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03/06/2026

Iraq - Sinistra, sindacati e organizzazioni di massa

Le prospettive di rinnovamento e unificazione del movimento sindacale e di massa nei paesi del Sud Globale: l’Iraq come modello

La maggior parte dei paesi del Medio Oriente e del Sud Globale che operano sotto regimi autoritari condivide un’unica crisi strutturale: la frammentazione e la debolezza acuta e cronica che colpisce le organizzazioni di massa, i sindacati, i movimenti femministi e gli organismi studenteschi, estendendosi ulteriormente fino ad abbracciare il coordinamento tra le stesse forze di sinistra.

Questo non è un problema esclusivamente iracheno; è, piuttosto, un fenomeno ricorrente in contesti comparabili, che trova la sua espressione più nitida ed evidente nell’esperienza irachena.

Dalla necessità storica alle domande sul rinnovamento

I regimi autoritari hanno generato condizioni soffocanti che hanno spinto le forze di sinistra ad adottare forme organizzative fortemente centralizzate sotto il peso della repressione e della persecuzione, producendo un approccio basato sulla costruzione di sindacati e organizzazioni di massa clandestini, e talvolta semipubblici, strettamente legati alle formazioni politiche, a scapito della loro indipendenza e della loro capacità di abbracciare settori sociali più ampi.

L’equità impone di riconoscere che questo approccio non era errato in termini assoluti. In determinate fasi storiche ha svolto un ruolo fondamentale che non può essere negato, quando la centralizzazione organizzativa era una necessità imposta dalla realtà repressiva e dal bisogno della lotta di mantenere la coesione e proteggere i propri quadri.

Tuttavia, i tempi sono cambiati in modo sostanziale, e con essi i meccanismi del pensiero popolare e dell’azione di massa nell’era della rivoluzione digitale. Le masse di oggi, in particolare le nuove generazioni cresciute in una cultura di accesso immediato all’informazione, organizzazione orizzontale, trasparenza e partecipazione diretta al processo decisionale, non accettano più di essere mero materiale di mobilitazione al servizio di un’agenda partitica concreta, per quanto sincere siano le sue intenzioni.

Per questo motivo, il presente documento intende suscitare un dibattito serio sulla revisione del modello del “sindacato subordinato e dell’organizzazione di massa fedele”, e sull’esplorazione di un modello alternativo.

Dai legami organici all’indipendenza

Dopo il 2003, la maggior parte delle formazioni di sinistra si è adoperata per mantenere e costituire i propri sindacati, federazioni e organizzazioni. Ciò ha condotto in molti casi a una proliferazione di organizzazioni e sindacati all’interno dello stesso settore, e in alcuni casi ha persino raggiunto il punto di duplicare le organizzazioni all’interno dello stesso partito, generando un panorama di massa caratterizzato dalla dispersione delle energie, da una molteplicità di nomi e da una reale efficacia che andava riducendosi sul campo.

Un sindacato strettamente legato a una formazione specifica trova genuina difficoltà nell’accogliere i lavoratori in tutta la loro diversità intellettuale, nazionale e religiosa, cosicché la sua sfera d’influenza si restringe e rimane confinata a un segmento particolare. Un’organizzazione femminista legata a un partito concreto ha difficoltà ad attrarre donne di diversa provenienza politica. Un sindacato studentesco si trasforma gradualmente in un’arena di scontri partitici, dove gli studenti perdono il proprio spazio indipendente.

Un’esperienza personale vissuta nell’estate del 1992 rivela la profondità di questo problema. Quando ci riunimmo con compagni di sinistra e disoccupati per costruire un sindacato dei disoccupati nella Regione del Kurdistan, il primo disaccordo sorse intorno alla stessa dichiarazione fondativa.

Alcuni compagni proposero una dichiarazione satura di espressioni ideologiche di sinistra come imperialismo e socialismo. Non fui d’accordo con loro e sostenni che ciò che stavamo cercando di costruire era un sindacato per tutti i disoccupati, di ogni convinzione e orientamento, non un sindacato esclusivamente per i disoccupati della sinistra. Quella domanda fondamentale posta nell’estate del 1992 rimane ancora oggi al cuore stesso del problema che stiamo discutendo.

