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03/06/2026

USA - Aria da midterm: Trump fa liberare una funzionaria che manomise un server delle elezioni 2020

Tina Peters, ex funzionaria elettorale della contea di Mesa, in Colorado, diventata uno dei simboli del movimento trumpiano che negava i risultati elettorali delle elezioni presidenziali del 2020, è stata rilasciata lunedì 1° giugno dal penitenziario statale di La Vista. La sua scarcerazione arriva dopo una pesante e prolungata campagna di pressione politica esercitata dallo stesso presidente Donald Trump sul governatore democratico dello stato, Jared Polis.

Peters, 70 anni, era stata condannata nel 2024 a nove anni di prigione per aver consentito l’accesso non autorizzato ai server della Dominion Voting Systems, permettendo inoltre la copia di dati sensibili per dimostrare i presunti brogli con cui Biden avrebbe sconfitto il tycoon.

Peters diffuse poi online video, foto e password dei sistemi di voto del Colorado. Alla fine, una giuria l’ha giudicata colpevole di quattro reati, tra cui il tentativo di influenzare un pubblico ufficiale, cospirazione per sostituzione di persona e violazione dei doveri d’ufficio. Ma a metà maggio, dopo aver scontato meno di un quarto della sua condanna, la sua pena è stata commutata da Polis.

Il governatore si è trovato al centro di una dura campagna di pressione pubblica e istituzionale orchestrata da Trump, che non poteva concedere la grazia presidenziale a Peters, essendo i reati per cui era stata condannata di livello statale e non federale. The Donald non lo ha solo attaccato sui media, ma lo ha anche escluso dagli incontri formali alla Casa Bianca con gli altri governatori e ha minacciato ritorsioni economiche e logistiche per lo stato che amministra.

Polis ha difeso la scelta di commutare la pena di Peters affermando che 9 anni per i suoi crimini, per quanto gravi, erano un lasso di tempo sproporzionato. La decisione di Polis ha però sollevato un’ondata di polemiche, con critiche ricevute dal Procuratore Generale del Colorado, Phil Weiser, e dai senatori Democratici John Hickenlooper e Michael Bennet, candidato a succedere Polis.

Persino la sua Segretaria di Stato, Jena Griswold, ha detto che l’atto del governatore “invia un messaggio pericoloso in merito alla responsabilità di coloro che attaccano le elezioni”. Del resto, era proprio questo l’obiettivo di Trump. Griswold ha aggiunto: “la liberazione di Peters incoraggerà anche il movimento negazionista delle elezioni; da quando le è stata concessa la grazia, ha continuato a diffondere falsità e teorie del complotto sulle elezioni”.

Infatti, immediatamente dopo il suo rilascio, Peters è apparsa in un’intervista sul podcast di Steve Bannon, dove non solo non ha mostrato alcun segno di pentimento, ma ha rilanciato nuove accuse, sostenendo che i Democratici stiano già pianificando brogli per le imminenti elezioni midterm del 2026. Peters ha concluso l’intervista dicendo di aver già inviato una lettera di ringraziamento al presidente.

Visto il livello tragico dei consensi verso Trump, è chiaro che la Casa Bianca, impegnata non solo in un cambio di atteggiamento tanto in politica estera quanto in quella interna, ma in un vero e proprio tentativo di ridisegnare pesi e contrappesi del sistema istituzionale stelle-e-strisce, sta preparando il terreno per le votazioni di metà mandato, che potrebbero segnare il fallimento del nuovo establishment che sostiene l’attuale amministrazione dopo appena due anni. O una definitiva torsione autoritaria.

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