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23/06/2026

Cgil-Cisl-Uil approvano un’ipotesi di accordo per lasciare tutto inalterato

È stata resa pubblica la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil su contratti e rappresentanza.

“Cgil, Cisl e Uil condividono la necessità di intervenire sui temi relativi al modello contrattuale, alla crescita dei salari, alla rappresentanza sindacale e datoriale e la sua certificazione”. Inizia così il documento per un accordo quadro che la triplice ha appena inviato alle associazioni datoriali, che sembrerebbe introdurre una serie di proposte o punti di qualche rilievo che possano produrre sostanziali modifiche al sistema dei contratti e favorire una ripresa del salario.

Nel resto del documento, però, in questa direzione c’è poco o niente. Il sistema contrattuale viene interamente confermato, con una dichiarazione di intenti ad allargare l’area delle aziende dove realizzare la contrattazione di secondo livello, non si sa bene con quali strumenti ed in base a quali passaggi concreti.

Sui salari la proposta, se così si può dire, è ancora più deprimente: viene confermato il riferimento all’indice IPCA NEI (cioè quello depurato dei prezzi dei prodotti energetici) che in passato la Cgil aveva respinto, e sostenuta una generica necessità di tenere agganciati i salari al costo della vita. In particolare si fa riferimento alla necessità di adeguare le retribuzioni all’andamento dei prezzi attraverso verifiche annuali, dimenticando che la maggioranza dei rinnovi contrattuali che hanno firmato queste stesse sigle sindacali si sono tenuti ben al di sotto dell’inflazione reale.

Nel testo c’è poi una parte dedicata a definire con più chiarezza cosa debba intendersi per TEM (trattamento economico minimo) e TEC (trattamento economico complessivo) e qui si scopre il vero intento dell’Accordo quadro: provare a rintuzzare l’operazione del governo Meloni, che con il decreto 1° maggio di quest’anno ha introdotto il “salario giusto” con il quale si santificano le retribuzioni attuali, comprese quelle dei contratti pirata.

In fondo a Cgil, Cisl e Uil non interessa produrre un rialzo dei salari ma solo garantirsi l’esclusiva della contrattazione e perciò provano a dare una definizione più stringente del TEC al fine di evitare l’equiparazione tra i loro contratti e quelli pirata.

Ma l’errore politico originale è stato accettare che il terreno del confronto si spostasse progressivamente dal salario diretto al trattamento economico complessivo (il TEC). In questo modo il TEM, cioè il nucleo salariale certo e comparabile, è stato messo in secondo piano proprio quando sarebbe servito un parametro semplice e trasparente, utile anche per una legge sul salario minimo.

Infine, sul tema della rappresentanza Cgil, Cisl e Uil confermano gli accordi precedenti e si impegnano “ad estendere le elezioni delle RSU anche nelle realtà di minori dimensioni”: che si siano accorti che per milioni di lavoratori il sindacato semplicemente non esiste?

Per il resto, il documento riproduce alcuni luoghi comuni e frasi di circostanza in un nulla di proporzioni cosmiche. Se per la Cisl in fondo si tratta di aver raggiunto l’obiettivo di tenere a freno qualsiasi ipotesi di conflittualità, per la Cgil è la pietra tombale su qualsiasi idea di sindacato vicino ai lavoratori.

Un sindacalismo così incapace di cogliere lo spirito dei tempi, e indisponibile a cogliere l’aumento esponenziale dello sfruttamento del lavoro, l’Italia non lo aveva mai avuto. Con questo accordo Cgil, Cisl e Uil toccano decisamente il punto più basso della loro storia.

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