Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

14/03/2026

Istat: la guerra contro l'Iran preannuncia la contrazione dell'economia globale

La nota sull’andamento dell’economia italiana, appena pubblicata dall’Istat, non può fare a meno di ragionare sul futuro dell’economia globale, in virtù degli effetti dell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran. Mentre il PIL italiano, nell’ultimo trimestre del 2025, segna aumenti irrisori (lo 0,3%), l’impennata dei prezzi del petrolio e la frenata della produzione industriale accendono i riflettori su un 2026 che si preannuncia a dir poco complesso.

La crisi dello Stretto di Hormuz sta innescando uno shock dal lato dell’offerta energetica, “con potenziali effetti sistemici su crescita, occupazione e inflazione”. Per la prima volta dal 2022, le quotazioni del Brent hanno superato i 100 dollari al barile nei primi giorni di marzo 2026, trascinando al rialzo anche il prezzo del gas naturale. L’istituto di statistica, dunque, prevede tendenza al ribasso dell’economia mondiale per il 2026.

In questo scenario, il pericolo è che ciò diventi un vero e proprio disastro per l’industria italiana, in crisi strutturale già da tempo. La produzione industriale ha registrato a gennaio il secondo calo congiunturale consecutivo (-0,6%), penalizzata soprattutto dai beni strumentali e di consumo. Solo il comparto energia (+4,5%) mostra segni di vitalità, riflettendo però più le tensioni sui prezzi che un reale aumento dei volumi produttivi.

A livello internazionale, il 2025 ha visto gli scambi di merci crescere del 4,4%. Un dato sostenuto in parte dal cosiddetto frontloading: le imprese hanno anticipato gli acquisti all’estero per proteggersi dai rincari delle tariffe imposte dagli Stati Uniti. Tuttavia, il peggioramento del clima geopolitico sta già intaccando la fiducia.

L’Economic Sentiment Indicator (ESI) della Commissione Europea ha segnato a febbraio una decisa flessione (-1,0 punti). Il calo è stato particolarmente marcato proprio in Francia e in Italia, a causa di una forte perdita di fiducia nel settore dei servizi, mentre il commercio al dettaglio è l’unico comparto a mantenere un trend positivo.

A febbraio, l’inflazione in Italia (indice IPCA) è salita all’1,6%. Un dato che si mantiene ancora sotto la media dell’area euro, ma se le tensioni sui mercati energetici dovessero continuare, allora c’è il pericolo che si venga a formare una nuova spirale inflattiva, con i salari che rimarranno ancora al palo. Il tasso di inattività italiano è ancora superiore alla media UE e ai valori dei principali paesi europei, e non c’è misura in vista che punti a migliorare le condizioni dei lavoratori.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento