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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

03/06/2026

La polemica della destra contro Zerocalcare può diventare un boomerang

Zerocalcare ha ragione nel contenuto quando rispedisce al mittente le accuse di complicità nello sfruttamento di animatori e lavoratori dell’audiovisivo arrivate dalla destra di Governo, ma sbaglia – in buonafede, ovviamente – nell’atteggiamento: altro che stare sulla difensiva, qua bisogna andare all’attacco di un potere politico (il governo Meloni) e di un potere economico (le grandi Majors del cinematografico, Netflix in testa) responsabili dello sfruttamento di migliaia di lavoratori e lavoratrici.

Paradossalmente la pretestuosa polemica di Gasparri e altri esponenti di Governo contro lo sfruttamento dei lavoratori e lavoratrici impiegati nella realizzazione della nuova serie di Netflix e Zerocalare – a cui ha risposto con un reel pubblicato il 2 giugno – può trasformarsi in un boomerang per Meloni & Co..

Non ci risulta infatti che ai “fascisti dentro” di Governo sia mai interessata la condizione dei lavoratori, tutt’altro: la vicenda più emblematica è quella del salario minimo, a cui la destra si è da sempre opposta, rivendicando al suo posto la contrattazione sindacale categoria per categoria.

Gli esiti disastrosi in termini contrattuali li abbiamo visti in questi anni, complice anche l’accondiscendenza dei sindacati concertativi che hanno fatto passare la qualunque (cioè: contratti vergognosi, alcuni rasentanti lo schiavismo) con giustificazioni “tattiche” che non reggono più.

La condizione odiosa che vivono questi lavoratori e lavoratrici è un fatto arcinoto che desta però solo “indignazione breve”, se non ci si organizza. Bene hanno fatto quelli che si sono organizzati con l’USB Cinema e coraggiosamente, lo scorso 6 maggio, fuori da Cinecittà hanno denunciato le loro condizioni vergognose durante la cerimonia del David di Donatello a Roma.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di svariati deputati dell’opposizione, ha fatto scalpore mediatico (ha “bucato lo schermo”, verrebbe da dire) ed è un ottimo esempio di come si può mettere al centro dei riflettori non solo le grandi star ma, una buona volta, la classe lavoratrice, con buona pace di tutti.

Forse questa nuova polemica può essere l’occasione per rivendicare una condizione migliore e un salario degno, molto al di sopra di “Due Spicci”, parafrasando la serie di Zerocalcare.

L’artista, d’altronde uno storico compagno del movimento romano, nel già citato Reel ha dato la sua disponibilità a partecipare a iniziative di denuncia dello sfruttamento: se veramente questo avvenisse e accettasse la sfida di farsi portavoce di una battaglia con i lavoratori – non solo contro il governo ma, inevitabilmente, contro Netflix, la casa produttrice del suo ultimo lavoro che non ci risulti spiccare per eticità nei confronti dei suoi dipendenti e dei diritti sul lavoro – farebbe qualcosa di stupefacente, che causerebbe mal di pancia a molti e lascerebbe a bocca aperta altrettanti.

Non vogliamo bypassare la valutazione sul valore culturale e politico dell’opera e sul ruolo degli artisti oggi che pure si è sollevato per questa e altre vicende, su cui anzi pensiamo sarebbe utile un giorno si aprisse il dibattito e ci riserviamo il diritto di futuri interventi.

Ma le chiacchiere stanno a zero quando al centro del dibattito ci sono i diritti di lavoratori e lavoratrici, su cui si può inserire una battaglia sindacale, politica e culturale in questa finestra di tempo aperta dall’odiosa polemica governativa.

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