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28/06/2026

Assist della UE per la scalata Unicredit di Commerzbank

La vicenda della scalata da parte di Unicredit del colosso tedesco Commerzbank aveva attirato l’attenzione mediatica, soprattutto perché da grande affare economico si era trasformata anche in un’evidente braccio di ferro tra Italia e Germania negli equilibri dei grandi istituti finanziari europei. L’opposizione di Berlino sembrava cozzare con un salto di qualità del mercato europeo dei capitali.

Anche se per un po’ di tempo l’attenzione è scemata, il processo di acquisizione da parte di Unicredit è andato avanti, perché appare evidente che l’opportunità creare un “campione europeo” nel campo è superiore persino ai no che può dire la Cancelleria tedesca. Si tratterebbe, infatti, del secondo più rilevante consolidamento bancario nella storia della UE, dopo l’acquisizione di BNL da parte di BNP Paribas.

Una svolta decisiva in questo processo è giunta direttamente da Bruxelles. La vicepresidente esecutiva della Commissione Europea con delega alla Concorrenza, Teresa Ribera, ha lanciato un esplicito e netto assist a favore di Unicredit, frenando le resistenze politiche della Germania.

In un’intervista a Bloomberg TV, Ribera ha chiarito che le fusioni transfrontaliere “dovrebbero essere accolte con favore” e che la UE è pronta a intervenire con i propri poteri antitrust qualora si configurino blocchi ingiustificati. Ribera ha riconosciuto che ci sono casi in cui gli stati membri possono intervenire su questo tipo di operazioni, ma che Bruxelles ha una “interpretazione restrittiva” al riguardo.

Quello che è stato messo in chiaro è che c’è una sorta di gerarchia sulle priorità, e tutte le iniziativa – come quella in questione – che andrebbero a potenziare il mercato unico sono considerate fondamentali per “rafforzare la rilevanza e la crescita” economica del Vecchio Continente. Cioè per renderlo un più compiuto attore della competizione globale.

Ad oggi, la condizione azionaria non vede ancora la proprietà effettiva da parte di Unicredit. L‘Offerta Pubblica di Scambio (OPS), di cui i risultati sono arrivati lo scorso 19 giugno, ha visto l’istituto italiano acquisire un ulteriore 12,51% delle azioni di Commerzbank. Sommate al 26,77% già blindato in precedenza, significa che Unicredit detiene il 39,28% della banca tedesca.

Inoltre, a ciò si aggiunge un altro 3,22% in strumenti convertibili in azioni, e un 13,19% detenuto tramite contratti derivati. Il totale, in senso di esposizione complessiva del gruppo italiano, ha già raggiunto, dunque, il 55,69% di Commerzbank, ponendo Unicredit in una posizione di assoluta dominanza tecnica, anche se non può vantare il controllo diretto della maggioranza delle azioni. Ma come si sa nel settore, un 40% è già più che sufficiente per essere l’ago della bilancia delle scelte societarie.

In conformità con la normativa tedesca, dal 20 giugno è partita una finestra di ulteriore offerta che si concluderà il prossimo 3 luglio. In questo lasso di tempo, gli azionisti di Commerzbank che non hanno ancora aderito all’offerta di Unicredit avranno la facoltà di consegnare le proprie quote. I risultati definitivi dell’intera operazione verranno resi noti l’8 luglio.

Tra vari analisti di mercato c’è ormai la certezza che, a breve, la Banca Centrale Europea formalizzerà il proprio nulla osta definitivo alla scalata. Il governo tedesco, che detiene il 12% delle azioni della banca, continua a ribadire ragioni che ormai sono per lo più considerate come dettate da logiche di pura influenza politica e di asimmetria competitiva.

Berlino sembra aver categoricamente escluso la vendita della propria quota che, sempre secondo la normativa tedesca, impedisce l’estromissione degli azionisti residuali dietro indennizzo. Parallelamente, il management di Commerzbank ha rivolto un appello ai propri investitori, esortandoli a respingere in blocco l’offerta di Unicredit.

Infine, i vertici dell’istituto tedesco hanno formalmente richiesto l’intervento della BaFin – l’autorità federale che in Germania si occupa di vigilanza sui mercati finanziari – contestando le modalità di comunicazione di Unicredit circa l’andamento dell’OPS. Pronta e speculare la replica di Unicredit, che si è rivolta alle stesse autorità per chiedere la verifica sull’attendibilità delle dichiarazioni pubbliche rilasciate da Commerzbank.

La Procura della Repubblica di Francoforte ha aperto un fascicolo sull’ipotesi di “sospetta manipolazione del mercato”. I tedeschi stanno perciò portando persino in tribunale la vicenda, pur di non subire la sorte che hanno imposto a varie società straniere, dietro la logica dell’integrazione europea. Ma ora si sta dimostrando che questa è una logica a sé, rispondente a obiettivi strategici precisi, per quanto a tratti ampiamente velleitari. E anche Berlino vi deve sottostare.

Da sottolineare, in conclusione, che secondo diverse indiscrezioni, Commerzbank è il trampolino di lancio per un riassetto complessivo degli equilibri finanziari del Sud Europa. Unicredit starebbe già guardando ad Assicurazioni Generali e Banco BPM. Un assalto che risponderebbe perfettamente alle indicazioni fatte a suo tempo da Mario Draghi ed Enrico Letta sulla competitività europea e sul mercato unico dei capitali. Staremo a vedere.

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