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14/03/2026

Il nuovo regolamento UE sui rimpatri prepara l’ICE europea

All’inizio di questa settimana la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento Europeo ha dato via libera alla nuova proposta del Regolamento Rimpatri, che dopo un breve passaggio in plenaria diventerà oggetto di trattative del trilogo, cioè di Strasburgo con Consiglio e Commissione Europei.

L’obiettivo dichiarato dalla Commissione, che ha presentato il testo ormai un anno fa, è quello di creare un sistema comune sul tema tra tutti i membri UE, e rendere le espulsioni dei migranti irregolari più rapide ed efficaci. Tuttavia, per le organizzazioni umanitarie e gli esperti delle Nazioni Unite, il progetto profuma di “modello americano”, evocando le controverse pratiche dell’ICE statunitense.

Il cuore della riforma risiede in una netta stretta sulle procedure. Tra le misure più contestate figurano i cosiddetti “hub di rimpatrio”: centri di espulsione situati al di fuori del territorio dell’Unione, dove i richiedenti asilo respinti verrebbero trasferiti in attesa del volo di ritorno.

A questo si aggiunge la possibilità di trattenere i migranti fino a due anni, qualora le autorità lo ritengano necessario per garantire l’esecuzione del provvedimento. Significa, dunque, un ampliamento sproporzionato dei poteri di polizia, e un salto di qualità nel modello securitario di gestione dei confini che è diventato ormai un tratto distintivo delle politiche di Bruxelles, per le quali Roma (col centrosinistra e col centrodestra) è stata l’avanguardia.

Oltre alla militarizzazione promossa tramite Frontex, che più volte è stata accusata di aver sostanzialmente partecipato a respingimenti illegali, tale modello si è fondato sull’esternalizzazione degli ingressi, affidata a milizie e trafficanti di esseri umani che usano il lager come strumento base di gestione dei flussi. Pagando “modiche” cifre, la UE si è assicurata di poter usufruire di manodopera a basso costo, senza dover mantenere direttamente sul proprio territorio la questione sociale di tante persone in cerca di un futuro.

Ora, questo sistema fa un salto di qualità ulteriore. All’inizio di febbraio, circa settanta ONG hanno sottoscritto un appello per denunciare il rischio che il nuovo regolamento apra a perquisizioni in abitazioni private (anche senza mandato giudiziario in alcuni contesti), a raid della polizia in spazi pubblici, uffici e rifugi umanitari, all’utilizzo massiccio di tecnologie di sorveglianza e identificazione biometrica e, infine, persino alla profilazione razziale, basata sull’aspetto fisico, sulla lingua e sulla religione.

In sostanza, viene data una cornice legale a un metodo di gestione del tema migratorio che è molto simile alla prassi di azione dell’ICE, negli Stati Uniti. In questo modo, viene poi ristretto il diritto al ricorso per migranti e richiedenti asilo, tutelando ulteriormente le decisioni delle autorità europee, in un quadro di forte criminalizzazione dei flussi migratori.

La Commissione Europea respinge fermamente il paragone con l’agenzia federale statunitense. Un portavoce ha chiarito a Euronews che la proposta non prevede l’obbligo per i servizi pubblici di denunciare i migranti, né autorizza irruzioni indiscriminate. “Il testo è pienamente compatibile con i diritti fondamentali”, assicurano da Bruxelles, sottolineando la presenza di forti garanzie per i rimpatriandi.

Ma diverse voci autorevoli la pensano in maniera opposta. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha espresso riserve su questa riforma, e anche 16 tra relatori speciali, esperti indipendenti e gruppi di lavoro delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera congiunta all’UE, avvertendo che il regolamento potrebbe minare i diritti umani fondamentali e isolare ulteriormente le comunità vulnerabili.

Del resto, sono state modificate le norme sui paesi d’origine o terzi considerati sicuri, proprio per facilitare le espulsioni, anche nei casi in cui il diritto alla protezione internazionale andrebbe garantito. In generale, i regolamenti che costituiscono il nuovo Patto su migrazione e asilo hanno portato alla costruzione di un muro giuridico per tenere migranti e richiedenti asilo alle frontiere dell’UE, facilitando la loro espulsione sbrigativa.

Il “modello Ruanda” inaugurato da Boris Johnson, o quello dell’ICE trumpiana (ma a cui ha dato avvio il “democratico” Obama) sono stati largamente criticati, anche da esponenti UE. Ora si rivela la natura totalmente propagandistica delle critiche, mentre si cerca di far passare in silenzio provvedimenti che delineano condizioni persino peggiori. Il tutto, pronti a gestire gli ingressi tramite criminali, a seconda delle necessità di profitto del capitale su base continentale.

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