La debolezza del coordinamento e le sue ripercussioni

Esiste un paradosso doloroso degno di riflessione: la sinistra innalza lo slogan dell’unità delle masse lavoratrici, mentre questo approccio organizzativo ha condotto involontariamente alla dispersione degli sforzi e all’indebolimento del movimento sindacale e di massa sul campo. La frammentazione di massa che osserviamo nel panorama sindacale riflette, in parte, una frammentazione politica precedente che si è manifestata nella proliferazione delle formazioni di sinistra e nella divergenza delle loro posizioni, una divergenza che è naturale e legittima in sé.

La complessa situazione irachena, regionale e mondiale accoglie diverse interpretazioni di sinistra; tuttavia, quando questa divergenza si trasforma in conflitto e risentimento che indebolisce l’azione collettiva, proietta la sua pesante ombra sull’intero spazio di massa.

Allo stesso modo, l’assenza di coordinamento ha prodotto un modello di competizione all’interno dello stesso circolo di massa anziché un’espansione verso nuovi settori sociali. La mappa di massa è rimasta limitata nella portata nonostante la molteplicità delle organizzazioni, perché questa molteplicità non ha sempre condotto a una divisione del lavoro e all’interpellanza di strati diversi; al contrario, ha condotto alla sovrapposizione e alla ripetizione all’interno dello stesso terreno.

Lezioni da esperienze sindacali efficaci

Le esperienze storiche e contemporanee rivelano che i sindacati progressisti indipendenti ed efficaci sono stati spesso un fattore fondamentale nel cambiamento sociale e politico, e che la loro forza non derivava dai loro legami con questo o quel partito, bensì dal loro genuino radicamento nelle loro basi operaie e di massa.

In Tunisia, l’Unione Generale Tunisina del Lavoro ha svolto un ruolo centrale nell’abbattimento della dittatura nel 2011, ed è stato il suo peso di massa, profondamente radicato in ampi settori di lavoratori, a conferirle quel potere negoziale che i partiti politici nel loro insieme non erano riusciti a esercitare.

Nel Sudafrica, il Congresso dei Sindacati del Sudafrica (COSATU) ha dimostrato che un sindacato indipendente e forte può essere contemporaneamente un fronte per la difesa dei diritti dei lavoratori e una piattaforma per la lotta per la dignità umana senza dissolversi in alcun partito politico.

In Brasile, un movimento sindacale indipendente si è evoluto fino a dare origine al Partito dei Lavoratori, che è giunto al potere, un modello non comune di costruzione di una vera forza politica a partire dal lavoro sindacale di base.

In Danimarca, i partiti di sinistra lavorano all’interno della Confederazione Sindacale Danese esistente e ne rafforzano gli orientamenti progressisti dall’interno, guadagnando un’influenza sociale più profonda di quanto avrebbero ottenuto limitandosi a guidare piccoli sindacati fedeli ai propri partiti.

Le sfide strutturali

Ai precedenti si aggiungono sfide strutturali più profonde. La più rilevante è la natura rentista dell’economia irachena: secondo il Rapporto dell’Articolo IV del FMI sull’Iraq 2025, il petrolio costituisce circa il 90% delle entrate del bilancio pubblico, il che significa che la maggior parte dei lavoratori manuali e intellettuali sono dipendenti pubblici legati allo Stato da un rapporto di dipendenza diretta che limita il margine della loro organizzazione indipendente.

Ciò è risultato chiaramente evidente durante le proteste dell’ottobre 2019, quando i sindacati si sono rivelati incapaci di convertire lo slancio della piazza in scioperi organizzati, perché i lavoratori si sono trovati di fronte a una dolorosa equazione: protestare e sopportarne le conseguenze professionali, oppure tacere e conservare la propria fonte di sostentamento. La Dichiarazione della Missione del FMI in Iraq 2025 sottolinea ulteriormente la vulnerabilità strutturale dell’economia irachena e il suo impatto diretto sul mercato del lavoro e sulla capacità dei lavoratori di organizzarsi in modo indipendente.

