polonia. Il prestigioso riconoscimento era stato conferito a Zelensky il 5 aprile 2023, durante la presidenza di Andrzej Duda.
All’epoca, l’onorificenza era stata concessa come simbolo delle relazioni amichevoli, ed era ormai quasi una prassi consolidata, dato che la decorazione era stata data anche a vari predecessori di Zelensky (Kučma, Juščenko e Porošenko). Ovviamente, non a Viktor Janukovyč, considerato filo-russo. Zelensky aveva dedicato l’onorificenza ai suoi militari, tracciando l’idea che Polonia e Ucraina combattevano insieme contro Mosca.
Tuttavia, sotto la superficie della solidarietà bellica, ha continuato a covare la memoria storica della Seconda guerra mondiale, di una ferita tra i due paesi su cui l’ultimo decennio di governo di Kiev non ha fatto altro che gettare sale. Nel 1943, nelle regioni della Polonia orientale – che oggi sono parte dell’Ucraina occidentale – i reparti che, in ultima istanza, facevano capo al collaborazionista Stepan Bandera uccisero circa 100 mila civili polacchi (oltre a ebrei, russi e bielorussi) per costruire un’Ucraina “pura”.
Nel 2016 la Polonia ha riconosciuto ufficialmente quegli eventi come genocidio e nel 2025 ha istituito l’11 luglio come giornata nazionale della memoria. Se la ragione “superiore” della guerra alla Russia aveva portato a sopire momentaneamente lo scontro ancora aperto con Kiev intorno alla memoria di quei fatti, alla fine il caso è scoppiato.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la recente decisione di Zelensky di intitolare un’unità militare dell’esercito ucraino proprio agli “eroi dell’UPA”, cioè dell’organizzazione nazista ucraina autrice dei massacri di polacchi. A ciò, si è aggiunta anche la sepoltura con onori militari di Andrij Mel’nyk (anch’egli tra le fila dei collaborazionisti ucraini, anche se in competizione con Bandera).
Di fronte al rifiuto ucraino di fare un passo indietro sulla glorificazione di figure legate al collaborazionismo e ai massacri di polacchi, Nawrocki ha deciso di revocare l’onorificenza a Zelensky. La reazione di Kiev non si è fatta attendere, in termini piuttosto “capricciosi”. Zelensky ha restituito la medaglia spedendola per posta al governo di Varsavia, e ha accusato Nawrocki di strumentalizzare la storia per fini di politica interna, paragonando il presidente polacco a Viktor Orbán.
Per quanto non c’è dubbio che la leadership di Varsavia stia strumentalizzando la questione per consensi domestici, la questione della glorificazione dei collaborazionisti nazisti e la rimozione dei crimini di pulizia etnica commessi rimane. Zelensky, tra le altre cose, ha ribadito l’interpretazione ucraina degli eccidi del 1943, definendoli la “tragedia di Volinia”, coinvolgendo in egual misura polacchi e ucraini.
La frattura è stata allargata anche dagli ex presidenti Kučma, Juščenko e Porošenko, che hanno rinunciato a loro volta all’Ordine dell’Aquila Bianca, e così hanno fatto anche il ministro degli Esteri Andrii Sybiha e il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov con altre onorificenze polacche.
Nel frattempo, lo scontro è arrivato anche su X. Alle polemiche sollevate da Zelensky, che ha affermato di non essere felice di un riconoscimento attribuito anche a figure come Caterina II, Mussolini e Gerhard Schröder, la Sottosegretaria di Stato polacca Agnieszka Jędrzak ha replicato ricordando che l’Ordine non può essere tolto ai defunti, e che, ad ogni modo, il “filo-russo” Schröder non ha “eretto alcun memoriale in onore di Hitler o Himmler” o intitolato unità dell’esercito tedesco alle SS.
Parole molto pesanti che disvelano l’infestazione profonda del regime ucraino da parte di nazisti e banderisti. Una realtà che è bene continuare a tenere nascosta, ora che bisogna ribadire il fatto che l’Ucraina sta combattendo per la “libertà” dell’Europa.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
27/06/2026
Crisi tra Kiev e Varsavia. Il nodo è la memoria nazista e banderista dell’Ucraina
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento