Non c’è nessun governo libanese ad aver firmato un “accordo quadro” con Israele, e di conseguenza non esiste nessun accordo, perché gli accordi si fanno almeno in due, trovando un compromesso tra posizioni conflittuali.
Le persone che hanno firmato questa richiesta di sottomissione non hanno alcun conflitto con Israele, e sono di fatto figure nominate dagli americani, che sempre dagli americani – i “finanziatori” quasi esclusivi delle Forze Armate Libanesi – prendono ordini. Ordini, non suggerimenti. Questa è ahimè la verità.
Nawaf Salam e Joseph Aoun, con i loro difetti e anche con i loro pregi (essenzialmente legati alla carriera che hanno fatto, soprattutto Salam come giudice), non rappresentano davvero nessuno in Libano, ed anche in questo fatto risiedono i rischi connessi alla strada che hanno imboccato. Quando dico nessuno dico che hanno meno rappresentanza del più piccolo partito cristiano. Cioè, voglio dire, un Frangieh avrebbe più consensi di Aoun.
I “negoziati” con Israele a Washington sono portati avanti dalla ambasciatrice Nada Hamadeh Mouawad – priva di qualsiasi agency e credibilità quando si tratta di rappresentare un paese multi confessionale e organizzato secondo il power sharing settario – ma nella sostanza di questo giochino volto a portare il Libano davvero sull’orlo della guerra civile e legittimare l’occupazione israeliana si occupano altre figure, oltre al governo americano e quello israeliano.
Una di queste è probabilmente Anton Sehnaoui, famoso banchiere e miliardario libanese, chairman del board del gruppo SGBL, nonché partner di Morgan Ortagus, la signora che per qualche mese è stata vice inviata speciale degli USA per il medioriente, e che proprio in quei mesi si fece fotografare mentre a Beirut stringeva la mano al presidente libanese Joseph Aoun, indossando una vistosa collana con la stella di David (regalo di Sehnaoui?).
Sehnaoui nel 2022 è stato accusato di riciclaggio di denaro, e soprattutto è abbastanza il segreto di pulcinella che – oltre ad essere un finanziatore del piccolo gruppo cristiano fondamentalista “Jnoud Al Rabb” (soldati di Dio), protagonista di varie azioni omofobe a Beirut – negli anni si sia enormemente arricchito grazie alle operazioni di ingegneria finanziaria dell’ex famigerato governatore della Banca centrale, Riad Salameh, uno dei principali o forse il principale obiettivo delle proteste antigovernative di qualche anno fa (accusato di corruzione e sotto sanzioni in Canada, Uk e Usa).
Sehnaoui è insomma uno di quei soggetti che si sono arricchiti letteralmente sulle spalle di una classe media che è scomparsa in pochissimi anni, e di una popolazione che è scivolata nella povertà mese dopo mese.
Non è però tutto: come partner e in compagnia di Morgan Ortagus, Sehnaoui lo scorso 14 aprile – a genocidio ormai ufficiale – ha partecipato a una cerimonia al Memoriale dell’Olocausto di Washington.
Non è dato sapere se volesse mantenere un profilo basso o meno ma la sua compagna, una volta preso il microfono, lo ha ringraziato per il suo “supporto al sionismo nonostante i rischi personali”, ricordando poi come Sehnaoui sia stato cresciuto dai suoi genitori secondo i “valori sionisti”. Non “ebraici” come Starmer, eh (che già li, se non sei ebreo, non si capisce bene): proprio sionisti.
E ci si sorprende dello storico atteggiamento paranoico di Hezbollah? Mi pare ci siano delle solide basi.
Sehnaoui d’altronde non ha mai fatto segreti di sostenere progetti Israelo-statunitensi, indossa la spilletta gialla degli ostaggi e ha varie volte dichiarato di essere appunto un “fiero sionista”. Anche quando il suo paese veniva bombardato da Tel Aviv – pure non lontano da dove è cresciuto da piccolo, cioè Baabda.
Questo “accordo quadro”, nella sostanza, introdurrebbe un “Gruppo trilaterale di coordinamento militare”, un teorico e parzialissimo ritiro israeliano (che non avverrà per nemmeno cento metri, a meno che la resistenza armata non aumenti) in cambio di un dispiegamento delle LAF (da decenni volutamente non equipaggiate per fare la guerra a nessuno) nelle zone dove opera Hezbollah, di cui l’Idf lamenta le azioni di resistenza armata sul proprio territorio, con Beirut che sembra correrle solertemente in aiuto.
Da un punto di vista diplomatico e anche degli sviluppi militari sul campo (che vedono le perdite israeliane in costante aumento, una leva che qualunque delegazione negoziale dovrebbe utilizzare) questa intesa sembra uno scherzo: il governo libanese non solo sembra ignorare cosa accade sul campo di battaglia tra invasori e resistenti, ma sembra preferire una lineare ed esplicita sottomissione al paese che gli sta radendo al suolo decine di villaggi, a una inclusione del Libano nei cessate il fuoco come conseguenza delle pressioni iraniane su Washington.
Follia. Patologia istituzionale.
Il punto è che da un punto di vista pratico con questo semi accordo non cambierebbe granché: nessuno nell’esercito vuole davvero scontrarsi con Hezbollah, imporgli questo o quest’altro. A partire dai soldati stessi, che per almeno un quarto sono sciiti, e magari hanno un cugino al fronte che attacca i carri armati israeliani.
Questo può valere finché Rudolph Haykal – al momento quasi la salvezza del Libano, nella sua capacità e volontà di mantenere un certo equilibrio e l’indisponibilità ad attaccare Hezbollah – rimane a capo delle Forze armate. Se, come si vocifera da mesi, lo indurranno a farsi da parte o lo solleveranno dal suo incarico, lo scenario che si aprirà sarà davvero ignoto. O meglio, rischia di essere un po’ familiare.
Ps – Personalmente attribuisco la scelta di firmare questo scempio epocale nel giorno dell’Ashura a una questione di pura sciatteria, più che alla volontà di fomentare ulteriormente divisioni.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
29/06/2026
Gli squali che fingono di rappresentare il Libano
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