A ciò si aggiunge il ruolo di alcuni organismi internazionali donatori nella promozione di modelli di “società civile” che evitano di toccare le strutture economiche nucleari e che marginalizzano i sindacati e le federazioni con un orientamento progressista e di classe chiaramente definito. A questo si somma il rafforzamento del fenomeno della personalizzazione, che rende la continuità di un’organizzazione dipendente da individui concreti piuttosto che dalla sua struttura istituzionale.

Verso una sinistra di massa rinnovata

L’assenza di sindacati, federazioni e organizzazioni forti e indipendenti ha indebolito la sinistra in modi che vanno ben oltre quanto è visibile in superficie. Quando sono arrivati i momenti decisivi nella storia delle proteste e delle sollevazioni popolari, la sinistra si è trovata in un doloroso vuoto organizzativo: senza sindacati capaci di convertire le manifestazioni in scioperi organizzati che costringessero le autorità governanti a Baghdad ed Erbil a rispondere, senza un movimento studentesco unificato con una genuina forza istituzionale, e senza organizzazioni femministe di ampia influenza capaci di tradurre la rabbia popolare in rivendicazioni sostenibili. Al posto di tutto ciò, decine di piccole organizzazioni in competizione con coordinamento limitato e ricorrenti conflitti organizzativi.

Gli ultimi decenni hanno assistito a cambiamenti fondamentali nel modo in cui le masse pensano e nei metodi attraverso cui si organizzano, cambiamenti che nessuna forza politica seria può permettersi di ignorare. La rivoluzione digitale ha ridisegnato la mappa del potere e dell’influenza, e ha consentito alle reti orizzontali e alle iniziative indipendenti di raggiungere una presenza di base ampia in tempi record.

I movimenti di protesta, dalle piazze dell’Iraq e della Regione del Kurdistan ai movimenti di giustizia sociale in tutto il mondo, hanno dimostrato che l’organizzazione orizzontale e flessibile è in grado di generare un’enorme energia mobilitatrice che le strutture rigidamente centralizzate non riescono ad eguagliare.

La vera unità nella pratica

Il cammino verso la vera unità nella pratica passa attraverso due vie complementari, nessuna delle quali può sussistere senza l’altra. 

Prima Via: il lavoro sindacale e di massa

La partecipazione collettiva nella costruzione di sindacati, federazioni e organizzazioni di massa progressiste, indipendenti e potenti che riuniscano tutti a prescindere dalle loro appartenenze intellettuali, nazionali, religiose o partitiche, attorno ai loro interessi comuni e alle loro rivendicazioni vitali. In seno a queste organizzazioni indipendenti, gli uomini e le donne di sinistra possono contribuire con il meglio di ciò che hanno: i valori della giustizia sociale, la solidarietà e la lotta per la dignità umana e l’uguaglianza.

Seconda Via: il lavoro politico e organizzativo

Il coordinamento e l’azione congiunta a livello partitico e politico attraverso diversificati quadri di alleanza, a livello nazionale o provinciale o intorno a rivendicazioni specifiche, come passi graduali verso la costruzione di un ampio quadro progressista di sinistra, unificato e a molteplici piattaforme, che comprenda tutte le forze di sinistra e progressiste accanto ai sindacati e alle organizzazioni operaie e di massa, sulla base dei punti di convergenza immediati. Cambiare la situazione in Iraq e nella Regione del Kurdistan richiede di mobilitare tutte quelle energie in un unico progetto coerente.

Questo è il significato dell’azione di massa genuina nella nostra era: servire i lavoratori manuali e intellettuali, costruire e unire il loro potere, partecipare al miglioramento delle loro vite e incarnare i valori della sinistra nella pratica quotidiana e non solo nel discorso politico. La forza genuina della sinistra non risiede unicamente nelle sue posizioni intellettuali e nelle sue posture politiche, bensì nella sua capacità di costruire istituzioni progressiste indipendenti di ampia influenza, radicate nella vita quotidiana delle persone e capaci di difendere i loro interessi e diritti, convertendo le loro energie sociali in una genuina forza di cambiamento che apra la strada all’alternativa socialista democratica.

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