Il Tribunale per le controversie elettorali (TCE) dell’Ecuador ha ufficialmente sospeso per nove mesi Rivoluzione Cittadina, la formazione guidata dall’ex presidente Rafael Correa. L’accusa è quella di aver ricevuto “fondi illegali” dal Venezuela, per finanziare la campagna presidenziale di Luisa Gonzalez, poi persa contro l’attuale presidente Daniel Noboa nel 2023.
Il caso è nato dall’inchiesta denominata “Caja Chica”, sollevata dal procuratore generale ad interim Carlos Alarcón. Il caso poggia in gran parte sulle dichiarazioni di Santiago Díaz, ex responsabile della campagna di Correa ed ex deputato, figura però aspramente contestata dai progressisti.
Díaz, espulso dal partito dopo un’accusa di violenza su minore, ha sostenuto di aver trasferito denaro da Caracas su ordine di Correa, pur senza fornire alcuna prova documentale. Per l’ex presidente Correa, si tratta di un chiaro atto di persecuzione politica volto a screditare il movimento in vista delle prossime scadenze elettorali. Mancano tre anni alle presidenziali, ma la sospensione potrebbe impedire la partecipazione a scadenze locali.
Con uno sguardo più ampio, l’attacco di Noboa al partito di Correa deve essere inteso come un tassello dell’aggressione imperialista che gli Stati Uniti stanno perpetrando contro il “socialismo del XXI secolo” dell’America Latina: prima il Venezuela bolivariano, poi l’assedio di Cuba, e ora l’Ecuador, in attesa delle presidenziali colombiane.
Noboa ha consolidato un’alleanza strategica con l’amministrazione statunitense di Donald Trump, puntando tutto su misure economiche antipopolari, gestite attraverso un’agenda di ferro sul lato della dialettica politica interna, giustificata ancora una volta con la lotta al “narcotraffico”.
Carta usata strumentalmente e tradizionalmente dagli Stati Uniti nella proiezione del proprio controllo sull’America Latina, la questione del traffico di droga è stata usata anche da Noboa stesso per imporre dazi alle merci colombiane, dal primo febbraio scorso. Bogotà ha risposto in maniera speculare.
Proprio domani, il 15 marzo, prenderanno il via una serie di operazioni militari congiunte con gli USA, un passo che sta sollevando non poche polemiche interne. Questo perché, appena qualche mese fa, un referendum ha bocciato la presenza di basi militari stelle-e-strisce su suolo nazionale, mentre Noboa sta procedendo spedito verso una cooperazione militare sempre più stretta con Washington.
I sostenitori di Correa denunciano una deriva autoritaria pericolosa, in cui l’attuale presidente usa il potere giudiziario per fare tabula rasa delle opposizioni. Ed è paradossale che la coalizione di governo, guidata da Azione Democratica Nazionale, rivendichi la necessità di ripulire le istituzioni dalle influenze straniere e condotte “anti-nazionali”, mentre si piega all’establishment statunitense.
Qui di seguito il comunicato di Rivoluzione Cittadina.
Il caso è nato dall’inchiesta denominata “Caja Chica”, sollevata dal procuratore generale ad interim Carlos Alarcón. Il caso poggia in gran parte sulle dichiarazioni di Santiago Díaz, ex responsabile della campagna di Correa ed ex deputato, figura però aspramente contestata dai progressisti.
Díaz, espulso dal partito dopo un’accusa di violenza su minore, ha sostenuto di aver trasferito denaro da Caracas su ordine di Correa, pur senza fornire alcuna prova documentale. Per l’ex presidente Correa, si tratta di un chiaro atto di persecuzione politica volto a screditare il movimento in vista delle prossime scadenze elettorali. Mancano tre anni alle presidenziali, ma la sospensione potrebbe impedire la partecipazione a scadenze locali.
Con uno sguardo più ampio, l’attacco di Noboa al partito di Correa deve essere inteso come un tassello dell’aggressione imperialista che gli Stati Uniti stanno perpetrando contro il “socialismo del XXI secolo” dell’America Latina: prima il Venezuela bolivariano, poi l’assedio di Cuba, e ora l’Ecuador, in attesa delle presidenziali colombiane.
Noboa ha consolidato un’alleanza strategica con l’amministrazione statunitense di Donald Trump, puntando tutto su misure economiche antipopolari, gestite attraverso un’agenda di ferro sul lato della dialettica politica interna, giustificata ancora una volta con la lotta al “narcotraffico”.
Carta usata strumentalmente e tradizionalmente dagli Stati Uniti nella proiezione del proprio controllo sull’America Latina, la questione del traffico di droga è stata usata anche da Noboa stesso per imporre dazi alle merci colombiane, dal primo febbraio scorso. Bogotà ha risposto in maniera speculare.
Proprio domani, il 15 marzo, prenderanno il via una serie di operazioni militari congiunte con gli USA, un passo che sta sollevando non poche polemiche interne. Questo perché, appena qualche mese fa, un referendum ha bocciato la presenza di basi militari stelle-e-strisce su suolo nazionale, mentre Noboa sta procedendo spedito verso una cooperazione militare sempre più stretta con Washington.
I sostenitori di Correa denunciano una deriva autoritaria pericolosa, in cui l’attuale presidente usa il potere giudiziario per fare tabula rasa delle opposizioni. Ed è paradossale che la coalizione di governo, guidata da Azione Democratica Nazionale, rivendichi la necessità di ripulire le istituzioni dalle influenze straniere e condotte “anti-nazionali”, mentre si piega all’establishment statunitense.
Qui di seguito il comunicato di Rivoluzione Cittadina.
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L’Ecuador sta attraversando uno dei momenti più bui della sua democrazia
L’Ecuador sta attraversando uno dei momenti più bui della sua democrazia
Un giudice del Tribunale Elettorale intende sospendere la Rivoluzione Cittadina per nove mesi, su richiesta della Procura, dimostrando ancora una volta la sua intenzione di mettere a tacere la principale forza di opposizione del Paese, che rappresenta milioni di ecuadoriani.
L’intento è chiaro: impedirci di partecipare con il nostro voto alle prossime elezioni locali, poiché il periodo di sospensione che intendono imporre coincide con il processo di registrazione dei candidati. Qualcuno dubita ancora che viviamo in una dittatura? Nessun giornalista, accademico, politico o attivista sociale che si dichiari difensore della democrazia può rimanere in silenzio di fronte a una simile aberrazione giudiziaria.
Quando il potere usa il sistema giudiziario per eliminare l’opposizione, ciò che è in gioco non è più un movimento politico: è la democrazia stessa. Oggi cercano di mettere a tacere noi; domani potrebbe toccare a chiunque osi alzare la voce. Oggi hanno persino usato carri armati e forze militari per intimidire la gente comune a Quito, mentre il Paese sanguina ogni giorno a causa dell’insicurezza.
Ma nessuno si illuda: la Rivoluzione Cittadina non si arrenderà. Intraprenderemo tutte le azioni legali e democratiche necessarie per difendere i nostri diritti e quelli di milioni di ecuadoriani. La nostra forza più grande non risiede nei tribunali controllati da chi detiene il potere, ma nella coscienza di un popolo che comprende ogni giorno meglio ciò che sta accadendo. Qui continuerete a trovarci, fermi e dignitosi.
Siamo milioni. Siamo il seme. Siamo la resistenza.
Quito, 6 marzo 2026.
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