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11/06/2026

L’inaccettabile “normalità” della minaccia di guerra atomica

Il ministro della Difesa Crosetto e quello degli Esteri Tajani sono intervenuti davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Ma nella relazione di Crosetto, relativamente alla guerra in corso in Ucraina, c’è stato un passaggio che deve aver fatto scorrere un brivido lungo la schiena di chiunque lo abbia potuto ascoltare: “Sta tornando attuale la minaccia atomica che avevamo relegato ai libri di storia”.

Da quanto ci risulta, sembra che nessuno dei parlamentari delle Commissioni presenti – di maggioranza o di opposizione – abbia sentito l’esigenza di chiedere qualche chiarimento in merito.

L’affermazione è stata fatta quasi con non chalance all’interno di una relazione che faceva il quadro dei conflitti in corso e indicava gli impegni militari dell’Italia sui vari teatri di crisi, ma è evidente che non possa essere liquidata come un dettaglio tecnico di un quadro generale. 

Parlando della guerra in Ucraina, Crosetto l’ha definita come “un conflitto che da oltre quattro anni dal suo inizio continua a registrare livelli di violenza che l’Europa non conosceva dalla fine della Seconda guerra mondiale. E le ricadute sono molteplici, in particolare quelle finanziarie”.

“Un giorno l’Europa dovrà confrontarsi con gli effetti della guerra: finanziari, energetici, con il grande numero di ex combattenti da reintegrare, con la ricostruzione dell’Ucraina, Paese resiliente ma provato, e della stessa Russia” ha affermato il ministro della Difesa.

Ma anche la guerra in Iran, secondo Crosetto “ha assunto una dimensione più ampia”, e Teheran ha dimostrato di essere in grado di “condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo... Questo fa capire come le capacità militari e gli arsenali non sono esauriti”.

In questo quadro che vede almeno due grossi conflitti regionali in corso, è arrivato il via libera alla proroga di cinquanta missioni militari all’estero e all’avvio di due nuove missioni bilaterali, rispettivamente in Iraq e in Somalia. Sono già coinvolti almeno 7500 miliari, il contingente massimo può arrivare a 12mila unità, 37 assetti navali e 147 aerei. Con uno stanziamento previsto pari a circa 1,38 miliardi di euro, un po meno rispetto all’anno precedente.

Ma torniamo alle parole di Crosetto sul fatto che la guerra atomica è tornata di attualità. Cosa può aver spinto un ministro della Difesa ad una affermazione così impegnativa, anche se pronunciata quasi come uno “scenario normale”?

È evidente che sia la guerra in Ucraina che quella in Iran stiano assumendo per alcuni degli attori in campo il carattere di una “minaccia esistenziale”, cioè una minaccia alla propria stessa sopravvivenza come stato.

La Russia sta maturando questa percezione a causa dell’oltranzismo guerrafondaio dei governi europei, i quali non perdono occasione per mettersi di traverso su eventuali trattative e per alzare continuamente l’asticella dell’escalation.

Aver preteso nel vertice dei “volenterosi” a Londra che, in caso di armistizio tra Ucraina e Russia, le truppe europee debbano essere schierate sul territorio ucraino “a garanzia della tregua” è un tentativo evidente di mandare all’aria il tavolo, come del resto era già accaduto nel 2022 negli accordi di Istanbul che avrebbero potuto congelare già allora una guerra che si è invece trascinata per altri quattro anni.

Contestualmente le potenze europee del “formato Weimar”, che oltre a Germania e Francia include la Polonia e, a geometria variabile anche Italia, Gran Bretagna e Spagna, non nascondono l’ambizione di voler vedere la vera e propria disgregazione della Federazione Russa come scenario futuro.

Del resto questo è stato il senso delle operazioni tese a mettere le mani, tramite l’ipotesi di adesione alla Ue e alla Nato, sui “paesi di cintura” della Russia come la Georgia, la Moldova e ora l’Armenia. L’Ucraina è stato il caso più clamoroso e più sanguinoso di questo progetto dopo quello sulla Georgia.

L’atteggiamento bellicista dei governi europei e della Nato, riaffermato nel recente vertice di Londra dei “volenterosi”, inevitabilmente viene percepito dalla Russia come “minaccia esistenziale”, una minaccia che nelle dottrine di difesa ufficiali prevede e non esclude il ricorso alle armi nucleari.

Contestualmente, i governi e i principali mass media europei continuano a terrorizzare le proprie opinioni pubbliche – e a conformare su questo la propria politica militare ed estera – con la minaccia dell’invasione russa dell’Europa, talvolta con una imminenza, e altrettanto avventurismo, tesa a legittimare tutte le opzioni di fronte ad una “minaccia esistenziale per i nostri valori e i nostri modelli di vita”.

La razionalità e la realtà sul campo spiegano abbondantemente che la Russia non ha nè l’ambizione nè le possibilità materiali per farlo, ma la propaganda di guerra è esattamente la negazione della razionalità. Così si continua lo stesso ad alzare l’asticella dell’escalation.

Sul fronte Sud invece, c’è uno stato – Israele – che l’evocazione della “minaccia esistenziale” la ripete in continuazione, martellandolo sulla propria popolazione e nelle relazioni internazionali e la utilizza materialmente e sistematicamente nella sua dottrina della “guerra sui sette fronti”.

Israele è omertosa su questo aspetto, ma qui e lì il fattore rappresentato dal proprio arsenale nucleare viene evocato come estrema risorsa, ad esempio, contro quella che viene indicata come “minaccia esistenziale”, cioè l’Iran. E se le cose nella regione mediorientale continuano ad andare come stanno andando e ad Israele si consente ancora di giocare al “Cane Pazzo” (definizione di Moshè Dayan, ndr), questo scenario appare sempre meno remoto.

Anche qui, contestualmente, di fronte ad un nemico dotato di armi atomiche e della mentalità per usarle, è inevitabile che anche l’Iran cerchi di dotarsi di una deterrenza atomica, alimentando una rincorsa al riarmo.

Pensiamo che ben pochi si siano dimenticati la notte di angoscia passata solo due mesi fa, quando Trump lo scorso 7 aprile annunciava in un post che “Una intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non vorrei che ciò accadesse, ma probabilmente succederà”.

Dunque le parole di Crosetto sulla “minaccia atomica tornata d’attualità”, non possono passare come normale amministrazione, ma sono rivelatrici delle informazioni che circolano e delle discussioni in corso all’interno degli ambiti militari e dell’intelligence, anche di quelli italiani. E lo devono essere talmente spesso da far citare la minaccia atomica come un dettaglio quasi di routine in una relazione ufficiale presentata ai parlamentari da un ministro della Difesa.

Se i parlamentari membri delle Commissioni non stavano giocando con il cellulare mentre Crosetto parlava, forse è il caso di chiedere quanto prima spiegazioni più dettagliate al ministro su questo aspetto così inquietante. 

È drammaticamente evidente però che occorra aumentare e accelerare tutti gli sforzi possibili per fermare la macchina della guerra e sottrarre il nostro paese a questo piano inclinato.

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