Alla fine anche secondo l’ultimo Economic Outlook dell’Ocse, l’economia italiana crescerà solo dello 0,5% nel 2026, mentre “il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export”, frenando lo slancio legato all’aumento delle spese determinate dal PNRR. In pratica è la stessa valutazione sulla crescita dell’Italia fatta dalla Commissione europea.
L’Ocse, ha alzato la stima di un misero 0,1% rispetto a marzo (quando era dello 0,4) , mentre per il 2027, l’eventuale calo dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’incertezza, permetterebbe alla crescita di posizionarsi a +0,6%, ma anche in questo caso si tratta di una correzione al ribasso rispetto alla precedente stima del +0,7%.
Inoltre, secondo l’ultimo Economic Outlook pubblicato dall’Ocse, l’inflazione in Italia è destinata a salire al 3% entro il 2026. Questo aumento è attribuito principalmente allo shock energetico derivante dalla guerra all'Iran, che sta esercitando una pressione crescente sui prezzi al consumo.
Nel 2025, l’inflazione in Italia era prevista all’1,6%, ma le nuove stime indicano un cambiamento di rotta, con un incremento che porterà l’inflazione al 3% l’anno successivo.
Dopo il calo registrato ad aprile, per il mese di maggio le quotazioni all’ingrosso del gas sono rimaste pressoché invariate e la spesa totale di una famiglie tipo è aumentata dello 0,9% rispetto al mese precedente. A comunicarlo in questo caso è l’Arera (organismo di tutela sui prezzi energetici) nel suo consueto aggiornamento.
Pertanto, per i 2,3 milioni circa di utenti ancora “salvaguardati” nel Servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas è pari a 46,89 euro al Megawattora. Per il mese di maggio 2026, il prezzo di riferimento del gas per il nuovo cliente tipo (ovvero la famiglia tipo ha consumi medi di gas di 1.100 metri cubi annui) è stata pari a 122,15 centesimi di euro per metro cubo.
Di fronte a questa nuova mazzata per il potere d’acquisto di salari e pensioni, l’Ocse si premura di sottolineare che “assicurare che le misure di contenimento dei prezzi dell’energia siano temporanee e limitate a famiglie e imprese vulnerabili limiterà l’impatto dello shock contenendo i costi fiscali”.
Ma su questo è arrivata la decisione della Commissione europea che, di fatto, non accoglie la richiesta di Meloni di allargare ai prezzi energetici la clausola di salvaguardia nazionale, una misura straordinaria introdotta lo scorso anno per escludere le spese per la difesa dal quadro dei vincoli di bilancio dell’UE. La deroga consente solo di finanziare investimenti “green” nel settore degli impianti energetici ma non di congelare le accise sui prezzi dei carburanti, ragione per cui da domenica 7 giugno i prezzi alla pompa non saranno più “calmierati”.
Le raccomandazioni della Commissione indicherebbero che una certa flessibilità sarebbe possibile, ma solo per sostenere le famiglie vulnerabili e i settori più esposti, e non attraverso sussidi generalizzati per il resto delle famiglie né per le imprese.
Questa posizione della Commissione europea del resto è allineata con quella del FMI, il quale la scorsa settimana aveva affermato che “la recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina per attenuare l’impatto dello shock dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili”.
Il costo stimato di queste misure è di circa lo 0,1% del PIL nel 2026, ma potrebbe salire allo 0,3% se rimanessero in vigore fino a fine anno. Ma per i tecnocrati di Ocse, Fmi e Commissione europea, tali preoccupazioni non devono manifestarsi se si portano le spese militari al 5% del Pil, con un incremento nel tempo di ben il 3% rispetto alla spesa pubblica attuale.
L’Italia del resto continua a registrare anche i costi energetici più alti d’Europa, soprattutto per i costi fissi (tasse, le imposte e i servizi) che vengono caricati su ogni bolletta, indipendentemente dai consumi reali. Risultato: le bollette sono raddoppiate rispetto a quattro anni fa ma salari e pensioni restano al palo e ben sotto sia l’inflazione programmata che quella reale.
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